Il dibattito
24 Febbraio 2026 10:36:09
La sede della Banca di Asti
I sindacati dei bancari tornano a farsi sentire sulle vicende legate al futuro di Banca di Asti. A preoccupare è soprattutto, nell’ipotesi della cessione della Banca ad un altro Gruppo, il futuro dei dipendenti (870 nella sola provincia di Asti) e delle filiali.

«Ribadiamo che il primo valore da tutelare è quello delle persone che ogni giorno garantiscono professionalità, competenza e qualità del servizio - spiega Paolo Conti, segretario Rsa Uilca - è grazie al loro impegno quotidiano se la Banca mantiene un rapporto di fiducia così stretto con la clientela e con il tessuto economico e sociale locale». Poi una considerazione rivolta alle forze politiche: «Proprio per la rilevanza che l'Istituto riveste, l’assenza di prese di posizione e il silenzio perdurante delle forze politiche rischia di alimentare interrogativi tra i lavoratori e tra i cittadini, che guardano alla Banca come a un presidio fondamentale per il territorio. Non volendo ritrovarci nella situazione che coinvolto i lavoratori della Konecta a cui va tutta la nostra solidarietà, come sindacato continueremo a operare affinché si salvaguardino occupazione, qualità del lavoro e funzione di servizio che la Banca ha saputo esprimere».
Anche Fabi, con il coordinatore provinciale Andrea Larocca, insiste sulla identità della Banca di Asti: «Il modello di banca tradizionale rappresenta un elemento di coesione sociale insostituibile e non deve essere compromesso da scelte imposte, da logiche esclusivamente di profitto finanziario» .
Fabi interviene anche sulla possibilità che con la cessione della Banca, possano chiudere filiali in provincia: «C’è una tendenza in corso da tempo: in dieci anni sono oltre 10 mila gli sportelli chiusi in tutta Italia e 40 mila addetti in meno. Per noi chiudere le filiali sul territorio vuol dire tagliare responsabilità e funzione sociale del credito, trasferendo i costi su chi ha meno strumenti per difendersi».
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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