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Corte d'Assise

Accusato di aver ridotto in schiavitù la figlia della compagna, non serve la perizia psichiatrica

Il processo ad Asti per il gravissimo reato che sarà giudicato anche da giudici popolari, si avvia verso la conclusione. Ieri le ultime schermaglie fra accusa e difesa

Accusato di aver ridotto in schiavitù la figlia della compagna,  non serve la perizia psichiatrica

Con l'udienza di ieri si è chiusa la fase istruttoria, lunga e molto sofferta, del processo in Corte d'Assise che vede imputato Giacinto Attilio Sostero accusato di un reato gravissimo, quello di riduzione in schiavitù sessuale della figlia della sua ex compagna. Da quando la ragazzina aveva appena 12 anni.

Un processo che ha visto numerose testimonianze, le più delicate delle quali a porte chiuse come quella in cui ha parlato la stessa vittima, la madre e l'imputato che, chiamato a rispondere punto su punto sui racconti fatti dalle due donne, per forza avrebbe rivelato dettagli che non potevano essere resi pubblici.

Ieri è stata la volta del confronto fra i consulenti informatici forensi. Da una parte il dottor Giuseppe Dezzani per la Procura distrettuale di Torino con la pm Pedrotta assegnataria di questa indagine e dall'altra il dottor Vincenzo D'Ambrosio per la difesa Sostero sostenuta dall'avvocato Mario Borio.

Il dottor Dezzani già aveva testimoniato su quanto trovato nei device e nelle chiavette usb che erano state sequestrate nel corso del procedimento. D'Ambrosio, dal canto suo, ha contestato la catena di conservazione delle chiavette. Erano state prese dalla ragazza nel dicembre del 2024 quando era fuggita con la madre dall'alloggio di Sanremo in cui Sostero le aveva trasferite e cinque giorni le aveva consegnate ai carabinieri di Asti presso i quali fece denuncia. Le stesse chiavette vengono consegnate dai carabinieri alla Procura di Torino il 21 gennaio 2025 e solo il 18 febbraio arrivano nelle mani del consulente Dezzani per l'esame forense.

«Chiavette che, nel frattempo, sono state aperte ed è stato guardato cosa contenessero senza i dispositivi di protezione previsti per il reperto forense che erano - ha detto il dottor D'Ambrosio affermando anche - Impedendo dunque di tracciarne la "storia" con assoluta certezza». Ammettendo che erano presenti delle immagini pedopornografiche che esclude siano state scaricate da Google per via dei filtri di alta efficacia applicati a questo tipo di materiale.

Visto che i pc e gli altri device informatici erano a disposizione di tutta la famiglia, secondo il consulente non è possibile addebitare con sicurezza ricerca e detenzione del materiale all'imputato Sostero.

Sulla eccezione riguardante la catena di custodia, il dottor Dezzani ha affermato che il solo accesso alle chiavette non altera i metadati applicativi che non si aggiornano esclusivamente con la lettura di quello che si trova dentro e dunque la conservazione non è stata alterata.

Nella precedente udienza in cui, seppur a porte chiuse l'imputato si è sottoposto all'esame, Sostero non aveva negato di aver avuto una relazione con la ragazza, ma solo da quando  era diventata maggiorenne e che lui, al contrario di quanto detto da precedenti testimoni, compresa la sua ex compagna, si era sempre adoperato per garantire benessere e aiuto a quella famiglia. Sulle domande più stringenti che hanno riguardato alcuni episodi e circostanze particolari, ha scelto di non rispondere.

Nell'ultima udienza l'avvocato Borio ha fatto due richieste: la prima è quella di sottoprre Sostero ad una perizia psichiatrica per "misurare" la sua capacità di intendere e di volere all'epoca dei fatti. La seconda è quella di richiamare in aula la vittima in riferimento ad un post che aveva fatto su Facebook ancora dodicenne in cui elogiava Sostero e il suo comportamento all'interno della famiglia. La difesa voleva richiamare anche una delle sorelle della ragazza per comprendere meglio il rapporto che aveva e che ha con uno dei componenti della famiglia che ha convinto madre e figlia ad andarsene da Sostero per sottrarsi a lui.

La Corte d'Assise (presidente Giannone e giudice a latere Dematteis) hanno respinto tutte le richieste. Processo rinviato a metà maggio per le richieste del pm.

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