Sociale
23 Marzo 2026 16:01:37
Il team specializzato con i volontari Astro e i Lions
All’Ospedale Cardinal Massaia riapre la “Stanza del Sorriso”, uno spazio dedicato ai pazienti oncologici che torna operativo grazie all’impegno dell’associazione ASTRO – Progetto Vita, attiva da oltre trent’anni nel supporto e accompagnamento delle persone in cura.
Dopo anni di pausa, torna a vivere grazie all’impegno dell’associazione ASTRO – Progetto Vita, realtà che da oltre trent’anni affianca i pazienti oncologici con attività di ascolto e accompagnamento. La nuova inaugurazione segna, in realtà, una rinascita: la prima apertura risale al 2007, poi lo stop imposto dal Covid e alcune difficoltà logistiche avevano interrotto tutto. Oggi, finalmente, il progetto riparte.

A raccontarne la genesi è Franco Testore, tra i promotori storici dell’iniziativa, che sottolinea come la vera svolta sia stata trovare non solo uno spazio – individuato grazie alla collaborazione con l’ASL e al lavoro del dottor Tucci e della professoressa Cazzullo – ma soprattutto le persone giuste. «La Stanza del Sorriso rinasce come era stata concepita all’inizio», spiega, con una differenza sostanziale: oggi a prendersi cura dei pazienti sono professioniste formate.

Il team attualmente è composto da quattrofigure professionali specializzate per ogni ambito. La makeup artist Cinzia Bruzzese: «Mi occuperò di regalare sorriso e bellezza con il makeup». Poi la parrucchiera Roberta Viviano di StileLibero: «Mi occuperò soprattutto della parte della capigliatura e per quanto riguarda il trattamento dei capelli nella parte oncologica». Per il settore estetico Desy Condor estetista specializzata in estetica oncologica e Silvia Dusi estetista da più di 20 anni e dal 2023 specializzata in estetica oncologica, quest'ultima merita una menzione particolare perché, pur vivendo ad Alessandria, ha scelto di prestare la sua opera ad Asti mossa da una forte motivazione personale.
Non è solo una questione estetica. È un modo diverso di intendere la cura. «Non si cura solo la malattia, si prende in carico la persona», è il concetto che ritorna più volte durante la presentazione. Le nuove terapie oncologiche, sempre più efficaci, portano con sé effetti collaterali che incidono profondamente sulla quotidianità: dermatiti, fragilità cutanea, cambiamenti visibili. Intervenire in modo competente su questi aspetti significa aiutare i pazienti ad affrontare meglio il percorso.
Lo conferma anche chi in reparto lavora ogni giorno a stretto contatto con loro. «La prima domanda è: guarirò? La seconda: mi cadranno i capelli?», racconta una collega sanitaria. In queste parole si misura quanto l’aspetto fisico sia legato alla percezione della malattia. E quanto sia importante restituire, anche solo in parte, un senso di normalità.
La Stanza del Sorriso nasce proprio da qui: dall’idea che l’accoglienza debba essere pensata prima ancora che venga richiesta. «Ho capito che avete pensato a me prima ancora che io venissi qui», avrebbe detto un paziente. Una frase che racchiude il senso del progetto meglio di qualsiasi definizione.
Accanto alla dimensione umana, c’è quella della solidarietà concreta. La riapertura è stata possibile grazie a una rete di contributi: il Club Lions storici, artisti e presepisti, che hanno organizzato una lotteria natalizia vendendo tremila biglietti; i dipendenti della casa di riposo “Serratrice da Farra” di Costigliole, che hanno rinunciato alla cena aziendale donando oltre duemila euro; il parrucchiere torinese Franco Curletto, che ha fornito il materiale tecnico; e un’azienda che ha regalato la poltrona professionale. Piccoli e grandi gesti che, messi insieme, hanno costruito qualcosa di tangibile.

Durante l’inaugurazione, la direttrice sanitaria dell'Asl AT Barbara Caimi ha sottolineato proprio questo aspetto: «Il sorriso a volte si perde per cose più grandi di noi. Qui si restituisce qualcosa di prezioso». E quel “qualcosa” non è solo un servizio, ma un messaggio: la cura passa anche dalla bellezza, dal sentirsi ancora sé stessi nonostante la malattia.

«In un contesto in cui i percorsi oncologici sono sempre più lunghi – lo ricorda lo stesso Testore citando pazienti seguiti da oltre dieci anni – spazi come questo diventano parte integrante della terapia. Non un’aggiunta, ma un tassello necessario».
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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