Manifestazione
08 Gennaio 2026 07:06:00
Due anni fa erano scesi in piazza e con i loro trattori avevano alzato forte la voce dell'agricoltura locale "schiacciata" da decisioni europee ritenute sconsiderate e pesantemente negative per le piccole e medie aziende. Da quell'esperienza era nata l'associazione Agricoltori Autonomi Italiani che, due anni dopo, sono tra i promotori della manifestazione organizzata a Milano, in piazza Duca d'Aosta per venerdì 9 gennaio.
Chiaro e argomentato il motivo di questo ritorno sulle piazze: il "no" all'accordo Mercosur, l'accordo commerciale di libero scambio (anche e soprattutto di prodotti agricoli) tra l'Unione Europea e il blocco sudamericano comprendente Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay.
«Un accordo che avrà un impatto negativo importante sui redditi agricoli, sulla qualità e sicurezza degli alimenti - scrivono gli Agricoltori Autonomi - Torneremo a chiedere con forza il giusto prezzo per i prodotti agricoli, o meglio il giusto reddito per le nostre aziende; solo prezzi che coprano i costi di produzione assieme a una equa ripartizione della pac possono garantire il reddito agli agricoltori e un giusto prezzo per i consumatori. E’ sempre più evidente l’aumento della forbice tra prezzo pagato
Un aspetto, quello di una sacca sempre più vasta di persone che non hanno accesso neppure ai beni di prima necessità, che ha spinto i manifestanti a raccogliere alimenti da donare alle associazioni e alle mense che garantiscono pasti e aiuti gratuiti ai bisognosi.
«La situazione dopo due anni di mobilitazione è peggiorata. Nonostante il nostro ministro non perda occasione per ribadire che va tutto bene anzi a gonfie vele, il mercato dei cereali è sempre in crisi cronica con prezzi che non coprono i costi di produzione (pubblicati da ismea), il comparto vitivinicolo non sta attraversando un bel periodo che ha portato in alcune zone a
piazzare il prodotto a prezzi del 50-60% più bassi, per le nocciole è crisi nera a causa della progressiva riduzione della produzione per problemi climatici e sanitari e anche il riso ha visto i prezzi quasi dimezzati e vendite azzerate a causa di importazione selvaggia. La crisi più grave - proseguono gli agricoltori - la sta vivendo l’allevamento per la produzione di latte soprattutto per la rapidità con cui è sceso il prezzo da 70 a meno di 50 cent/litro che ha portato alla disdetta di numerosi
contratti e alla contingentazione delle produzioni con il rischio che il latte non venga ritirato.
L’unico settore che sta attraversando un periodo positivo è l’allevamento di bovini da carne, in particolare quello delle vacche nutrici, che però arriva da un lungo periodo di sofferenza e su cui incombe la ratifica del Mercosur e la paura di una repentina inversione del mercato come è avvenuto per il latte».
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
Direttore Fulvio Lavina
f.lavina@lanuovaprovincia.it
Società editrice Editrice OMNIA S.r.l.
via Monsignor Rossi 3 -14100 Asti
P.Iva 00080200058