Territorio
27 Gennaio 2026 10:14:00
Gli uliveti di Piovà Massaia
Numerosi nuovi impianti sono stati realizzati negli ultimi anni in regione San Pietro e lo scorso anno lungo un vasto pendio in via Cavagna a Piovà Massaia, in frazione Cocconito e in località Sabbione a Cocconato. Fra le piante diffuse in modo piuttosto capillare nel paesaggio agrario piemontese figurava in passato anche l’olivo, che cresceva e fruttificava sulle pendici collinari del Monferrato e delle Langhe.
Diversi atti del periodo compreso fra X e XII secolo documentano la presenza dell’olivo nel territorio monferrino: ad esempio in una donazione datata 20 febbraio 1167 da parte del marchese Guglielmo di Monferrato alla chiesa di S. Maria della Rocca, viene citato, fra i beni, anche un esteso uliveto sito nella zona di Marenzana e di Ronco. Pure in alcuni contratti d’affitto del XII secolo fra i prodotti per il pagamento in natura del canone sono menzionati l’olio e le olive. Un ordinato comunale di Torino del 1369 impone di piantare olivi e mandorli a chiunque avesse vigneti e un altro del 1377 menziona provvidenze a favore di chi impiantava le stesse specie sulla collina oltre Po.
Nel basso Monferrato, l’olivo risulta coltivato nel territorio di Pino d’Asti, in particolare lungo la dorsale collinare che dall’abitato digrada verso Mondonio. Testimonianza di tale coltura sono alcuni grandi esemplari di olivo sopravvissuti nell’area, nonché la macina in pietra e i resti dell’antico frantoio presenti nel recinto del castello (risalente al XII sec.) che sorge alla sommità del paese. Per secoli Pino d’Asti è stato, unico fra i villaggi dei dintorni, completamente autonomo relativamente alla produzione di olio d’oliva.
A Cocconato, i frati Agostiniani «fabbricavano l’olio di oliva coi frutti di dette piante che si coltivavano nei loro terreni» e tuttora nel paese sono presenti numerosi esemplari di olivo, in parte secolari e in parte di più recente impianto, che quando l’andamento climatico è favorevole portano a maturazione i loro frutti. A Montiglio gli olivi venivano piantati attorno al muraglione del
castello, protetti dai freddi venti del nord.
La massima diffusione dell’olivo in Piemonte si registrò a metà del XIII secolo. Il grande freddo che a partire dall’inizio del XIV secolo segnò per cent’anni il clima in Europa provocò la pressoché totale scomparsa di questa coltura, che riprese con i miglioramenti climatici a inizio del Cinquecento.
Le cause che determinarono nel Settecento la progressiva fine della produzione olivicola in questo angolo di Monferrato sono da ricercarsi in un nuovo irrigidimento del clima, negli eventi bellici che flagellarono l’area tra XVI e XVIII secolo e nell’apertura di nuove vie di comunicazione con le coste liguri, favorendo la commercializzazione dell’olio.
A partire dagli anni Novanta del Novecento vi è stata in Monferrato una riscoperta della coltivazione di questa pianta, con ottimi risultati e sono in atto varie iniziative promozionali per far crescere la cultura dell’olio, che hanno portato alla nascita della “Strada del vino, del cibo e dell’olio” e del marchio territoriale “Ramolivo”. Anche grazie ai cambiamenti climatici in atto l’olivicoltura in Monferrato sta riprendendo rapidamente forma, favorendo anche il recupero di terreni gerbidi situati in posizione favorevole; costituisce inoltre una valida alternativa alla viticoltura, per l’assai minore lavoro richiesto.
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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