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Manifestazione

Anche gli agricoltori autonomi astigiani a Milano per protestare contro il Mercosur

Sono gli stessi che erano scesi in piazza con i trattori due anni fa. Tutti i motivi del loro "no" all'accordo europeo

Protesta degli agricoltori con i trattori in piazza ad Asti

Due anni fa erano scesi in piazza e con i loro trattori avevano alzato forte la voce dell'agricoltura locale "schiacciata" da decisioni europee ritenute sconsiderate e pesantemente negative per le piccole e medie aziende. Da quell'esperienza era nata l'associazione Agricoltori Autonomi Italiani che, due anni dopo, sono tra i promotori della manifestazione organizzata a Milano, in piazza Duca d'Aosta per venerdì 9 gennaio.

Chiaro e argomentato il motivo di questo ritorno sulle piazze: il "no" all'accordo Mercosur, l'accordo commerciale di libero scambio (anche e soprattutto di prodotti agricoli) tra l'Unione Europea e il blocco sudamericano comprendente Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. 

«Un accordo  che avrà un impatto negativo importante sui redditi agricoli, sulla qualità e sicurezza degli alimenti - scrivono gli Agricoltori Autonomi -  Torneremo a chiedere con forza il giusto prezzo per i prodotti agricoli, o meglio il giusto reddito per le nostre aziende; solo prezzi che coprano i costi di produzione assieme a una equa ripartizione della pac possono garantire il reddito agli agricoltori e un giusto prezzo per i consumatori. E’ sempre più evidente l’aumento della forbice tra prezzo pagato

all’agricoltore, sempre più basso, e prezzo pagato dal consumatore, sempre più alto; questo sta impoverendo noi agricoltori, la società e i territori. Abbiamo scelto Milano come simbolo di contraddizione, motore produttivo del paese, capitale economica e finanziaria d’Italia, ma anche città dove si vedono migliaia di persone fare la coda alle mense sociali o davanti ad associazioni come Pane Quotidiano».

Un aspetto, quello di una sacca sempre più vasta di persone che non hanno accesso neppure ai beni di prima necessità, che ha spinto i manifestanti a raccogliere alimenti da donare alle associazioni e alle mense che garantiscono pasti e aiuti gratuiti ai bisognosi.

«La situazione dopo due anni di mobilitazione è peggiorata. Nonostante il nostro ministro non perda occasione per ribadire che va tutto bene anzi a gonfie vele, il mercato dei cereali è sempre in crisi cronica con prezzi che non coprono i costi di produzione (pubblicati da ismea), il comparto vitivinicolo non sta attraversando un bel periodo che ha portato in alcune zone a
piazzare il prodotto a prezzi del 50-60% più bassi, per le nocciole è crisi nera a causa della progressiva riduzione della produzione per problemi climatici e sanitari e anche il riso ha visto i prezzi quasi dimezzati e vendite azzerate a causa di importazione selvaggia. La crisi più grave - proseguono gli agricoltori -  la sta vivendo l’allevamento per la produzione di latte soprattutto per la rapidità con cui è sceso il prezzo da 70 a meno di 50 cent/litro che ha portato alla disdetta di numerosi
contratti e alla contingentazione delle produzioni con il rischio che il latte non venga ritirato.
L’unico settore che sta attraversando un periodo positivo è l’allevamento di bovini da carne, in particolare quello delle vacche nutrici, che però arriva da un lungo periodo di sofferenza e su cui incombe la ratifica del Mercosur e la paura di una repentina inversione del mercato come è avvenuto per il latte».

 

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