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Nizza Monferrato

Omicidio di Zoe: la mossa di Alex per sfuggire all'arresto: incolpare un innocente vittima della psicosi collettiva

Ha detto agli amici che lui e la vittima erano stati aggrediti da un ragazzo che da settimane è sotto attacco social

Omicidio di Zoe: la mossa di Alex per sfuggire all'arresto: incolpare un innocente vittima della psicosi collettiva

Nella storia terribile della morte di una ragazzina quale era Zoe Trinchero, a 17 anni per mano di un amico di appena tre anni più grande, si insinua una storia parallela che mette a nudo il rischio di social che accusano senza ragionare. O meglio, che fomentano un odio che si moltiplica e alimenta una psicosi che, nella notte fra venerdì e sabato, sarebbe potuta sfociare in qualcosa di estremamente grave nei confronti di un uomo completamente innocente, per la morte di Zoe.

Parliamo del tentativo, anche abbastanza goffo, di Alex Manna di scaricare la colpa sul ragazzo che da mesi è destinatario di una campagna d’odio sui social di Nizza Monferrato (ma non solo, visto che i post che lo descrivono come un “mostro pericoloso” sono arrivati anche nelle chat di Asti e di molti altri paesi del sud della provincia).

Dopo aver ucciso Zoe senza alcuna pietà (i carabinieri parlano di "evidenti segni di percosse, lesioni nella regione del collo e tumefazioni al volto"), Manna ha approfittato del "tutti contro uno" per telefonare agli amici che attendevano il loro ritorno dicendo che erano stati aggrediti da lui e che quel ragazzo si era accanito su Zoe.

Un ragazzo di origini haitiane che vive fin da quando era bambino a Nizza, dopo l’adozione da parte della sua famiglia italiana.

La sua vita, ad un certo punto, è drammaticamente cambiata e la sua fragilità psichica lo ha esposto alla psicosi collettiva. Non è un ragazzo solo né un senza dimora: ha casa, famiglia ed è seguito dal centro di salute mentale che da tempo si occupa di lui e monitora la sua malattia.

Lui, che non passa inosservato, non è mai stato ritenuto un soggetto pericoloso né ha compiuto gesti così gravi ed eclatanti da doverne disporre un Tso (trattamento sanitario obbligatorio) con contenimento.

A suo carico denunce ce ne sono, ma riguardano disturbo della quiete pubblica e piccoli atti vandalici su cestini dei rifiuti e auto parcheggiate (ha un’ossessione per le auto blu); nessuna aggressione o reati contro la persona anche se sui suoi profili si contano un post   non proprio felice e rispettoso nei confronti di donne e ragazze.

Eppure contro di lui si è scatenata una psicosi che, come una spirale, ha raggiunto livelli sempre più alti fino ai messaggi allarmistici che da Natale in poi sono diventati virali fra i gruppi Facebook e whatsapp con tanto di sua foto in primo piano e frasi del tipo “Vi chiediamo di accompagnare e venire a prendere i vostri figli all’interno della palestra vista la situazione di pericolo che c’è a Nizza a causa di questo ragazzo”. Abbiamo scelto il messaggio più leggero, perché le cose che sono state scritte su di lui sono equiparabili ad una vera e propria caccia all’uomo.

In uno di questi messaggi, arrabbiati contro le forze dell’ordine e le istituzioni che non intervengono, c’era una frase del tipo “Deve scappare il morto prima di fermarlo?” ed è per questo motivo che quando la scorsa notte Alex Manna ha fatto il suo nome come aggressore di Zoe, l’accusa contro di lui, seppure per nulla verificata, si è diffusa a macchia d’olio e la psicosi ha preso forma. Una trentina di facinorosi si sono radunati sotto casa sua, inferociti, e se non fossero intervenuti i carabinieri non è dato a sapere come sarebbe potuto finire. Lo hanno protetto le mura di casa, ma è facile pensare cosa sarebbe successo se lui, invece che nella sua abitazione, si fosse trovato per strada.

 

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