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In tribunale

Noto giornalista a processo dopo la denuncia di un comico: «Vita e carriera rovinate per una notizia non vera»

In Tribunale di Asti si giudica il reato di diffamazione per una puntata di Quarto Grado

Noto giornalista a processo dopo la denuncia di un comico: «Vita e carriera rovinate per una notizia non vera»

Una deposizione sofferta che porta il peso di quasi 5 anni da quella puntata di Quarto Grado in cui è stato presentato a tutta Italia come un indagato nell’inchiesta che vide Antonio Di Fazio, manager milanese, prima accusato e poi condannato per violenza sessuale nei confronti di ragazze giovanissime.
«Io con quella vicenda non c’entro nulla, non sono mai stato indagato, non mi è mai stato sequestrato nulla - ha detto il comico astigiano Fabrizio Brignolo a chiare lettere al giudice - E chiedo giustizia per quella puntata in cui sono state dette su di me cose non vere dal giornalista e conduttore Gianluigi Nuzzi».
E’ proprio Nuzzi è sotto processo ad Asti per diffamazione nei confronti di Brignolo.
«Ricordo benissimo quella puntata, in cui, accanto al racconto e alle foto dei gravissimi fatti ricondotti a Di Fazio di cui tutta l’Italia parlava in quei giorni, a tutto schermo passavano le mie foto, un po’ private e un po’ professionali, e il titolo chiaro di “indagato”».
Ma Brignolo, assistito dall’avvocato Gianluca Bona, indagato non lo è mai stato. Vero che gli sono stati chiesti i suoi device elettronici (telefonini e tablet) ma gli sono stati restituiti a breve distanza senza alcun sequestro.
«E’ stato detto che ho subito una perquisizione nella mia abitazione di Asti e che la fonte di tale notizia sarebbe stato un noto videomaker mio vicino di casa. Beh, io all’epoca abitavo in un paese e i miei unici vicini di casa erano un camionista e le quattro mucche nella stalla davanti».
Perché il nome di Brignolo è uscito accostato a quello di Di Fazio?
«Io l’avevo conosciuto ad uno dei tanti eventi cui avevo partecipato per il mio lavoro. Ci eravamo scambiati i contatti e mi aveva offerto un incarico, quello di gestire la sua immagine sui profili social. Cosa che ho fatto. In qualche occasione mi ha chiesto se conoscevo delle ragazze per non presentarsi da solo a cene ed eventi istituzionali e io diedi a lui qualche contatto di mie amiche. E basta. Non ho idea di chi abbia contattato e di come siano andate poi le cose se non per quello letto sui giornali. Io non c’entro nulla in questa storia e non lo dico solo io, ma i pm che non mi hanno mai coinvolto nelle indagini».
Vicenda mediatica che però ha avuto conseguenze importanti.
«Dopo quella puntata e un articolo sullo stesso tono sempre di Nuzzi su un noto quotidiano, ho contato altri 111 articoli di altrettante testate che hanno ripreso la notizia on line e su carta stampata. La mia carriera è finita quel giorno, senza alcuna mia colpa. E io pago ancora oggi le conseguenze psicologiche di questa valanga che mi ha travolto».

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