Intervista
11 Gennaio 2026 12:45:01
Dopo 35 anni passati al Servizio dipendenze dell’Asl di Asti ed averne assunto la guida dopo il pensionamento del dottor Ruschena, il dottor Paolo Sandrone è andato in pensione dal primo gennaio. A buona ragione si può definire la “memoria storica” di quell’approdo che è il SerD (un tempo Sert) di via Baracca, dove medici, infermieri e specialisti ogni giorno navigano in mezzo a molti di quei 1020 utenti in carico. Ognuno con la sua personalissima storia e la sua personalissima dipendenza.
Il dottor Sandrone è arrivato all’allora Sert nel 1991, appena un anno dopo la sua istituzione per far fronte “all’emergenza eroina” che si portava dietro, a causa dell’uso comune di siringhe per iniettarsela, anche “l’emergenza Aids”. Erano gli anni in cui la dipendenza da eroina veniva contrastata con la somministrazione di metadone, oggi diventata una terapia sostitutiva che ha salvato molte vite.

Sono cambiate insieme alla società. E insieme alle associazioni malavitose che vivono e prosperano sulle dipendenze. Prendiamo ad esempio la cocaina. Quando io sono arrivato, era una droga per ricchi. Al servizio non arrivava nessun cocainomane. Solo eroinomani e alcolisti. I grandi cartelli della droga, ad un certo punto, hanno deciso di abbassare il costo della cocaina dando così inizio ad una diffusione capillare di questa sostanza stupefacente. Poi negli anni sono arrivati altri cambiamenti. La liberalizzazione del gioco ha portato ad un’impennata di ludopatici. Alle iniziali dipendenze da alcol ed eroina si sono aggiunti ancora quelle da tabacco e da internet.
Sì, secondo dati Ires, dal 2015 al 2024, gli utenti in trattamento sono passati da 870 a 1020. Con passaggi molto più elevati, perché non tutte le persone che si presentano a noi (l’accesso è libero e gratuito, senza impegnative e con esenzioni ticket per chi è in carico n.d.r.) poi non intraprendono i trattamenti. Ma il trend di accesso è decisamente in crescita. A fronte di un incremento di utenti, però, sono diminuiti sensibilmente i medici assegnati: siamo passati dai 7 specialisti degli Anni Novanta agli attuali 2, tenendo conto della mia uscita per pensionamento. Abbiamo anche un gruppo di lavoro in carcere, con figure soprattutto psicosociali. In passato il 30-40% dei detenuti erano dipendenti da eroina e ci trovavamo ad affrontare soprattutto crisi di astinenza. Oggi, che il carcere di Asti è stato trasformato in Casa di reclusione con detenuti che devono scontare lunghe pene, la dipendenza è prevalentemente quella da cocaina e quando si avvicinano al fine pena, ci occupiamo di certificare la loro condizione per accedere a comunità specializzate nella disintossicazione in vista di un reinserimento nella società.

In modo molto sintetico posso affermare che è in deciso calo la percentuale di assuntori di eroina. In aumento il trend di chi si rivolge ad oppiacei da prescrizione, come ossicodone e fentanili. Il mondo dei cocainomani si sta orientando sempre più verso il consumo del crack. Aumenta anche il trend degli alcolisti.
Anche qui numeri in aumento. Da qualche anno abbiamo un ambulatorio sul tabagismo attivo in ospedale per la somministrazione di un farmaco galenico prodotto in collaborazione con la farmacia ospedaliera il cui principio attivo, la citisina, si estrae dal maggiociondolo e sta dando ottimi risultati.
Da noi arrivano soprattutto quelli in età adulta, spesso inviati dai reparti di Pneumologia e Cardiologia in seguito a problemi seri causati dal fumo. Sul fronte più generale, il trend di nuovi fumatori è in calo, ma è in aumento fra giovani e giovanissimi. Sono in aumento le fumatrici donne. E sicuramente ha influito l’appeal delle nuove modalità di fumo, come le sigarette elettroniche. Il Covid, poi, ha peggiorato tutto.
Dopo il lockdown abbiamo visto arrivare giovani e anche minorenni consumatori di sostanze eccitanti come crack che, fumato, è molto più devastante della cocaina e di altre sostanze psicoattive. Su una “base” diffusa di consumo abituale di spinelli e alcol. L’abbandono della somministrazione tramite siringa della droga, poi, viene percepito dai giovani come una forma di droga più “pulita”, più “accettabile” dalla società, con assunzioni fatte a solo scopo di divertimento o per stare al passo con una società sempre più competitiva. Tutto questo abbassa la percezione della pericolosità delle sostanze stupefacenti portando ad una loro diffusione e ad un notevole ritardo nella richiesta di aiuto al servizio.
Ci sono molte più problematiche psichiatriche nelle nuove dipendenze. O perché prodotte direttamente dall’uso di sostanze o perché lo stesso uso va ad innestarsi su fragilità preesistenti. Dunque sempre più persone arrivano alle droghe per autocurarsi da un malessere esistenziale che non riescono ad affrontare in altro modo. Rivolgendosi anche ad un mercato clandestino di psicofarmaci e sostanze che, grazie ad internet, si possono acquistare anche on line.
I numeri di chi si rivolge a noi sono ancora piccoli. Qualcuno viene volontariamente ma tanti sono accompagnati dalla famiglia. Posso fare due casi. Il primo è quello di un ragazzo che vive in un paese, con una situazione che sfiora l’hikikomori (condizione di ritiro sociale estremo dove una persona per mesi non esce dalla sua camera rifiutando ogni contatto esterno n.d.r.) cui aggiunge anche la dipendenza da alcol. La sua giornata la dedicava interamente a navigare on line. Il secondo caso è quello di un giovane laureato che già lavorava a computer in smart working e non smetteva mai neppure quando finiva l’orario di lavoro. Con bioritmi completamente sfasati e anche lui alcolista.
Anche ad Asti ci sono stati casi di una nuova dipendenza di matrice americana, la chemsex?
Pochi ma qualche caso si è già affacciato. Riguarda soprattutto uomini che fanno sesso con altri uomini e che usano sostanze come cocaina, crack e ketamina per potenziare le prestazioni.
L’Oms definisce la dipendenza una patologia cronica ad andamento recidivante. Questo significa che ci possono essere dei periodi di benessere anche lunghi diversi anni e periodi di ricaduta. Io ne ho conosciute di persone che hanno ripreso in mano la loro vita, hanno ripreso a lavorare, si sono sposate e hanno avuto figli senza tornare alla dipendenza. Ma sono davvero pochissime. E’ pur vero, però, che in molti altri casi ci sono stati periodi lunghi di benessere e le ricadute sono state poche e più brevi. Ma il rischio di recidiva è sempre presente.
Lascio uno staff compatto di altissima competenza dove tutti gli operatori sono animati da una grandissima motivazione e passione per il loro lavoro. Noi ci occupiamo di patologie croniche e spesso seguiamo i pazienti per tantissimi anni, arrivando a conoscerli molto profondamente. Loro, i loro genitori, mogli, figli.

Quello che ho iniziato a seguire quando ancora era minorenne. Oggi è un adulto, è ancora un utente del servizio ma è stabilizzato. Riesce a gestirsi, vive da solo, è lontano dai guai legati alla sua dipendenza, fa qualche lavoretto.
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
Direttore Fulvio Lavina
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