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La Lagor: "L’Europa difenda l’industria dell’acciaio. La concorrenza sleale rischia di farci sparire"

L'azienda di Cerro Tanaro (260 dipendenti) leader nel settore dei trasformatori elettrici ha aderito ad una protesta europea a difesa del settore

La Lagor:  "L’Europa difenda l’industria dell’acciaio. La concorrenza sleale rischia di farci sparire"

L'assemblea sul piazzale dellaLagor a Cerro Tanaro

Possono essere «scatolette» di pochi centimetri o impianti grandi come una stanza: i trasformatori elettrici sono strumenti indispensabili nella quotidianità di famiglie e imprese. Per produrre i trasformatori servono, tra le altre cose, i «lamierini», un sofisticato acciaio speciale a grani orientati, prodotto da poche acciaierie nel mondo, tra queste la Lagor di Cerro Tanaro, tre stabilimenti con 260 dipendenti, da oltre mezzo secolo sul mercato mondiale con prodotti innovativi e ad alta tecnologia.

Anche la Lagor si è fermata per un’ora, la scorsa settimana: un’inedita protesta, che ha coinvolto una ventina di imprese del settore in tutta Europa. Non uno sciopero dei lavoratori, ma una decisione delle aziende: «L’Europa rischia di smettere di produrre ciò che le serve per esistere e per questo motivo, l’industria si ferma in via temporanea, ma domani potrebbe farlo senza ripartire» spiega Beatrice Finzi, direttore vendite dell’azienda fondata dalla famiglia.

Qual è il problema?

«Il nostro è un settore strategico, ma di nicchia - spiega Fenzi - qualsiasi cosa abbia a che fare con l’elettricità passa dai trasformatori. Nonostante il settore sia cruciale per la transizione energetica e la mobilità elettrica, operiamo in un mercato distorto da pratiche di dumping e concorrenza sleale che eludono gli standard europei».

Sintetizzando: ci sono produttori extra europei che invadono il mercato con prodotti che costano il 50% in meno. Questo è possibile anche perché il lamierino è protetto da una serie di misure antidumping con dazi e prezzi minimi di importazione. Ci sono poi regole ad esempio sul rispetto di norme ambientali, che valgono solo per i Paesi Ue e che significano alla fine ulteriori costi.

Il risultato? «Prodotti come i nostri ma realizzati in Paesi extra-UE, entrano nel Mercato Unico a prezzi irrealistici con differenziale di costo che va oltre il 40%, aggirando regole che le imprese europee rispettano ogni giorno» è la risposta di Beatrice Finzi. A ciò si aggiunge che ad esempio la Cina ha aumentato la produzione di acciaio elettrico a grani orientati, materia prima per i nuclei, da 2 a 5 milioni di tonnellate, causando di fatto negli ultimi due anni un drastico abbattimento dei prezzi.

Lagor fa parte di Esn, un network che comprende una ventina di aziende europee leader nel comparto elettromeccanico che ha promosso l’inedita forma di protesta: «L’obbiettivo è difendere l’eccellenza, la competitività e la sopravvivenza della manifattura elettromeccanica del nostro continente, oggi minacciate da dinamiche globali insostenibili» si legge nel manifesto di presentazione.

Temi che sono stati illustrati, durante l’ora di «sciopero» dai dirigenti della Lagor ai dipendenti, riuniti nel piazzale della fabbrica.

Le richieste

Le aziende hanno firmato un appello alle Istituzioni e ai rappresentanti istituzionali, nazionali ed in Europa, affinché si adoperino per garantire con urgenza, attraverso la “nuova misura di salvaguardia”, i trasformatori che sono di importanza strategica in per la trasmissione e distribuzione dell’ energia elettrica e alla mobilità elettrica al fine di garantire un livello equivalente di protezione lungo l’intera catena del valore». Secondo le imprese aderenti a Esn «è necessario assicurare un equivalente livello di protezione di tutta la catena del valore e allo stesso tempo, alcune delle misure attualmente in discussione in sede europea (CBAM) devono essere ampliate al fine di includere tutta la catena del valore, dalla materia prima al prodotto finito».

Conclude Finzi: «Insieme ai nostri collaboratori, pretendiamo che l’Unione Europea agisca con visione strategica per fare sì che sui nostri territori si possa continuare ad investire e innovare a beneficio di tutta la comunità».

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