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La Saclà per il suo iconico pesto sceglie il basilico del Piemonte

La storica azienda alimentare punta all'80% della produzione locale. Tra le produzioni anche quella di Castello d'Annone [INFOGRAFICA]

La Saclà per il suo iconico pesto sceglie il basilico del Piemonte

In fondo la filosofia è la stessa di 87 anni fa, quando Secondo «Pinin» Ercole fondò la Saclà: raccogliere le produzioni degli orti locali, lavorarle e metterle «in scatola» avendo ben chiara una cosa: il prodotto una volta messo del piatto deve avere il «suo» sapore, tant’è che lo slogan era «la verdura in scatola che non sa di scatola».

Così oggi Chiara Ercole, nipote di «Pinin» punta di nuovo sulle produzioni locali per il principale ingrediente di uno dei prodotti iconici della Saclà: il basilico per il pesto. L’80% dei 45 mila quintali di erba aromatica necessari per produrre la celebre salsa ligure, arriverà da orti piemontesi. L’azienda ha da poco siglato un accordo di filiera con le organizzazioni di categoria Coldiretti, Cia e Confagricoltura, auspice il sindaco di Asti e presidente della Provincia Maurizio Rasero che si è fatto promotore del tavolo di lavoro.

«La filiera del basilico rappresenta per Saclà un progetto strategico e di grande valore – spiega Chiara Ercole, Ceo dell’azienda - in cui sostenibilità e sviluppo aziendale si incontrano. In questo modo vogliamo rafforzare ulteriormente il nostro legame con il territorio piemontese e generare un contributo concreto alla crescita economica e sociale della comunità, valorizzando al contempo le eccellenze agricole locali e costruendo un modello di collaborazione duraturo e responsabile».

Fino al 2023 l’80% delle foglie necessarie alla produzione proveniva da fuori regione, principalmente da Emilia Romagna e Veneto. Poi l’inversione di tendenza: fino allo scorso anno le coltivazioni piemontesi erano ad Alessandria, Tortona, Carmagnola da cui arrivava oltre la metà del fabbisogno.

L'orto a Castello d'Annone

Da quest’anno entrano in produzione anche dei terreni a Castello d’Annone: sono quelli dell’agricoltore Roberto Rapetto, che ha coltivazioni vicino al nuovo stabilimento.
Una produzione che segue regole ben precise per ottenere un prodotto di qualità e che mantenga inalterate le caratteristiche aromatiche: le foglioline vengono lavorate entro le 24 ore per diventare pesto. «Solo questa cura fa sì che la freschezza e il profumo caratteristici del pesto rimangano intatti – spiegano dall’azienda - . La nostra intera produzione è costantemente monitorata con oltre 50 controlli fisici, chimici e qualitativi. Per conservare le caratteristiche di ogni ingrediente e mantenere il sapore autentico della ricetta originale, Saclà adotta un particolare processo di pastorizzazione, che preserva il prodotto senza dover ricorrere all’aggiunta di conservanti».

Il nuovo stabilimento green


Una scelta di rispetto del territorio e dell’ambiente che si trova nel nuovo stabilimento di Castello d’Annone realizzato con tecnologie green: negli ultimi anni Saclà ha consolidato un modello di crescita responsabile, culminato nel 2024 con il conseguimento della certificazione B Corp, che premia le aziende capaci di generare un impatto positivo sull’ambiente, sulle persone e sulla comunità.


«Questo riconoscimento - spiega Chiara Ercole - conferma la volontà di Saclà di produrre con cura, innovare con responsabilità e creare valore condiviso insieme al territorio. Un approccio che affonda le sue radici nel legame storico con la Valle del Tanaro e che oggi si traduce in un investimento concreto nella filiera agricola piemontese, riportando la coltivazione del basilico al centro del territorio. Un impegno che va oltre la produzione, a sostegno delle realtà agricole locali e di una filiera sempre più attenta alla comunità».

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