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Le tele dell'arciconfraternita di San Michele tornano a San Martino

Restauro, memoria storica e valorizzazione del patrimonio con il dono dell'ostensorio dei Groppa

Le tele dell'arciconfraternita di San Michele tornano a San Martino

Le tele dell’arciconfraternita di San Michele” sono state l’oggetto della giornata di studi svoltasi nella chiesa di San Martino, alla quale hanno preso parte il vescovo di Asti, Marco Prastaro, il delegato regionale per i Beni ecclesiastici, don Gian Luca Popolla, il direttore del museo diocesano Stefano Zecchino, il funzionario della Soprintentenza Archeologia e Belle Arti Massimiliano Caldera e la docente di Storia dell’Arte Matilde Picollo.

Il vescovo di Asti, dopo aver sottolineato l’importanza dell’iniziativa, ha consegnato ufficialmente al museo San Martino un ostensorio realizzato nella bottega dei Groppa, importanti orefici astigiani operanti fra Seicento e Settecento.

Don Popolla ha rimarcato invece l’importanza del recupero dei Beni culturali e del loro inserimento nella vita della collettività; è importante recuperare gli edifici, ma è essenziale conoscerne la storia per far sì che proseguano la loro funzione e non vengano invece snaturati con altri utilizzi.

Stefano Zecchino ha ripercorso le vicende della Confraternita di San Michele, la più antica di Asti, con origini che risalgono al XII sec. ed ai Padri Umiliati, un movimento laico che predicava il lavoro manuale, la fustigazione penitenziale e la povertà.

L’Ordine si dedicava alla lavorazione della lana ed alla carità: nel 1370 i Confratelli fondarono l’ospedale di San Giuliano e dal 1478 la Confraternita fu intitolata a San Michele. Nel 1612 costruirono la chiesa di piazza San Martino, successivamente ristrutturata a metà Settecento e, a fine secolo, pesantemente danneggiata dall’occupazione napoleonica.

Massimiliano Caldera ha ricordato le vicende di tre tele originarie della chiesa di San Michele, restaurate ed oggi nel Museo San Martino: «E’ tornato a casa un arredo che in altri luoghi sarebbe incomprensibile – ha detto Caldera – perché allontanare un’opera dal suo contesto è un fatto negativo. Il museo nato a San Martino recupera l’identità di un quartiere.» 

Matilde Picollo ha invece illustrato una tela di inizio Settecento riportante i nomi dei confratelli di San Michele; vi compaiono i più tipici cognomi astigiani, ma anche i notabili della città, canonici e cappellani, oltre ad artisti, nobili e cavalieri.

La tela, realizzata a tempera, ci consegna un vero e proprio spaccato della società astigiana. La giornata di studio, cui ha preso parte un buon numero di persone, si pone nell’ambito del quarto corso “Insieme per l’arte 2026”, organizzato dalla Diocesi di Asti in collaborazione con il Gruppo culturale San Martino Odv e la parrocchia di San Martino.

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