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“L’Anima del Vino” entra nella rete Musei di Asti: arte e Barbera diventano patrimonio condiviso

Il museo della Cantina Barbera dei Sei Castelli entra ufficialmente nel circuito museale provinciale, la presentazione il 27 febbraio a Castelnuovo Calcea

“L’Anima del Vino” entra nella rete Musei di Asti: arte e Barbera diventano patrimonio condiviso

“L’Anima del Vino” il museo ospitato nel Centro Enoturistico “Il Risveglio del Ceppo” della Cantina Barbera dei Sei Castelli, in regione Opessina a Castelnuovo Calceacompie un passo importante: entra ufficialmente nella rete Musei di Asti, il sistema museale che riunisce le realtà culturali del territorio provinciale.

La presentazione pubblica è fissata per il 27 febbraio alle 18, con un evento aperto a tutti che si concluderà con un AperiVino dedicato ai prodotti e ai vini della Cantina. L'ingresso segna qualcosa di più: il dialogo sempre più stretto tra cultura, paesaggio e identità vitivinicola.

L’Anima del Vino” è percorso emotivo. Le protagoniste sono le vecchie viti, quelle che hanno concluso il loro ciclo produttivo. Invece di essere dimenticate, vengono trasformate in opere grazie alla sensibilità artistica di Ezio Ferraris. Le radici contorte, il legno segnato dal tempo, le torsioni naturali diventano forme che parlano di stagioni, fatica, attese e vendemmie. È la Barbera raccontata non attraverso le bottiglie, ma attraverso la materia che l’ha generata.

Per il presidente della Cantina, Maurizio Bologna, l’ingresso nella rete museale rappresenta la conferma di una visione che da tempo accompagna l’attività produttiva: il vino non è solo economia, ma anche cultura e storia.

Sulla stessa linea il direttore enologo Enzo Gerbi, che vede nel museo un modo diverso di raccontare la filiera: ogni ceppo custodisce la storia di un’annata, di un clima, di una scelta agronomica, di mani che hanno lavorato la terra.

Al centro resta lo sguardo dell’artista. Ferraris parla delle sue opere come di “memoria del tempo”: sculture che non cancellano il passato della vite, ma lo rendono visibile. L’ingresso nel circuito museale provinciale, sottolinea, è un segnale forte di riconoscimento per una cultura contadina che diventa patrimonio condiviso.

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