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test «Finalmente la legge che impedisce il finto artigianato»

Entrata in vigore la Legge annuale per le pmi che difende le imprese iscritte all’Albo artigiani - Soddisfatte le associazioni di categoria

«Finalmente la legge che impedisce il finto artigianato»

Giansecondo Bossi e Stefania Gagliano

Attesa da decenni, ora è realtà. Dallo scorso 7 aprile è entrata in vigore la Legge annuale per le Pmi che riserva l’uso dei termini “artigianato” e artigianale” esclusivamente alle imprese iscritte all’Albo delle imprese artigiane presso le Camere di Commercio, scongiurando così il loro utilizzo in modo improprio.

Una svolta attesa da anni dalle associazioni di categoria del settore. Soddisfazione è stata espressa dal Confartigianato Imprese Piemonte, che parla di un passaggio strategico non solo sul piano della concorrenza, ma anche nella lotta al fenomeno del falso Made in Italy, che continua a sottrarre valore all’economia reale. A questo proposito nel 2024 l’analisi regionale del Rapporto Iperico 2024 ha posizionato il Piemonte come quinta regione italiana con più alto numero di merce sequestrata, con 6,3 milioni di pezzi (+ 553% rispetto al 2023).

«La norma, con le sanzioni previste (fino all’1% del fatturato, partendo da un minimo di 25mila euro, ndr) – sottolinea Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – rappresenta una svolta perché introduce finalmente un presidio giuridico contro pratiche ingannevoli che hanno alimentato per anni una concorrenza sleale. Difendere il termine “artigianale” significa difendere un modello produttivo fatto di competenze, qualità e legame con il territorio”.

«Senza contare - continua - che si tratta di una tutela per i consumatori, che hanno una garanzia in più sulla veridicità di ciò che acquistano. Dopo anni di ambiguità, si chiude la stagione dei “furbetti” e si apre una nuova fase di trasparenza e correttezza del mercato”.

Nonostante un decennio difficile che ha visto la chiusura di circa 128mila aziende, l’artigianato italiano ha chiuso il 2025 all’insegna della resistenza, con 1,23 milioni di imprese attive.

In Piemonte ne operano oltre 113mila.

Il commento di Bossi (Confartigianato)

Commento positivo sulla norma anche da parte di Giansecondo Bossi, direttore provinciale Confartigianato. «Abbiamo sempre denunciato - afferma - il fatto che molte aziende di natura industriale abbiano usato impropriamente in vari ambiti - ad esempio in quello alimentare e della moda - un utilizzo improprio del termine “artigianale” per conferire un valore aggiunto alla produzione, grazie ad una dicitura spendibile molto bene a livello commerciale, facendo intuire al consumatore che si trattava di un prodotto caratterizzato da una lavorazione più attenta ai particolari. Non discuto sul fatto che, in qualche fase della lavorazione, questo principio sia applicato, ma di certo non lo si può estendere alla totalità della produzione».

«L’approvazione della norma - continua - arriva a circa 40 anni dall’entrata in vigore della Legge quadro sull’artigianato, che definisce dimensioni e natura giuridica di un’impresa artigiana, oltre alle peculiarità delle lavorazioni effettuate (articolo realizzato in modo esclusivo e non in serie, coinvolgimento del titolare e della maestranze nella lavorazione, che mantiene la manualità nonostante l’utilizzo di alcuni macchinari nel ciclo produttivo). Finalmente solo le ditte iscritte all’Albo delle imprese artigiane della Camere di Commercio, che nell’Astigiano sono poco più di 6mila, possono utilizzare la dicitura “artigianale” per identificare la lavorazione».

La soddisfazione di Stefania Gagliano (Cna)

Soddisfatta anche Stefania Gagliano, direttrice territoriale Cna (Confederazione nazionale artigianato).

«Abbiamo sostenuto con forza questa legge - afferma - perché il consumatore spesso non è in grado di capire se un prodotto è realmente artigianale oppure è solo spacciato come tale attraverso campagne di marketing ingannevoli.

La problematica riguarda moltissimi settori: dalla panificazione alla pasticceria, dalla pelletteria all'oreficeria, passando per la costruzione di mobili e complementi di arredo.

Ora, se un'impresa non è artigiana, non potrà qualificare la propria produzione come tale. In questo modo il gelato artigianale sarà unicamente quello prodotto da un laboratorio dove qualcuno pesa, miscela e assaggia. Un mobile artigianale sarà frutto del lavoro di chi il legno lo ha tagliato, levigato e trasformato sul serio. Un abito sartoriale sarà quello realizzato da un sarto vero, ago alla mano, non un algoritmo.

Adesso, però, è essenziale assicurare controlli capillari da parte delle autorità competenti, a garanzia degli artigiani e soprattutto dei consumatori».

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