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30 Gennaio 2026 18:25:16
Per Vincenzo "Luca" Milione la decisione del giudice torinese Salvadori rappresenta un punto fermo nella vicenda iniziata nel piccolo centro valsusino di Chiomonte.
Milione, per anni residente ad Asti, è il titolare della pizzeria "Don Ciccio" della località montana per il quale lavoravano anche il pizzaiolo Cosimo Esposto (che insieme a lui era finito sotto indagine) e Mara Favro, la donna scomparsa l'8 marzo del 2024 dopo essere uscita dal suo turno nel locale di Chiomonte.
Per molti mesi è stato cercato il suo corpo e sono state fatte le ipotesi più disparate sulla sua scomparsa. A non darsi pace soprattutto il fratello, l'ex marito (con il quale aveva mantenuto un buon rapporto dopo la separazione) e la figlia in tenera età. Da Asti era arrivato anche un avvistamento di una donna che poteva essere Mara ad un autogrill, in compagnia di un camionista, ma si è rivelato infondato.
La famiglia ha ripetuto numerosi appelli per la ricerca della donna, con numerose puntate dedicate dalla trasmissione Chi l'ha Visto, fino al ritrovamento, un anno dopo, dei suoi resti lungo un dirupo in località Gravere, in un'area molto isolata che la donna avrebbe raggiunto a piedi, di notte, al buio.
Da quel momento sono entrati nella rosa dei sospettati Milione ed Esposto e la famiglia si è affidata all'avvocato Roberto Saraniti per far valere i loro diritti nel corso dell'indagine.
Indagine che è terminata con una prima richiesta di archiviazione firmata dai pm Cesare Parodi e Davide Pretti: «Quello che pare certo è che gli elementi in atti non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna nei confronti degli indagati, né di ritenere sussistenti profili di penale responsabilità in capo ad altri soggetti. Si rileva inoltre che non emergono ulteriori approfondimenti investigativi tali da consentire uno sviluppo delle indagini in termini concretamente significativi» a motivazione della richiesta di chiudere il caso.
Ma la famiglia è sempre stata convinta che a Mara quella sera sia capitato qualcosa di letale per mano di terzi e ha presentato un'opposizione a questa decisione facendo un lungo elenco di circostanze che necessitavano di maggiori indagini e che non avrebbero spiegato il suicidio come causa della morte.
Si va dalla circostanza riferita proprio da Milione di aver ricevuto il controllo dei carabinieri (si trovava ai domiciliari) nella notte in cui è scomparsa Mara alle anomalie nell'analisi delle posizioni dei telefonini restituita dai tabulati delle celle. Quel passaggio dei carabinieri a casa di Milione non risulta dai verbali di pattuglia e le posizioni non spiegano alcuni "salti" temporali rispetto a quanto sempre riferito sia dal titolare che dal pizzaiolo sul passaggio dato alla donna quella notte.
I due indagati avevano anche sempre diffusamente parlato di un messaggio ricevuto da Mara in cui spiegava che non sarebbe più andata a lavorare in pizzeria per passare più tempo con la figlia, ma nei cellulari sequestrati di quella chat non vi è alcuna traccia.
E sempre le conversazioni fra i due e quelle fra il pizzaiolo e la fidanzata fanno emergere dei profili di sospetto come quando Esposto scrive a Milione: «Mara di qua, Mara di là, a me di Mara non importa niente, io te lo dico un'altra volta, non voglio essere messo in mezzo per nessun cazzo di motivo, non me ne fotte un cazzo a me di Mara. Io non voglio c'entrare un cazzo di niente. Perché mi chiami, ti ho detto di non mettermi in mezzo a questa storia. Adesso vado dai carabinieri e vi denuncio tutti quanti».
Dopo la decisione di oggi del giudice, agli atti Mara si è tolta la vita perché spinta dalla sua fragilità e dal suo disturbo bipolare.
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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