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Il Bricco Gattone torna alla luce: il lazzaretto di Cocconato riscoperto

Il progetto di valorizzazione di Gianfranco Porrà per iI pilone votivo

Il Bricco Gattone torna alla luce: il lazzaretto di Cocconato riscoperto

Recuperare e valorizzare l’area del bricco Gattone dove un tempo sorgeva il lazzaretto.

È un progetto che sta portando avanti il consigliere comunale Gianfranco Porrà, già artefice di altre iniziative per la conoscenza di particolari aspetti storici del paese.

Poche sono le notizie che si hanno sul luogo dove venivano portati i colpiti dalla peste di memoria manzoniana. Nella storia di Cocconato, scritta da Eugenio Rocca nel 1912 si legge: «A ponente del bricco detto Gattone, a circa metà collina, sul confine intercomunale con Marmorito, furono trovate molte ossa umane e degli scavi rotondi con fondo a forma di scodella con profondità e larghezza di ottanta centimetri circa con entro della polvere nera che pareva cenere di indumenti.

Anticamente quivi era il luogo dove si ricoveravano i colpiti dalla pestilenza della contagio, che lasciò memoria di sé nell’intercalare côntacc; e la leggenda dice che per non avvicinarsi ai contagiosi gli porgevano da mangiare con una pertica».
Nel luogo dove un tempo sorgeva il lazzaretto, nel 1904 mediante offerte fu costruito un pilone votivo, da anni in stato di abbandono.

Sorge in un’area boschiva: la presenza, al suo interno di alcuni trogoli per poltiglia bordolese e di qualche pozzo, attesta l’esistenza sul pendio, in passato, di vigneti. Un trogolo è collocato proprio accanto al pilone e a breve distanza vi è un’antica vasca rettangolare interrata, con pareti in mattoni, per la raccolta dell’acqua piovana.

A poche decine di metri si notano le macerie di un casotto in pietre e mattoni. L’edicola, di semplice fattura, è a pianta rettangolare, in mattoni pieni a vista, con pozzo sottostante, ove, secondo la tradizione, venivano raccolte le ossa di coloro che morivano nel lazzaretto.

La peste, portata dai lanzichenecchi (soldati mercenari tedeschi), comparve nella primavera del 1630 e fino a tutto il 1631 colpì pesantemente il paese, nonostante i drastici provvedimenti adottati dal consiglio comunale. I malati venivano immediatamente condotti nelle baracche fatte costruire al bricco per la quarantena.

Il consiglio comunale si radunava all’aperto, mai nello stesso luogo, e la messa era celebrata in un prato alla Brina.

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