Processo
15 Aprile 2026 20:31:30
«E' vero, abbiamo avuto un rapporto, ma era totalmente consenziente. Anzi, a dir la verità è lei che ha iniziato con gli ammiccamenti e un approccio molto chiaro già il pomeriggio prima, quando mi ha toccato nelle parti intime». E' la sintesi di quanto affermato da un infermiere di origini nordafricane sotto processo per violenza sessuale e posto agli arresti domiciliari all'indomani della denuncia nei suoi confronti.
Ad accusarlo è una Oss che da pochi giorni era andata a lavorare nella sua stessa struttura per anziani, in una casa di riposo del territorio. Oggi, con la testimonianza di un collega di entrambi, è emerso come la donna avesse scelto di andare a lavorare proprio in quella struttura.
«Da qualche mese ci eravamo conosciuti sul sito di incontri Badoo - ha raccontato il collega estraneo ai fatti contestati - Lei mi ha raccontato molto di sè e mi disse che era Oss e cercava lavoro così io le proposi di venire a lavorare nella stessa casa di riposo dove lavoravo io, per aiutarla. Inoltre la direzione ci metteva a disposizione anche degli alloggi vicini alla struttura. E' così che lei è arrivata da noi».
Appena arrivata, però, ha contestato l'alloggio che le era stato assegnato perché non era sufficientemente pulito e salubre. Con le valigie in mano, aveva accettato la proposta dell'infermiere di essere ospitata a casa sua, al piano superiore il tempo sufficiente a far disinfestare e ripulire adeguatamente l'altro appartamento.
«Fin da subito abbiamo stretto amicizia e in poco tempo è nata una confidenza anche di altro tipo - ha raccontato l'imputato - al punto che già mi aveva toccato durante l'orario di lavoro e ci sono le chat che lo confermano. Il giorno dopo, mentre ci trovavamo sul letto di lei a guardare le nostre reciproche gallerie fotografiche sul telefono, lei mi ha mostrato un video in cui faceva del male ad un uomo nudo, con un frustino. Mi spiegò che lei lo faceva come secondo lavoro, che era una "mistress", una "dominatrice" in una relazione sessuale. La cosa mi fece molto eccitare e consumammo un rapporto. Del tutto consenziente, al punto che lei avrebbe voluto continuare ma io dovevo andare a lavorare».
Solo il pomeriggio seguente l'infermiere venne a sapere, dalla direttrice, che la coinquilina l'aveva denunciato per violenza sessuale.
In aula, questa mattina, anche la dottoressa del Pronto Soccorso ginecologico dell'ospedale di Verduno che visitò la donna e fotografò ogni particolare che potesse essere di interesse forense. Compreso un livido sul collo che la parte offesa indicò come segno lasciato dalle mani strette dall'infermiere mentre la violentava mentre l'imputato classifica come segno di un bacio con intensa ed appassionata suzione.
La ginecologa di Verduno, a domanda precisa del pm Deodato, non si è espressa sulla compatibilità della violenza riferita rispetto alle evidenze mediche della visita indicando precisamente che non è un compito che spetta alla sua funzione e che loro hanno l'incarico solo di fare rilievi medici e metterli a disposizione di periti e consulenti per la parte forense.
A deporre anche la consulente dell'imputato, la dottoressa Valentina Vasino, incaricata dai legali Francesca Macario e Alessia Trinchero difensori dell'infermiere. Ha concluso che, secondo lei, i segni riscontrati dalla ginecologa non sono assolutamente sintomatici di una violenza e che quel livido sul collo per lei è molto più compatibile con un "succhiotto" rispetto ad un segno lasciato in fase di strangolamento.
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