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Una gemma nascosta: il Sacro Monte di Mongardino apre ai visitatori in occasione delle Giornate FAI di primavera

Dalle cappelle della Via Crucis del Settecento ai restauri, il complesso di Mongardino riemerge grazie alle Giornate FAI di Primavera tra arte e memoria

Una gemma nascosta: il Sacro Monte di Mongardino apre ai visitatori in occasione delle Giornate FAI di primavera

Foto di Maria Grazia Billi

Le Giornate FAI di Primavera sono state l’occasione per riscoprire un luogo da pochi conosciuto, che rappresenta una vera e propria gemma nascosta nel territorio astigiano: è il complesso monumentale di Sant’Antonio, il Sacro Monte di Mongardino, un percorso devozionale che intreccia arte e storia.

Ad accompagnarcivlungo la visita oggi è Antonietta Coppola, componente della delegazione del FAI di Asti, che definisce il sito “una sorpresa”, proprio perché per anni è stato poco conosciuto. Eppure la sua storia affonda le radici lontano nel tempo: il santuario nasce nel 1739 per volontà di don Giuseppe Tagliano, e già allora si struttura come una Via Crucis scandita da cappelle. Il passare dei secoli, però, ne segna il progressivo deterioramento, fino alla rifondazione del 1906, quando una scuola professionale torinese realizza circa novanta statue in gesso, alte un metro e vivacemente colorate, destinate a popolare le scene e andando a sostituire le originali perdute o rubate.

Il percorso si snoda lungo le stazioni della Via Crucis, tra piccoli edifici che raccontano, uno dopo l’altro, gli ultimi momenti della vita di Cristo. Si parte dalla condanna davanti a Ponzio Pilato, per arrivare alla salita al Calvario: nelle prime cappelle si intravede ancora il Pretorio sullo sfondo, mentre poco più avanti compaiono figure familiari come Maria, la Maddalena e Giovanni. Una delle tappe più significative è la V cappella, l’unica in stile neoclassico, dove si consuma l’incontro con il Cireneo: qui il contrasto tra Pilato, che nella prima raffiguazione si lava le mani come a scaricarsi le proprie responsabilità di dosso, e chi invece si carica del peso altrui, in questo caso della croce, diventa quasi una riflessione universale.

Proseguendo, la narrazione si arricchisce di dettagli e suggestioni. Nella cappella dedicata alle pie donne compare visibilmente afflitte, poco distante, una lapide che ricorda due partigiani uccisi nel 1945: un segno che lega il percorso sacro alla storia più recente del territorio, di cui si sono voluti lasciare intatti i fori degli spari ai due uomini, come segno di memoria. Più avanti, alcune cappelle sono ancora oggetto di restauro, ma già restituiscono scene intense come la crocifissione e la deposizione, quest’ultima realizzata in un unico blocco di gesso.

Il cammino culmina nella chiesa di Sant’Antonio, già presente sul colle nel 1706. Qui si conserva uno dei tesori più preziosi del complesso: il “compianto sul Cristo morto”, con le uniche statue originali in terracotta del Settecento sopravvissute fino a oggi. Sulle volte, affreschi con i simboli della Trinità e della crocifissione raccontano un ulteriore livello artistico, attualmente oggetto di una nuova fase di recupero.

I restauri, avviati nel 2013 grazie a una collaborazione tra i proprietari, la famiglia Tartaglino e la Eremo Stiftung, fondazione svizzera che opera nel settore dell'istruzione e della beneficenza, insieme stanno riportando luce e colore a tutto il Sacro Monte. Un lavoro paziente, che ha permesso di restituire armonia alle cappelle e di riaprire un luogo identitario per la comunità.

Dalla sommità del colle lo sguardo si apre ampio: la vallata del Tanaro, le colline dell’albese e del casalese, fino alla linea lontana delle Alpi insieme al Monviso. Si intravede anche il castello di Belangero, legato alla figura di Berengario I, primo re d’Italia, e sulla destra Villa Badogliodimora estiva del Generale Badoglio.

Accanto alle quattordici cappelle principali, il complesso conserva anche ulteriori quattro edifici risalenti al 1750: tra questi spicca la cappella dell’Ultima Cena, la più ampia, dove gli apostoli siedono a tavola mentre Giuda, unico in piedi, sembra già sul punto di tradire.

Non mancano poi la cappella dell’orto degli ulivi, oggi priva della statua di Cristo, e quella delle anime del purgatorio, con figure in stile Liberty avvolte dalle fiamme.

Durante le Giornate FAI di Primavera, tutti hanno avuto l'opportunità di visitare il Sacro Monte, grazie anche al lavoro dei volontari e degli apprendisti. Anche domani, domenica nei seguenti orari 11,30 - 16 -17, le visite saranno effettuate dalla restauratrice del Sacromonte Ilaria Deambrogio.

Foto di Maria Grazia Billi

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