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Centenaria

Cent'anni di coraggio: la staffetta partigiana Nicolina Soave festeggia un secolo

Una vita vissuta, fatta di storie di coraggio che non sbiadiscono e che segna un pezzo di storia della Resistenza

Cent'anni di coraggio: la staffetta partigiana Nicolina Soave festeggia un secolo

Il 28 marzo Nicolina Soave ha compiuto cento anni. Ha ricevuto gli auguri da tutta Italia perché è una delle poche testimoni della Resistenza: era una staffetta Partigiana.

«Le prime volte erano stati solo messaggi scritti su bigliettini – ha raccontato - Ma a mano a mano che le formazioni aumentavano di numero, l’impegno si allargò ad altre mansioni. Mio padre era sempre stato in contatto con Primo, nome di battaglia di Giovanni Rocca, ed aveva anche conosciuto la sua famiglia. Le sue sorelle erano diventate anche loro staffette e mie grandi amiche».

Fra i compiti di Nicolina c’era anche quello di procurare le medicine che sovente occorrevano dopo gli attacchi e distribuire le armi.

«Una volta il comandante Rocca mi aveva mandata a Canelli, in bicicletta, per portare una pistola che nascosi nel corpino del vestito fra i seni – ha ricordato - Arrivata al posto di blocco che immetteva nel centro di Canelli, dovetti fermarmi all’alt dei
repubblichini. Erano ragazzi giovani che mi avevano fermata più per fare quattro parole che per sospetti. Il mio cuore comunque batteva forte, ma mantenni la calma, sorridendo alle loro battute per non metterli in allarme. Il discorso si fece lungo, fino a quando abbassando lo sguardo mi accorsi che la canna dell’arma stava facendo capolino verso lo scollo del vestito. Cercai di fare
qualche movimento per farla scendere e con la scusa di dover andare da una parente malata, me la filai».

Nicolina condivise la militanza con il padre, nel terrore costante della madre: «Un’altra volta io l’avevo accompagnata con la grossa cesta dal fornaio a cuocere il pane. Al ritorno mia madre aveva incominciato a lamentarsi per il peso soverchiante della cesta. Ogni momento la posava e sospirava. Il segreto che solo mio padre, io ed il panettiere condividevamo, era che l’uomo sul fondo della cesta aveva nascosto uno Sten smontato. Quando mia mamma l’aveva scoperto, mi aveva ripetutamente rimproverata, non per il pericolo che anche lei aveva corso, ma per la paura che provava per noi due complici».

Tanti sono gli aneddoti di vita Partigiana custoditi dalla memoria di Nicolina; in molti si adoperano affinché questo prezioso tesoro non cada nell’oblio. Auguri Nicolina.

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