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Corte d'Appello

Assoluzione piena per i lavori alla cittadella del rugby

Uscita poco fa la sentenza dei giudici torinesi che hanno assolto il segretario comunale Carafa e la dottoressa Cerruti dall'unico capo di accusa rimasto in piedi dal primo grado

Assoluzione piena  per i lavori alla cittadella del rugby

A dicembre del 2024 il gup Belli del tribunale di Asti aveva già dato una fortissima sforbiciata ai 14 capi di imputazione con i quali si erano presentati davanti a lui il segretario comunale dell'Unione Tra Langhe e Monferrato Vincenzo Carafa e la responsabile finanziaria dello stesso ente, Gabriella Cerruti

Li aveva mandati assolti per tutte le accuse tranne una, che riguardava una determina dell'Unione del luglio 2020 in cui veniva ravvisato un falso ideologico sulla definizione dell'Unione stessa: centro unico di committenza o già stazione appaltante? Questa disquisizione  aveva portato alla condanna, sia per Carafa che per la Cerruti, ad 1 anno e 4 mesi.

Quell'unico capo di imputazione era quanto rimasto dell'indagine a carico di Carafa su un grande ed ambizioso progetto: la realizzazione della Cittadella del Rugby sul Lungotanaro di Asti. Lui, all'epoca dirigente della società sportiva Asd Junior Asti Rugby, si era occupato del bando indetto dal Dipartimento dello Sport ottenendo un finanziamento per importanti lavori all'impianto  per un ammontare totale di circa 735 mila euro. Il finanziamento era "passato" e prevedeva che l'onere ricadesse   per il 60% a carico del Dipartimento e per il restante 40% a carico della società sportiva. Che, all'inizio dei lavori e all'approvazione del bando, non disponeva di tale cifra. Di qui l'accusa di aver partecipato al bando pur sapendo di non avere sufficienti risorse per farvi fronte nella sua quota parte. Non solo, Carafa e Cerruti erano accusati di aver "usato" l'Unione Collinare come stazione appaltante anche se il progetto si sarebbe realizzato su Asti, Comune non appartenente all'Unione che aveva anticipato una somma di circa 300 mila euro a nome della società di rugby per il cofinanziamento necessario per ottenere il contributo del Dipartimento.

Una truffa ai danni dello Stato, nelle carte dell'accusa sostenuta in primo grado dal pm Lucignani che le difese dei due imputati (avvocato Pierpaolo Berardi per Carafa e Davide Gatti per Cerruti) avevano dimostrato non esistere: bilanci e relazioni contabili alla mano, tutto quanto finanziato dal Dipartimento era stato speso nella Cittadella del rugby, tutto quanto anticipato era stato restituito e la società sportiva aveva messo la sua quota nelle spese del progetto.

Il gup li aveva assolti dal reato di truffa e di altri numerosi capi riguardanti falsi materiali, tranne quel falso ideologico. Ci hanno pensato i giudici di Appello che hanno riformato la sentenza di primo grado assolvendoli su tutto.

«Abbiamo ricevuto questa sentenza con ampia soddisfazione - commenta l'avvocato Pierpaolo Berardi - Questa ultima fase processuale con l'ultima assoluzione perché il fatto non sussiste, va letta come un pieno riconoscimento da parte della Magistratura dell'onestà e del rispetto delle regole che il dottor Carafa ha perseguito».

E la soddisfazione è tanta anche per l'avvocato Gatti: «La dottoressa Cerruti è sempre stata estranea a tutte le contestazioni che le sono state mosse. E' stata coinvolta in questa vicenda per oscuri misteri, perché non vi è traccia nelle carte processuali di una sua condotta che meritasse le accuse che le sono state mosse. Anzi, nel fascicolo era presente fin da subito tutto il suo corretto operato al quale, finalmente, è stata restituita giustizia».

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