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Torino, oltre 1 milione di euro dal MASE per il programma “Climate-Neutral and Smart Cities”

11,8 milioni per nove città, tra cui Torino: fondi per attuare i Climate City Contract e accelerare rinnovabili, efficienza energetica e mobilità sostenibile verso la neutralità climatica 2030

Torino, oltre 1 milione di euro dal MASE per il programma “Climate-Neutral and Smart Cities”

Torino, oltre 1 milione di euro dal MASE per il programma “Climate-Neutral and Smart Cities”

In una nota stampa del 26 gennaio scorso, il MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) ha comunicato l’avvio di un nuovo programma di finanziamento che interesserà, complessivamente, nove città italiane.

L’iniziativa si colloca nell’ambito della missione UE “Climate-Neutral and Smart Cities” e prevede uno stanziamento di 11,8 milioni di euro; i fondi saranno destinati all’attuazione dei “Climate City Contract” da parte dei Comuni scelti dall’Unione Europea. Tra queste figura anche Torino, che si aggiunge a Bergamo, Bologna, Firenze, Milano, Padova, Parma, Prato e Roma Capitale.

In cosa consiste la missione delle “Smart Cities”

L’iniziativa” - fa sapere il dicastero guidato da Pichetto Fratin - “sostiene interventi che contribuiscano al raggiungimento della neutralità climatica attraverso azioni concrete e misurabili negli ambiti delle energie rinnovabili, dell’efficienza energetica e della mobilità sostenibile, rafforzando il ruolo delle città come laboratori avanzati della transizione ecologica verso la decarbonizzazione e lo sviluppo sostenibile”. Il programma è stato istituito con il Decreto n. 558 del 19 dicembre 2025 del MASE e vede coinvolte nove città; ciascuna di esse avrà a disposizione circa 1,3 milioni di euro per realizzare interventi volti a favorire la transizione green.

Stando agli obiettivi della Missione, come si legge sul sito della Commissione Europea, le città coinvolte dovranno raggiungere la neutralità climatica entro il 2030 e, al contempo, “fungere da hub per la sperimentazione e l’innovazione tali da permettere alle città europee di seguirne l’esempio entro il 2050”.

Torino, quindi, assieme alle altre città selezionate, avrà il ruolo di ‘capofila’ nel tracciare il solco dell’innovazione urbana in termini di efficienza climatico ambientale. “La Missione sta guidando la transizione europea verso la neutralità climatica”, sottolinea il sito della Commissione UE, “dando sostegno a 100 città in tutta Europa e in 12 città associate ad Horizon Europe”, scelte tra 377 candidate.

Al centro dell’intera iniziativa vi sono i “Climate City Contract”, creati in collaborazione con soggetti interessati a livello locale e i cittadini, al fine di “delineare una mappa cittadina di neutralità climatica, comprensiva di piani per l’energia, l’edilizia, la gestione dei rifiuti e i trasporti, con i relativi piani di investimento”.

I ‘contratti climatici’ rappresentano uno dei tanti strumenti a disposizione per rendere gli ambienti urbani più efficienti e sostenibili dal punto di vista energetico. In questa ottica, costituiscono una leva per la transizione ecologica funzionale ai target di decarbonizzazione previsti a livello comunitario per i prossimi anni. Iniziative di questo tipo possono sembrare ‘lontane’ dalla quotidianità ma, a tutti gli effetti, sono parte integrante di un processo destinato a durare nel tempo.

Sviluppare modelli e soluzioni che consentano di ridurre i consumi e, più in generale, la dipendenza dalle fonti fossili è di fondamentale importanza per il futuro. Attualmente, infatti, l’Italia è tra i paesi europei che fanno maggiormente affidamento sul gas naturale per la produzione di energia elettrica; di conseguenza, il prezzo di quest’ultima risulta spesso instabile. Si tratta di una dinamica che produce riflessi evidenti anche sugli utenti finali, spesso in balìa di bollette imprevedibili. Ciò accade soprattutto quando l’offerta commerciale è a prezzo ‘indicizzato’, ovvero quando il costo della componente energia dipende direttamente dall’indice di riferimento.

Non stupisce, però, come in un contesto molto competitivo ma segnato da costanti rincari, una buona fetta di clientela tenda a prediligere sempre più spesso le formule a prezzo fisso. Tra queste, spiccano le offerte luce casa di Reset Energia, l’azienda fondata da Anass Tai e Tommaso Calemme in grado di imporsi rapidamente sul mercato italiano grazie ad un modello commerciale innovativo. Ispirata ai principi della sostenibilità economica ed ambientale, la proposta di Reset consiste in un servizio di fornitura in abbonamento a canone mensile fisso. A fronte di un importo ‘bloccato’, che comprende anche le imposte, l’IVA e gli oneri generali di sistema, gli utenti hanno a disposizione una data quantità di energia elettrica, che corrisponde alla soglia massima della fascia di consumo scelta al momento di stipulare il contratto. Reset, inoltre, distribuisce energia green al 100%, in quanto prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili certificate tramite il meccanismo di annullamento delle Garanzie di Origine.

Come funziona l’accesso ai finanziamenti

Il decreto del MASE indica quali sono gli adempimenti che le città devono rispettare per accedere alle risorse finanziarie. In primo luogo, i comuni dovranno trasmettere al ministero le proprie proposte di intervento, entro 90 giorni dalla pubblicazione del decreto. La proposta dovrà contenere, tra gli altri:

  • una descrizione dettagliata degli interventi;
  • l’indicazione dell’ambito di intervento e le categorie di impatto previste;
  • una mappatura degli stakeholder coinvolti con le relative modalità di partecipazione dei cittadini e di eventuali partner, sia pubblici che privati;
  • l’indicazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile correlati;
  • un quadro economico di riferimento, in cui viene indicato il finanziamento richiesto al Ministero ed eventuali altre fonti;
  • il cronoprogramma di attuazione degli interventi;
  • l’indicazione dei valori attesi “in termini di riduzione delle emissioni di gas serra, con indicazione delle emissioni “baseline”, delle emissioni a fine realizzazione del singolo intervento e del delta relativo alle emissioni evitate”;
  • un progetto di fattibilità tecnico-economica.

Sono ammesse a finanziamento” - secondo le disposizioni del decreto del MASE - “esclusivamente le spese di investimento in conto capitale (CapEx). Restano pertanto espressamente escluse le spese di natura operativa e corrente, ivi inclusi bonus, incentivi e ogni ulteriore misura, contributo o agevolazione riconducibile, anche indirettamente, a forme di sostegno non qualificabili come spese di investimento in conto capitale”.

Il “Climate City Contract” di Torino

Il Comune di Torino ha formalmente approvato il proprio “Climate Contract” nel 2023; un anno più tardi, la città è stata ufficialmente scelta da Bruxelles per aderire al programma tramite il riconoscimento della “Mission Label”. Il documento, disponibile sul portale di NetZeroCities, contiene - oltre agli obiettivi programmatici e alle prospettive di intervento - un elenco dei macro interventi previsti per centrare il target di neutralità climatica al 2030.

Tra gli step previsti dal documento, ci sono quelli che riguardano la governance, con il potenziamento del ‘Mission Team’ incaricato di lanciare i progetti di pianificazione e quelli esecutivi. Altro aspetto centrale è il coinvolgimento delle parti interessate (stakeholder), da perseguire attraverso appositi tavoli di lavoro per discutere concretamente le azioni da intraprendere. Infine, la città si è impegnata a sviluppare ulteriormente gli strumenti scientifici e tecnologici necessari alla pianificazione e al tracciamento degli interventi in programma.

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