Monferrato
01 Aprile 2026 19:49:27
La Chiesa della Madonna delle neve
Dopo la pausa invernale riprende il circuito “Rete romanica di collina”, ideato e coordinato dall’associazione “InCollina – Turismo nel cuore del Piemonte”, in collaborazione con le amministrazioni comunali, allo scopo di valorizzare il patrimonio delle chiese romaniche del territorio compreso tra il Po e il Monferrato e aventi come epicentro la famosa canonica di Santa Maria di Vezzolano ad Albugnano.
Sono 26 le chiese aperte al pubblico ogni prima domenica del mese fino a ottobre, dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.
Questa rete coinvolge i comuni di: Albugnano (San Pietro), Andezeno (San Giorgio), Aramengo (San Giorgio), Berzano di San Pietro (San Giovanni), Brusasco (San Pietro), Buttigliera d’Asti (San Martino), Casalborgone (San Siro), Castagneto Po (San Genesio), Castell’Alfero (Madonna della Neve), Castelnuovo Don Bosco (Sant’Eusebio), Cavagnolo (Abbazia di Santa Fede), Cerreto d’Asti (Sant’Andrea di Casaglio), Cocconato (Madonna della Neve), Cortazzone (San Secondo), Marentino (Santa Maria), Mombello di Torino (San Lorenzo), Montafia (San Martino e San Giorgio in frazione Bagnasco), Montechiaro d’Asti (Santi Nazario e Celsio), Montiglio Monferrato (San Lorenzo e Santi Sebastiano e Fabiano a Scadeluzza), Portacomaro (San Pietro), San Sebastiano da Po (San Pietro), Tigliole (San Lorenzo), Moransengo-Tonengo (San Michele).
Sul posto sono presenti alcuni volontari comunali per l’accoglienza, le informazioni ai visitatori, e apporre sulla cartina il timbro relativo alla chiesa visitata, a memoria della visita. L’ingresso è libero.
Info: 333-1365812, www.turismoincollina.it.
Le chiese romaniche costituiscono un unicum storico-archittonico-paesaggistico che caratterizza le campagne del nord astigiano e si protende nella confinante collina torinese. Questi antichi edifici, parte dei quali ricostruiti in parte o in toto nel corso dell’Ottocento, hanno attratto l’interesse degli studiosi fin dalla seconda metà dell’Ottocento.
Sono architetture di matrice costruttiva di derivazione latina e longobarda in cui emerge l’influenza di maestranze e di culture differenti, conseguenti all’avvicendamento di popoli diversi sul territorio precedentemente all’anno 1000, prima cioè che si giungesse a una stabilità di vita solidificata attorno alle grandi abbazie e ai nuclei urbani con il sorgere delle prime comunità municipali.
Queste tante chiese, di piccole dimensioni e spesso collocate fuori dai centri urbani, avendo da secoli perso una funzionalità attiva per la religiosità locale, ormai abbandonate anche dalla devozione popolare, avevano raggiunto nel secolo scorso condizioni di degrado elevate e in alcuni casi irreversibili.
Sul finire degli anni Settanta del secolo scorso, la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici del Piemonte, avviò la prima operazione di censimento e schedatura sistematica finalizzata al recupero di questi edifici religiosi, coordinata dall’architetto Liliana Pittarello.
La sensibilizzazione della Provincia di Asti, degli enti locali, delle parrocchie e anche di alcuni privati, ha permesso nell’arco di quarant’anni, pur nella limitatezza delle risorse economiche, il progressivo recupero di buona parte delle piccole chiese campestri. Un risultato che va oltre le aspettative dei promotori, un significativo patrimonio salvaguardato, che oggi diventa occasione di promozione turistica del territorio.
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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