L'appello
20 Gennaio 2026 12:00:40
Una storia delicata, di quelle che devono entrare in punta di piedi nel cuore delle persone coinvolte e dei lettori che possono aiutare una donna nata ad Asti e data subito in adozione.
L'appello è di Emanuela Greco, oggi 61enne, da poche settimane in pensione dalla sua professione di radioterapista oncologa svolta in ospedale a Palermo, sua terra di adozione. Nel vero senso della parola.
Perché Emanuela è nata ad Asti, l'8 luglio del 1964 da una donna che ha scelto di non riconoscerla; a pochi giorni dalla sua nascita, la neonata, registrata con il nome di "Emanuela Sistino" (cognome assegnato all'epoca dal Comune di Asti), è stata affidata alle cure del brefotrofio di via Duca d'Aosta, dagli astigiani conosciuta come "ex Maternità".

«All'epoca era diretto dal dottor Dolcino - racconta Emanuela - amico di quello che sarebbe diventato a presto il mio padre adottivo, medico cardiologo palermitano. Lui e mia madre, insegnante, non potevano avere figli e tanto era il desiderio di allargare la famiglia che si rivolsero alla struttura di Asti. All'epoca, parliamo dell'autunno del 1964, in struttura c'erano due bambini di pochi mesi in cerca di famiglia: io e un maschietto. Il maschietto venne affidato ad una famiglia che si trasferì in Francia mentre io venni affidata ai miei genitori che avrebbero avuto piacere di avere una femmina. Anche se ci vollero ancora mesi per perfezionare la pratica e io partii per la Sicilia che avevo più di un anno».

Ma allora ancora non era stata definita la legge sulle adozioni, ed Emanuela (cui venne mantenuto il nome imposto alla nascita) venne data solo in affidamento per due anni, con il terrore, da parte dei suoi genitori adottivi, di vedersela sottrarre terminato quel tempo.
«Nel frattempo, per fortuna, venne approvata la legge sull'adozione e divenni figlia dei miei splendidi genitori siciliani a tutti gli effetti - prosegue Emanuela - Sono stata una figlia molto amata e fortunata anche se ho sempre avvertito che quel luogo, Palermo, non mi apparteneva fino in fondo come città natale. Ma non osavo chiedere».
La rivelazione avvenne in piena adolescenza, quando, sedicenne, venne sgridata dalla madre per esseri messa in pericolo andando in motorino con un coetaneo. Una discussione tipica di quell'età di conflitti fra figlia e madre nel corso della quale scoprì di essere stata adottata.
«Io in cuor mio già lo sapevo - dice Emanuela - e spesso affiorava in me il ricordo di un grande giardino che riconoscevo come una delle prime immagini della mia vita. In effetti, nella struttura astigiana di via Duca d'Aosta è presente fuori un grande giardino».
La rivelazione, ovviamente, non fece scemare di un grammo l'amore incondizionato che nutriva per i genitori che l'avevano cresciuta ed amata, ma il desiderio di conoscere le proprie radici si fecero naturalmente strada in lei.
«Venni ad Asti una prima volta quando avevo 30 anni ed avevo avuto da poco il mio primo figlio. Ma non riuscii a ricostruire il mio passato. Passarono molti anni e nel 2022 il mio compagno mi convinse a fare ricerche sulla mia nascita».
Prima la richiesta del certificato di battesimo alla parrocchia della Cattedrale dove venne battezzata due giorni dopo la nascita e poi, dopo un percorso tortuoso fra Comune di Asti, Tribunale di Asti, quello dei Minori di Torino e quello omologo di Palermo, la dottoressa riuscì ad ottenere una cosa molto importante. Seppe che la madre biologica è ancora viva ed abita ad Asti; attraverso l'iter previsto in questi casi, la Polizia Municipale ha notificato la richiesta della figlia di volerla incontrare ma, al momento, la donna (che dovrebbe avere circa un'ottantina di anni) non ha ancora sciolto la riserva. Pur ammettendo subito di aver partorito una bimba in quella data e di averla data in adozione.

«Da donna, madre e ora nonna, posso comprendere le ragioni di una prima ritrosia nell'affrontare quello che sono sicura sia stato un capitolo molto doloroso della sua giovinezza - commenta dolcemente Emanuela Greco - Il prossimo anno posso reiterare la stessa istanza, sempre attraverso il tribunale che mantiene la riservatezza sul nome di mia madre biologica, ma ora che so che è viva e so che abita ad Asti, spero tanto voglia incontrarmi prima. Da parte mia nessuna intenzione di rivalsa nè acredine o accuse per l'abbandono. Io ho avuto una bellissima vita e non ho subito conseguenze o traumi per il suo gesto, ma vorrei tanto incontrarla per conoscerla e per chiederle, se vorrà dirmelo, le ragioni di quel gesto. Sono certa che non fu una decisione solo sua».
E poi c'è un altro motivo importante che ha spinto Emanuela Greco a cercare sua madre biologica.
«Soffro di una patologia autoimmune: ho quattro figli e una nipotina di neanche due mesi. Sono un medico e so quanto sia importante tracciare una mappa genetica certa per avere uno strumento diagnostico fondamentale per la salute mia e dei miei figli. Spero che questo appello arrivi a lei e possa convincerla a sciogliere il vincolo di riservatezza. Sono disposta ad incontrarla in qualunque modalità ritenga opportuna per non turbare nè la sua, nè la pace della sua eventuale famiglia attuale».
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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