Palazzo di Giustizia
21 Marzo 2026 08:03:00
E’ un caso più unico che raro nell’Italia del pubblico impiego. E’ quello di una raccolta firme e di un appello accorato che sta passando in tutti i piani del Palazzo di Giustizia di Asti per “salvare” il posto di lavoro al geometra Antonio Mazzola all’interno della grande struttura dell’ex Casermone ristrutturato.
Per capire la portata di questo schieramento netto di personale amministrativo, giudici, pm, avvocati, è necessario spiegare bene il suo ruolo.
Mazzola, romano di origine, è arrivato ad Asti in quanto geometra della società che aveva vinto l’appalto per la ristrutturazione (interamente finanziata dal Ministero di Grazia e Giustizia) di una parte di ex Casermone destinata ad ospitare l’attuale Tribunale. Lui ha seguito tutto: dai primi scavi fino all’imbiancatura delle pareti e agli arredi. Una volta terminato, visto che quattro piani di aule, uffici, cancellerie, locali tecnici avevano bisogno di una figura di riferimento per la gestione tecnica, la logistica e la manutenzione, aveva accettato l’assunzione del Comune di Asti (in veste di proprietario dell’immobile). Il suo stipendio, per 21 anni, è stato rimborsato dal Ministero grazie ad un accordo che, di anno in anno veniva inserito nel Decreto Milleproroghe. Rimborso che, per il 2026, non è stato rinnovato.
Così Mazzola è stato “richiamato” dal Comune negli uffici tecnici di piazza Catena e fino al 31 marzo è stata “gentilmente concessa” una sua presenza due giorni alla settimana. Dal primo aprile, neanche questo.
«Una decisione di questa portata non tiene conto del fatto che il geometra Mazzola costituisce un punto di riferimento imprescindibile per la gestione tecnica, manutentiva e logistica delle sedi giudiziarie astigiane - si legge nel testo che sta girando per gli uffici e sta raccogliendo una grande quantità di firme - La complessità degli edifici, le criticità strutturali, le esigenze di sicurezza, gli interventi di adeguamento normativo richiedono competenze specifiche, conoscenza storica degli immobili e una presenza costante che garantisca tempestività ed efficacia».
E non è cosa da poco, tanto che la Presidente Ombretta Salvetti da mesi ha percorso ogni via istituzionale per mantenere la presenza del geometra Mazzola.
Lui conosce a menadito ogni centimetro del tribunale, ha aggiornato le carte tecniche in modo da intervenire tempestivamente e con pochissima spesa risolvendo ogni tipo di problema.
«La sua professionalità, la sua disponibilità dimostrata in ogni giorno e ad ogni ora e la conoscenza approfondita della struttura assicura condizioni di lavoro adeguate al personale e un servizio efficiente alla cittadinanza» rincara la dottoressa Anna Maria Rizzo, della cancelleria del Gip e rappresentante per la sicurezza dei lavoratori di Palazzo di Giustizia.
Cosa succederà se verrà confermato, dal primo aprile, l’allontanamento definitivo di Mazzola dalla manutenzione del tribunale?
«Che ad ogni piccolo problema, e in una struttura così complessa se ne presentano continuamente - risponde la dottoressa Rizzo - bisognerà rivolgersi ai competenti uffici del Ministero per l’invio di manutentori convenzionati». Sapendo bene tutti che fra chiamata e intervento passerà un lasso di tempo tale da dilatare i tempi di risoluzione dei problemi con tecnici che non conoscono impianti elettrici, idraulici, informatici del grande tribunale astigiano.
Poche parole dal diretto interessato, Antonio Mazzola, che vive questa pervicace opposizione al proseguimento di quello che è stato il suo posto di lavoro per 21 anni come un attacco personale. «A 4 anni dalla pensione devo ricominciare da zero dopo aver dedicato una vita al buon funzionamento del tribunale. Non mi si venga a dire che non ci sono soluzioni, perché per altri dipendenti comunali distaccati al tribunale gli accordi e le “applicazioni” si sono trovate. Per me no. Quindi non posso che pensare che sia una questione personale del sindaco nei miei confronti».
Ricordando anche che, se non fosse stato per il notevole finanziamento del Ministero della Giustizia che ha interamente sostenuto la ristrutturazione, ora Palazzo di Giustizia, di proprietà comunale, cadrebbe a pezzi come la restante parte di Casermone che ha di fianco.
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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