Vertenza
16 Aprile 2026 19:46:00
Sospiro di sollievo per i dipendenti delle sedi Konecta di Asti e Ivrea. In occasione dell'incontro svoltosi oggi (giovedì) nella sede dell'Unione industriale di Ivrea, infatti, i vertici della sede italiana della multinazionale, specializzata nei servizi alla clientela (call center), hanno annunciato che non accorperanno le sedi di Asti, Ivrea e Torino nel capoluogo regionale. Una intenzione, questa, che era stata inserita nel piano industriale presentato lo scorso dicembre, contro cui si era avviata una mobilitazione che aveva coinvolto lavoratori, sindacati, amministrazioni, diversi politici e i vescovi di Asti e Ivrea. Mobilitazione che aveva portato anche allo sciopero e all'apertura di un tavolo di confronto tra sindacati e azienda avviato nella sede della Regione Piemonte.
A dare la notizia le segreterie regionali dei sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, che hanno preso parte all'incontro insieme alle Rsu delle tre sedi.
"L'incontro di oggi - spiegano i sindacati - si colloca al termine della procedura di esodo incentivato promossa dall'azienda che ha visto l'uscita di 213 lavoratori, di cui 200 operatori e 13 figure di staff (93 su Asti, 107 su Ivrea e 13 su Torino). A fronte di queste uscite l'azienda ha dichiarato di poter rivedere le logiche di gestione del piano industriale presentato lo scorso dicembre, togliendo dal tavolo il tema dell'accorpamento delle tre sedi".
"Nella rappresentazione aziendale persistono, comunque, criticità relative alle attività documentali e di backoffice non telefonico che richiedono discussioni e interventi specifici. Temi di cui discuteremo nell'incontro che sarà convocato nella prima metà di maggio, a seguito del quale saranno organizzate le assemblee sindacali con tutti lavoratori delle tre sedi piemontesi".
PRIMO COMMENTO "A CALDO"
Commento "a caldo" da parte di Carmela Pagnotta, Rsu Slc Cgil.
"Sicuramente il fatto che le sedi di Asti ei Ivrea rimarranno aperte è un' ottima notizia che rasserena gli animi - afferma - ma non bisogna nascondere il fatto che ora va affrontata la crisi del settore, dovuta anche all'impatto dell'intelligenza artificiale. Basti considerare che le situazioni di difficoltà conclamate del settore impattano, al momento, circa tremila lavoratori, che però, nel corso dell’anno, potrebbero raggiungere quota 15mila addetti. Per questo ieri le segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno chiesto ai Ministeri competenti (Lavoro e Imprese) un tavolo di crisi complessivo per il settore Crm-Bpo (call center), così da individuare le opportune soluzioni per scongiurare un impatto occupazionale senza precedenti".
LA RICHIESTA AI MINISTERI
Nel documento inviato ai Ministeri del Lavoro e delle Imprese, i sindacati scattano una fotografia del settore.
"Le problematiche che stanno emergendo in tutta la loro drammaticità, e che come sindacato confederale denunciamo inascoltati da anni - scrivono - non possono essere affrontate semplicemente vertenza per vertenza, con i pochi strumenti messi a disposizione dalla normativa vigente. Il comparto, ormai da anni, sopravvive ai margini del settore Telecomunicazioni, affrontando continue riduzioni sul costo del lavoro, a causa di una competizione concentrata esclusivamente sulla riduzione delle tariffe. Una guerra scellerata, che troppo spesso vede coinvolte anche committenze con lo Stato presente nell’azionariato, se non addirittura proprio stazioni appaltanti interamente pubbliche, che incentrano sul massimo ribasso le gare, scaricando sui lavoratori gli effetti dei processi di automazione derivanti dalla rivoluzione digitale in atto".
"Ai problemi atavici del settore - continuano - si sta sempre di più realizzando una graduale, ma consistente, sostituzione delle persone con automi, algoritmi, intelligenza artificiale, frutto di un processo di automazione deregolamentato poco incline alla responsabilità sociale. Consapevoli che non si può fermare il processo di digitalizzazione in atto, è comunque necessario individuare soluzioni per difendere i perimetri occupazionali, in un comparto che oramai conta poco più di 35mila persone".
Edicola Digitale
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
Direttore Fulvio Lavina
f.lavina@lanuovaprovincia.it
Società editrice Editrice OMNIA S.r.l.
via Monsignor Rossi 3 -14100 Asti
P.Iva 00080200058