Ritratto
27 Gennaio 2026 09:20:21
Valentina Truppa durante l'intervista (Foto Muraca)
Il 2026 della “Pinta Sportiva” del FuoriLuogo di Asti inizia con un’intervista cinque stelle, in compagnia di una delle icone dell’equitazione mondiale.
L’olimpica astigiana Valentina Truppa, ospite del talk show sportivo, ha ripercorso la sua eccezionale carriera nel dressage, spiegando al pubblico presente le caratteristiche della disciplina, analizzando il legame profondo e la simbiosi necessari tra atleta e cavallo.
L'amazzone che ha scritto la pagina dei record nel settore a livello tricolore e che ha dimostrato talento per competere al top con il “gotha” del settore, descrive le origini storiche della disciplina e i traguardi raggiunti, tra cui la storica medaglia in Coppa del Mondo e la partecipazione ai Giochi di Londra e Rio.
Il racconto della serata tocca momenti di grande resilienza, come il recupero dopo un grave incidente nel 2015, fondamentale per ottenere la sua seconda qualificazione olimpica.
Valentina discute inoltre della sua esperienza ventennale nell'Arma dei Carabinieri e della transizione verso il ruolo di tecnico federale. Guardando al futuro, l'atleta esprime il desiderio di competere a Los Angeles o nelle edizioni successive dei Giochi, confermando la longevità tipica degli sport equestri.
Valentina, sei una delle atlete più iconiche dell'equitazione italiana. Com’è iniziato questo viaggio che ti ha portata a diventare una due volte olimpionica?
In realtà, credo di essere stata messa in sella prima ancora di imparare a camminare. Mio papà, che è un grande appassionato e giudice di gara, mi portava con sé sul suo cavallo quando ero piccolissima. I successi sono arrivati presto: a 11 anni ho vinto la prima medaglia ai campionati italiani e a 18 anni il primo titolo europeo juniores. È stato un momento d’orgoglio immenso perché, prima di allora, nessuno nella mia disciplina aveva mai portato a casa una medaglia internazionale per l’Italia.
Il dressage è spesso visto come una danza elegante, ma dietro c'è un lavoro tecnico e psicologico enorme. Qual è il segreto di questo sport?
La sfida più grande è che non hai a che fare con un oggetto come una racchetta o una palla, ma con un essere vivente che devi interpretare e gestire ogni giorno, senza eccezioni. Ogni cavallo ha il suo iter di apprendimento, proprio come una scuola che va dall’asilo alle elementari. È una disciplina dove la sensibilità è tutto: non a caso il dressage è per il 90% femminile, anche se gli uomini che competono sono spesso eccellenti. I movimenti che vedete oggi, come le piroette o le appoggiate, derivano in realtà dall'antica arte di guerra, quando i cavalieri dovevano spostarsi lateralmente o ruotare per difendersi dai nemici.

Il 2012 è stato il tuo "anno d'oro". Cosa ha significato per te?
È stato un anno incredibile. Prima di Londra 2012 ho però conquistato il bronzo in Coppa del Mondo, un risultato storico a cui tengo moltissimo: sono l'unica in Italia ad avere una medaglia in Coppa del Mondo in questa disciplina. Poi è arrivata la qualificazione olimpica. Partecipare alle Olimpiadi è un sogno per chiunque, soprattutto se pensi che in tutto il mondo solo 60 cavalieri riescono a qualificarsi su 600-700 atleti. A Londra avevo solo 26 anni e mi scontravo con veterani di 50 anni, eppure sono riuscita a entrare in finale e chiudere tra i primi 12 al mondo.
Se Londra è stata la consacrazione, Rio 2016 è stata un miracolo. Ci racconti cosa accadde?
Quella di Rio è una medaglia che mi sono guadagnata sulla pelle. Nel giugno 2015, a causa di una brutta caduta, sono finita in coma per una settimana. Sono rimasta ferma per mesi e, quando sono tornata in sella a settembre, anche il mio cavallo si è infortunato. Sembrava finita, invece abbiamo avuto entrambi una ripresa pazzesca. In sole tre gare, tra ottobre e dicembre, siamo riusciti a prendere i punti necessari per volare in Brasile. Essere lì, accanto a leggende come Bolt, Phelps o Nadal, è stata un'emozione indescrivibile che mi ha fatto capire che non ero lì per caso.
Quali sono i riferimenti nel settore del dressage?
Sicuramente la Germania rappresenta il top nel settore, nel mio percorso c’è stata anche una tappa fondamentale di crescita proprio in quel Paese.

Dopo 21 anni nell'Arma dei Carabinieri, hai deciso di cambiare. Cosa vede Valentina nel suo futuro?
Il mio percorso nei Carabinieri è stato estremamente positivo, ma ho deciso di congedarmi nel 2025 per concentrarmi sulla mia carriera di tecnico e istruttore. Quest'anno compio 40 anni e devo pensare al “dopo", lavorando per la federazione e formando nuovi talenti. Ma non appendo certo gli stivali al chiodo: l'obiettivo è provare a qualificarmi per Los Angeles. Nel nostro sport si può eccellere anche a 70 anni, quindi c'è ancora spazio per inseguire grandi traguardi.
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Ti aspettiamo quindi a Los Angeles?
Il cavallo con cui sta lavorando è dotato di un talento enorme, non voglio sbilanciarmi ma forse è il migliore con cui abbia lavorato. la terza Olimpiade è un obiettivo anche se vista la giovane età del cavallo Los Angeles potrebbe essere un traguardo un pizzico prematuro. Ci proveremo sicuramente, con all’orizzonte anche l’Olimpiade successiva.
Inseguire la terza, e magari la quarta, Olimpiade è lecito: Valentina ha il talento per farci sognare ancora a lungo.
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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