L'Uomo "dietro la lente del calcio": Alessio Varzi ci racconta Kenan Yildiz e Montero
Un viaggio che parte dai campi polverosi dei dilettanti per arrivare all'avanguardia tecnologica di squadra femminile, Next Gen e della Primavera della Juentus: scopriamo il ruolo del match analyst
Alessio varzi e Davide Chicarella (Foto Antonio Muraca)
"Sussurrare ai dati" per rendere oggettive le mosse in campo, tangibili e chiare le statistiche, in uno sport dove estro e tecnica si mescolano con concetti solidi quali organizzazione e tattica. Alessio Varzi, l'uomo che sussurra ai dati e trasforma i pixel in strategia per il mondo Juventus, astigiano doc, è da più di dieci anni un apprezzato match analyst, colui che, a stretto contatto con lo staff tecnico, fornisce immagini utili ad affrontare le sfide più afffascinanti del calcio. Un viaggio, il suo, che parte dai campi polverosi dei dilettanti per arrivare all'avanguardia tecnologica della Next Gen e della squadra femminile bianconera prima, e della squadra Primavera ora. Si è raccontato al FuoriLuogo Asti in occcasione della "Pinta di Sport", il talk show del centro culturale astigiano, di febbraio.
Alessio, dodici anni fa muovevi i primi passi con una telecamera tra i dilettanti, oggi sei un ingranaggio chiave del mondo Juventus. Com’è scoccata la scintilla per questo mestiere così particolare?
Tutto è iniziato nella stagione 2010-2011 con l’Asti di Civeriati. Mi sono reso disponibile per osservare gli avversari e lì ho iniziato a guardare le partite con un occhio diverso, più preciso. Ho iniziato con modalità rudimentali, ma con la voglia costante di specializzarmi: ho comprato una telecamera, ho imparato a fare riprese tattiche e ho capito che per fare questo mestiere serve un background tecnico-tattico importante. Non siamo videomaker. Le immagini devono essere capite e catalogate nel modo giusto da un match analyst.
Spesso nel calcio si vive di opinioni. Tu sembri preferire la matematica al "sentito dire". È questa la vera missione del tuo lavoro?
Assolutamente sì. E' difficile essere efficaci con giudizi che non poggiano su dati oggettivi. Il mio obiettivo è oggettivare le prestazioni, andare a cercare i veri motivi dietro un risultato. Anche nei dilettanti si può fare la differenza con strumenti basici come una videocamera e un computer: l’importante è saperli usare per creare un risultato utile per l’allenatore.
Entriamo nel vivo della tua "settimana tipo". Molti pensano che il tuo lavoro finisca al triplice fischio, ma sembra sia l'esatto contrario...
Esatto, il mio carico di lavoro è opposto a quello del resto dello staff: quando finisce la partita, io inizio la fase più intensa perché ho tutto il materiale da lavorare. Negli anni mi sono evoluto: oggi, a 20 minuti dalla fine della gara, sono già in grado di fornire al mister quattro video sulle fasi principali di gioco (costruzione, manovra, pressing e attesa). Uso software che mi permettono di tagliare le clip in tempo reale collegandomi al cronometro, gestendo anche situazioni improvvise come le transizioni con un semplice tasto.
Hai lavorato con diversi staff, da Rita Guarino a Fabio Pecchia, fino a Paolo Montero. Come cambia il tuo approccio con allenatori così diversi?
Bisogna avere una grande capacità di adattamento alle richieste dei singoli staff. Fabio Pecchia, per la mia esperienza, merita il primo posto: è un professionista di alto livello che mi ha impattato moltissimo. Montero, invece, è una persona dal cuore d’oro e un’umanità incredibile; è timidissimo, se vede una stanza piena di gente preferisce non entrare, ma professionalmente è stato un percorso bellissimo.
Parliamo di talenti. Hai visto passare molti giovani, ma Kenan Yıldız sembra aver lasciato un segno profondo. Che tipo è visto "dietro le quinte"?
In tutta la mia esperienza non ho mai visto un giocatore così impattante per impegno e professionalità. Pur essendo "due spanne sopra" gli altri per valore tecnico, è un ragazzo affamato con una voglia pazzesca di imparare. Mi chiedeva costantemente video individuali; abbiamo creato un percorso di crescita insieme che mi ha lasciato moltissimo.
Guardando avanti, dove vedi il futuro della match analysis e quali sono le tue ambizioni?
Mi piacerebbe molto un’esperienza all’estero, magari in Inghilterra, dove l’utilizzo dei numeri e dei dati è all’avanguardia. Per quanto riguarda gli allenatori che mi incuriosiscono oggi, dico Cesc Fàbregas per il suo impatto totale nel progetto Como e Daniele De Rossi per il suo spessore umano. Il calcio è in continua evoluzione e noi dobbiamo essere pronti a intercettare ogni cambiamento.
Video di Fabrizio Risso e Luca Mazzei, Foto Antonio Muraca