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Giorno della memoria

I campi di concentramento: l'efficienza al servizio della morte

Interessante focus della dottoressa Barbara Berruti, direttrice di Istoreto, invitata all'incontro organizzato dal Prefetto

I campi di concentramento: l'efficienza al servizio della morte

Nel giorno della memoria, che ricorda la liberazione del campo di concentramento più tristemente famoso di Auschwitz-Birkenau 81 anni fa, la Prefettura di Asti ha scelto un argomento molto particolare per sottolineare la consapevolezza e la volontà profonda dei nazisti di cancellare dall'umanità ogni oppositore, ebreo o "diverso" di ogni genere.

E' stata la dottoressa Barbara Berruti, direttrice dell'Istituto per la Resistenza e Storia Contemporanea di Torino ad accendere un faro su quella straordinaria e allo stesso tempo terrificante "macchina organizzativa" che ha portato alla ideazione e realizzazione dei campi di concentramento come strumento più efficiente per l'annientamento di massa.

«Una soluzione che arriva da lontano, dal 1933 - ha spiegato la dottoressa Berruti - quando venne finito il primo campo pensato per gli oppositori politici. Era quello di Dachau, che in seguito venne utilizzato anche per la "soluzione finale". E fu un'opera tutt'altro che segreta. La sua inaugurazione venne fatta con conferenza stampa, foto della propaganda, diffusione di finalità e organizzazione. Tutto per "scoraggiare" contestazioni rispetto ad un'ascesa del nazismo che stava avvenendo, allora, in una Germania ancora democratica».

Dunque nessuno poteva dirsi ignaro dell'esistenza di quella macchina infernale.

«I campi sono stati frutto di una progressiva necessità di mettere a tacere chi non era perfettamente allineato con l'ideologia nazista. Nacquero i lager per i deportati politici, i campi di internamento per i prigionieri militari (compresi quelli italiani dopo la firma dell'Armistizio), quelli di sterminio per ebrei, omosessuali, disabili, zingari e ogni altro considerato "diverso, indesiderato e non utile al progresso ariano"».

Già a partire dal 1936 in avanti presero forma i campi di Mathausen, Auschwitz-Birkenau, Ravensbruck (dove vennero rinchiuse le donne da "rieducare"). Questa fu la seconda fase di costruzione di strutture di prigionia cui seguì la terza, a partire dal 1942 sulla scorta drammatica del successo registrato nella "gestione" dei primi.

«La terza fase fu quella in cui, sistematicamente e scientificamente i nazisti misero a punto protocolli e procedure inflessibili per attuare la "soluzione finale": i più deboli venivano subito inviati alle camere a gas, gli altri venivano schiavizzati fino al loro annientamento fisico».

Non si può dire, dunque, che nessuno sapesse dell'esistenza dei campi. Non lo possono dire soprattutto i tanti tedeschi che vivevano a ridosso di quei lager. Ma la dottoressa Berruti ha invitato tutti, oggi,  a riflettere su una domanda che si pose Anna Maria Bruzzone, insegnante e ricercatrice storica: «Se ci fossimo stati noi dentro quel tempo, saremmo stati vittime o carnefici? Saremmo riusciti ad evitare quell'inferno?».

Una domanda che è calata anche sui ragazzi delle scuole superiori (istituti Giobert e Istituto Alfieri accompagnati dai professori Riso e Novarese) presenti in rappresentanza di tutti gli studenti astigiani. Ognuno di loro ha ricevuto  una copia di "I discorsi per non dimenticare la Shoah" il cui autore è il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, donata dall'Istituto per la Resistenza di Asti.

A citare Liliana Segre è stato   il Prefetto Claudio Ventrice: «La senatrice a vita ha detto che l'indifferenza è persino peggio della violenza stessa. Per questo - ha detto ai ragazzi - la memoria sarà il vaccino per un futuro senza sopraffazione».

Ricordando anche quanto scritto in un biglietto, anonimo, trovato vicino ad un forno crematorio di  Auschwitz: «Sapete cosa è successo? Non lo dimenticherete ma non lo saprete mai».

Per il sindaco di Asti e presidente della Provincia Maurizio Rasero è necessario che l'Italia ricordi la sua storia e ricordi di aver promulgato le leggi razziali: «Millenni di diritto romano e democrazia insegnati a mezzo mondo e poi quel pozzo nero di cui porteremo per sempre la vergogna come popolo».

Un momento di particolare emozione per tutti è stata la proiezione del documentario "Memoria" di Marcello Pezzetti e Liliana Picciotti, contenente testimonianze datate di ebrei sopravvissuti italiani con la partecipazione anche di una giovane Liliana Segre, girato nel 1997.

Racconti semplici e diretti capaci, in poche parole e pochi gesti, di restituire, ancora oggi, l'intensità di quella notte dell'umanita.

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