San Damiano d'Asti
11 Marzo 2026 22:48:27
Il luogo in cui sono stati messi dei fiori è quello in cui è stato ritrovato Raffaele senza vita
«Noi non possiamo interagire durante le fase di indagini, non possiamo chiedere i tabulati nè le geolocalizzazioni delle utenze telefoniche in una determinata porzione di territorio, non possiamo fare esami del Dna nè rilievi dattiloscopici, non possiamo sentire testimoni. Come difensori della famiglia, non possiamo andare oltre a quello che abbiamo già raccolto e scritto nell’opposizione all’archiviazione ma leggendo gli atti contenuti nel fascicolo che addebita con certezza la morte di Raffaele Cotto ad un suicidio, non possiamo rassegnarci a questa conclusione». A parlare è l’avvocato Alberto Avidano che da un anno affianca la famiglia Cotto, di San Damiano, dopo il ritrovamento del corpo senza vita di Raffaele. Soprattutto il fratello Gabriele, di poco maggiore, non si dà pace e non trova negli accertamenti fatti, riscontri al suicidio di Raffaele.
Un fascicolo dove a balzare agli occhi di famiglia e difensore sono più le cose che non si trovano rispetto a quelle che ci sono. A cominciare, in ordine temporale, dal verbale di sopralluogo del ritrovamento che, prima ancora di autopsia e altri accertamenti, conclude “Si può escludere che la causa della morte possa essere causata da terzi”.
Questo poco dopo l’arrivo alla Grotta della Madonna di Lourdes dove Raffaele è stato trovato morto da un operaio.
Nel piccolo triangolo di prato a fianco della chiesetta (dove da allora c’è sempre un fiore dedicato a Raffaele) il corpo del ragazzo riverso a faccia in giù con la bocca totalmente tappata da due calzini, un sacchetto di plastica sulla testa legato da fascette di plastica intorno al collo e un coltello da cucina nel petto. Vicino, un mozzicone di sigaretta e un secondo coltello.
«Nel fascicolo mancano accertamenti di impronte e di tracce di Dna sul mozzicone di sigarette, sul sacchetto, sulle fascette, sulle impugnature dei due coltelli. Con una modalità così insolita di morte, possibile che non siano stati eseguiti?» si chiede il difensore.
E poi tutta la “partita” dei cellulari.
Raffaele, è stato raccontato dal fratello, dieci giorni prima aveva vissuto qualcosa che lo aveva turbato ad una cena fra amici. Di cui nessuno, nemmeno ora, sa nulla. Al mattino venne ritrovato in un luogo isolato dai carabinieri dopo la chiamata di una donna che disse di averlo visto riverso a terra nel fango. La pattuglia, in una relazione che venne compilata il giorno della sua morte, ha invece riferito che si trovava in auto a dormire e aveva risposto ai militari dicendo di avere solo sonno. Quella sera perse il suo cellulare dopo aver fatto l’ultima chiamata alle 19,58. Ma risulta, da quel numero, un traffico anche il giorno seguente alle 7,49 e alle 20. Chi utilizzava quel telefono? Non si sa. Così come il telefono che acquistò qualche giorno dopo e che non venne mai ritrovato dopo la sua morte. Qui il mistero è ancora più grande perché nei due giorni prima di morire vi sono una sessantina di contatti in uscita verso lo stesso numero oggi inesistente. E alle 4,28 del 25 marzo, mezz’ora prima della sua morte, risulta traffico dati per 6 minuti e mezzo. Non si sa verso chi o cosa. Come non sono mai state eseguite geolocalizzazioni di eventuali altre utenze alla Madonnina fra le 5,11 e le 7,30, ora del suo ritrovamento. In un luogo così isolato, l’eventuale altra presenza di un telefono avrebbe potuto dare molte spiegazioni.
Altra circostanza non chiara per difesa e famiglia è il biglietto trovato a casa di Raffaele: “E’ solo colpa mia. Di quel mio errore del 15 marzo. Scusate, vi voglio bene, perdonatemi”. Con chiaro riferimento a quella strana sera della cena. A quale errore si riferiva Raffaele?
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
Direttore Fulvio Lavina
f.lavina@lanuovaprovincia.it
Società editrice Editrice OMNIA S.r.l.
via Monsignor Rossi 3 -14100 Asti
P.Iva 00080200058