Interrogazione a Nordio
15 Gennaio 2026 16:47:04
Non solo fronte strettamente giudiziario sulla morte di Christian Guercio, 38 anni, suicida in una cella del carcere negli ultimi giorni del 2025. Ora si muove anche la politica. E a tutti i livelli.
A quello parlamentare sono le voci di Ilaria Cucchi e Marco Grimaldi, la prima senatrice, il secondo vicecapogruppo alla Camera di Avs (Alleanza Verdi Sinistra) ad alzarsi per chiedere conto al Ministro della Giustizia Nordio dei punti che non tornano in questa tragica vicenda. Quella in cui Christian, dipendente da stupefacenti, rientrato a casa in preda a forte confusione in seguito ad abuso di sostanza, mentre veniva preso in carico dai sanitari chiamati dalla famiglia, è stato anche denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e dopo un passaggio al Pronto Soccorso è stato portato in carcere dove, tre giorni dopo, si è tolto la vita.
«Perché in Pronto Soccorso non è stato sottoposto a visita psichiatrica? Perché alle dimissioni - scrivono i due esponenti di Avs - invece di essere sottoposto ad un trattamento sanitario in psichiatria, Guercio è stato portato in caserma e poi tradotto in carcere di alta sicurezza a Quarto per presunta resistenza a pubblico ufficiale (un graffio sul dito di un agente durante il fermo)? Perché quel fermo è stato poi convalidato dal Gip senza rpendere in considerazione misure alternative? Perché la famiglia non è stata coinvolta durante queste operazioni anzie è stata a lungo tenuta all'oscuro di ciò che accadeva?».
Dal livello parlamentare a quello regionale con la consigliera regionale Alice Ravinale, sempre di Avs.
«Ho presentato anche in Regione Piemonte un’interrogazione all’assessore alla sanità perché qui siamo di fronte a un intervento sanitario che si è trasformato in un’operazione di polizia, ed è necessario che l’Asl su questo faccia chiarezza: sono stati rispettati tutte le cautele nel trattamento di un paziente con note fragilità? Come mai in ospedale prima e in carcere poi non c’è stata alcuna attenzione alle cartelle cliniche del paziente e alla sua frequentazione del SerD? Per ciò che concerne in particolare la medicina penitenziaria del carcere di Asti, sono state messe in campo tutte dovute attenzioni per evitare che la permanenza in cella di una persona che proveniva da dimissioni ospedaliere in “stato confusionale e di agitazione” non mettesse a repentaglio la sua incolumità? Le risposte chiare le dobbiamo innanzitutto a Christian Guercio e ai suoi familiari, ma la questione è di sistema: nei nostri accessi alle carceri incontriamo costantemente “nuovi giunti” con gravi problemi di tossicodipendenza e salute mentale, di cui è il sistema sanitario a doversi far carico, non il carcere».
E poi l'interrogazione dei consiglieri comunali di minoranza di Asti Vittoria Briccarello, Mauro Bosia e Mario Malandrone che ripercorrono i dubbi e le domande sollevate dal giorno della morte dell'elettricista e aggiungono un particolare non ancora emerso: «Dove sono finiti gli effetti personali di Christian e cosa ha indossato nei quattro lunghi giorni di detenzione a fine dicembre?». Allargandosi ad un problema più generale che riguarda il carcere di Quarto: «Perché non c'è altrnativa alle celle per gli arresti temporanei se non quelle in un carcere di media alta sicurezza?».
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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