Cerca

Tribunale

Ha portato il figlio sotto le bombe di Kiev senza consenso del padre: condannata

Un anno per sottrazione di minore. La donna, in un interrogatorio in patria, ha spiegato i motivi

Ha portato il figlio sotto le bombe di Kiev senza consenso del padre: condannata

Un anno di condanna ma pena sospesa: questa la sentenza che ha colpito una donna di origini ucraine per sottrazione di minore.
Si è concluso nei giorni scorsi un processo che colpisce per la sua particolarità: una donna ha preferito ritornare sotto le bombe di Kiev, sua città natale, pur di rimanere in Italia o a Malta (hanno due abitazioni) con il marito avvocato di origini maltesi. Il processo si è celebrato al tribunale di Asti perché per un po’ di anni la coppia ha vissuto nella zona del Moncalvese, quando il loro unico figlio, che oggi ha 8 anni, era appena nato.
In un interrogatorio che si è tenuto in Ucraina ed è stato tradotto in italiano, la donna, difesa dall’avvocato Giulia Gai, ha spiegato il motivo del suo gesto, adducendolo a maltrattamenti da parte del marito che la lasciava completamente da sola nell’accudimento del bambino, tenendo conto anche che lei in Italia non aveva la benché minima rete di sostegno famigliare o amicale. Una solitudine, ha spiegato, che ha avuto riflessi importanti anche sulla vita di coppia.
Nell’estate del 2023 la donna aveva fatto presente al marito il desiderio di tornare nel suo alloggio a Kiev per trovare amici e parenti. Vista la situazione di conflitto, lui si era opposto e le aveva proposto invece una vacanza a Malta, a casa della suocera. Cosa che lei ha accettato, fermandosi qualche giorno nell’alloggio di famiglia del marito sull’isola salvo poi prendere lì direttamente un aereo per la Germania e raggiungere Kiev. Da allora non è più uscita dall’Ucraina.
Il padre del bambino, che si è fatto assistere dall’avvocato Jacopo Evangelista, si è mostrato molto preoccupato, anche in aula, per le condizioni del figlio, affetto da autismo. «Qui in Italia lo facevo seguire da un centro specializzato e i miglioramenti si vedevano. Ora a Kiev non riceve più cure specifiche e non ho sue notizie. Ogni tanto ingaggio un investigatore privato della capitale ucraina per sapere come sta, dove va a scuola e se la scuola è dotata di un rifugio anti bombardamento. Sono davvero molto preoccupato per la sua incolumità».
La madre del bambino, dal canto suo, rassicura il tribunale dicendo che il figlio sta bene, si è ambientato bene ed è sereno anche grazie alla rete di famiglia e di amici che la donna ha mantenuto nella città di origine. Ma, ha ribadito, non ha alcuna intenzione di tornare né in Italia, né a Malta. E nega anche di aver sottratto il figlio al padre che non sapeva più dove rintracciarlo. «Sono tornata nel mio alloggio di Kiev, sempre lo stesso, di cui mio marito conosce benissimo l’ubicazione. Non mi sono mai nascosta a nessuno».

©2025 La Nuova Provincia - Iscritta alla Camera di Commercio di Alessandria - Asti Capitale sociale € 10.000 i.v. - Registro Imprese: AT-28133