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Olimpiadi

Un sogno a cinque cerchi: gli eroi dimenticati dello sport italiano

Dai sogni di gloria alle piccole grandi storie: epiche imprese, sacrifici e aneddoti degli atleti astigiani tra Anversa, Parigi e Helsinki

Olimpiadi 1924

Un'immagine delle Olimpiadi del 1924

Benvenuti a un viaggio nel tempo, una narrazione che ci riporta alle radici del mito. Immaginate di premere il tasto play e di essere trasportati in un'epoca dove lo sport non era solo competizione, ma un'epopea romantica e pionieristica: stiamo parlando della prima puntata del podcast "Chicca di Sport", intitolata "Un sogno a cinque cerchi".

L'Alba del Sogno: lo sport a inizio '900

Tutto inizia con una domanda fondamentale: com'era davvero lo sport all'inizio del secolo scorso?

Non c'erano i riflettori dei media moderni, né le tecnologie avanzate di oggi. Era un mondo fatto di polvere, sudore e una passione pura, quasi ingenua. In questa cornice, il podcast ci guida alla scoperta di come è nato quel desiderio ardente di gloria che chiamiamo "sogno a cinque cerchi".

Il Peso del Campione: La Paura della Solitudine

Ma la gloria ha un prezzo Il tema centrale è la paura della solitudine, un sentimento che accompagna spesso chi decide di inseguire un sogno olimpico. Essere un atleta a inizio '900 significava spesso affrontare lunghi viaggi e momenti di isolamento, dove la mente diventava l'avversario più difficile da battere, ben prima di scendere in campo o in pista.

Le Olimpiadi, un sogno a cinque cerchi, l’evento sportivo per eccellenza: i record sono fatti per essere battuti, una medaglia resta per sempre, e se lo dice Usain Bolt c’è davvero da fidarsi. In più di 100 anni di storia abbiamo applaudito imprese infinite: ci commuoviamo di fronte ai tanti record, alla storia che si intreccia con lo sport, allo sport che aiuta a scrivere la storia, alla magia dei cinque cerchi, agli astigiani che hanno lottato per esserne parte e non ci sono riusciti, a quelli che hanno sognato la medaglia, a quelli che quella medaglia l’anno raggiunta.

Valerio Arri 1920 ANVERSA

L’antesignano degli astigiani. Nato a Portacomaro nel 1892 (e morto a Torino nel 1970), disputò le Olimpiadi di Anversa in Belgio nel lontano 1920, nella maratona. Soggetto piuttosto particolare, oltre all’atletica leggera si dedicava alla “professione” di artista di canto ambulante. Inutile nasconderlo, ai tempi gli sponsor milionari e le grandi aziende di materiale sportivo erano un vero e proprio miraggio, a tal punto che Valerio, per poter prendere parte alla Maratona di Londra, prova generale pre-olimpica in cui conquistò un favoloso secondo posto, dovette usufruire di una sottoscrizione da parte dei suoi concittadini di Portacomaro. Fece una gara memorabile in Belgio, che non gli portò certo ricchezza ma la stima degli italiani, giungendo terzo alle spalle del finlandese Kohlemainen e dell’estone Lossman, con ben tre minuti di vantaggio sul quarto classificato, l’eroe di casa Broos. Al traguardo festeggiò il risultato con tre grandi balzi. Tornato in Piemonte, proseguì la propria attività di artista di strada: a Portacomaro lo ricordano suonare la fisarmonica. Non ebbe certo una vita agiata, tant’è che c’è chi racconta che a un certo punto della propria esistenza, prima di concludere i propri giorni a Torino, si fosse dato all’attività illegale del “voleur”. Entrava in negozi di calzature, provava scarpe, e volava via più veloce del vento, senza che nessuno riuscisse ad acciuffarlo. Ci salutò in età avanzata, lontano dalla ribalta ma con in tasca una medaglia preziosa quanto la ricchezza più grande.

Emilio Alciati 1924 PARIGI

Nacque nel 1902 per poi lasciarci nel 1984). Atleta leggero e brevilineo, sapeva esaltarsi sulle lunghe distanze. In Francia non ebbe fortuna e fu costretto al ritiro proprio nel momento in cui era nelle primissime posizioni, a causa della fame, mentre la sua “nemesi” sportiva Bertini ottenne un ottimo secondo posto. In carriera ottenne buoni risultati, in particolare alla Maratona di Torino. Emilio di mestiere faceva il “soffiatore” alla Vetreria di Asti, occupazione assai dispendiosa e, malgrado questo, vinse innumerevoli gare a cui partecipò, andando sul posto direttamente dalla fabbrica, cambiandosi solo scarpe, maglietta e pantaloncini. In città era abituato a frequentare il Bar Cocchi e leggere i quotidiani attraverso le sue spesse lenti da vista. Passò gli ultimi anni della sua vita in un alloggio in via Cesare Battisti assieme alla figlia Anna.

Giuseppe Garri 1924 PARIGI

Fratello di Lorenzo, detto “Cino”, altro campione, nel ’24 partecipò alle Olimpiadi nella disciplina dimostrativa delle bocce. Soprannominato “Pin”, è il bisnonno di Luca, cestista che molti anni più tardi affrontò le Olimpiadi di Atene. Fu l’unica circostanza in cui le bocce vennero praticate, e a prendere parte alla gara furono tre compagini: l’Italia, la Francia e il Principato di Monaco. Il torneo di disputò a Charenton, nella periferia di Parigi, e fu un po’ snobbato dai puristi. Si giocò alla francese, su un campo tracciato e con diviato di “raffare”. La cosa penalizzò non poco gli azzurri, che erano anche abituati a utilizzare le bocce di legno, mentre gli avversari avevano già introdotto quelle di bronzo. In gara tre quadrette. L'Italia superò agevolmente la Francia ma fu sconfitta di misura dal Principato di Monaco (con tutti giocatori di origine e nome italiani) che per ben sei volte eliminarono le bocce messe a punto dagli italiani. Tra il 1915 ed il 1925 i due fratelli Garri vinsero tutto ciò che c'era da vincere in Italia ed all'estero.

L’organizzazione della VIII Olimpiade sembrò inizialmente affidata ad Amsterdam. Tuttavia il Barone de Coubertin, nel suo ultimo anno da presidente del Comitato Internazionale Olimpico, volle celebrare il trentennale della nascita del CIO organizzando i Giochi nella città che ne aveva ospitato la fondazione. L’obiettivo della capitale francese fu anche quello di far dimenticare la mediocre edizione di Parigi 1900. Venne costruito per la prima volta un villaggio olimpico destinato a ospitare gli atleti e la tecnologia fu presente in dosi massicce (fece il suo esordio la radio). I Giochi della VIII Olimpiade furono disputati dal 4 maggio al 27 luglio e la delegazione italiana fu composta da 202 atleti (199 uomini e 3 donne). l protagonista azzurro delle Olimpiadi di Parigi 1924 fu il portabandiera della delegazione Ugo Frigerio, vincitore dell’oro olimpico nella marcia 10 km. Nei pesi tre ori azzurri.

Parigi 1924 è stata l'ultima volta in cui il tennis è stato inserito nel programma Olimpico, fino al suo ritorno a Seul 1988. È stata anche l'ultima volta in cui abbiamo visto il rugby nella variante a 15 giocatori, con il ritorno di questo sport solo a Rio 2016 nella variante a sette atleti.

L'Uruguay che non ti aspetti. Per la prima volta una squadra Sudamericana giungeva in Europa. Alle olimpiadi il suo primo incontro era previsto con la Jugoslavia. Gli jugoslavi, non parchi della loro presunta superiorità, mandarono degli osservatori per valutare la squadra concorrente. Gli uruguagi se ne accorsero e si allenarono commettendo errori clamorosi, tirando il pallone in direzioni improbabili, calciando il terreno, scontrandosi fra loro. Le spie riferirono la comicità e tenerezza di questi "stranieri" nel tentativo di giocare a calcio. Allo stadio vi fu un tiepido afflusso di spettatori, la bandiera uruguagia venne fissata capovolta, e non venne intonato il loro inno ufficiale. Nel pomeriggio dell'incontro l'Uruguay vinse 7 a 0. Per poi divenire campione olimpico.

Erano gli anni di Einstein premio Nobel per la fisica, del Vado che nel 22 vince la Coppa Italia (e Levratto festeggia Nudo sul campo), della nascita di Topolino, del sonoro nei cinema e dell’ascesa di Hitler, e della morte del primo grande sex simbol, Rodolfo Valentino.

 

Umberto Micco 1952 HELSINKI

Dopo la terribile Seconda Guerra Mondiale, Umberto Micco, nato a Boston, città dei Celtics e dei Bruins dell’hockey ghiaccio, ma grande talento dell’hockey su prato, che iniziò a praticare ventenne dopo essersi trasferito a Genova. Nato da genitori di origini moncalvesi, conquistò due titoli italiani nel 1938 e nel 1942. Nel 1948, tornato a Moncalvo per svolgere la professione di medico, fondò l’US Moncalvese Hockey, realtà inedita per le zone ma che col passare degli anni divenne punto di riferimento non solo a livello regionale, ma anche nazionale. Vanta 13 presenze in azzurro, è stato anche capitano dell’Italia in carriera, e nel 1952 partecipò alle Olimpiadi di Helsinky dove la selezione dello “stivale” fu eliminata dalla Francia nei quarti. Umberto Micco, ex Sindaco di Moncalvo e presidente del Coni provinciale, si spense nel 1989 dopo aver lasciato una traccia indelebile come uomo e come sportivo.

Nel 1952, durante una maratona, gli atleti Zatopek e Jansson si ritrovarono entrambi in testa alla corsa. Al ventitreesimo km venne dato loro mezzo limone. Zatopek consigliò a Jansson di non mangiarlo perché gli avrebbe fatto male. Lo svedese non seguì il consiglio e si mangiò il limone. Dopo soli 500 metri, ebbe un malore e abbandonò la gara. E la vittoria andò al cecoslovacco.

Vincitore per amore

Il francese Jean Boiteaux, vinto l'oro dei 400 stile libero, vide suo padre, vestito di tutto punto, gettarsi in acqua per abbracciarlo. Prima della finale, ancora adolescente, l'olimpionico aveva fatto promettere a suo padre di lasciargli sposare l'amata in caso di vittoria.

Sono i Giochi di Tommy Kono, dai campi di prigionia all’oro olimpico, dei 100 con 4 atleti a 10,4. Sono gli anni in cui nascono Steve Jobs e Michael Jackson, della tragica morte di James Dean, dei primi Canali RAI. Mentre in Italia si inizia a percorrete l’autostrada del Sole, in Inghilterra comincia il regno di Elisabetta II. E sboccia un evento che saprà di eternità, il Festival di Sanremo, che negli anni ha accolto artisti di ogni genere ma non ha mai ospitato un grande poeta che muoveva al periodo i primi passi musicali, Fabrizio De Andrè, che ha scritto la Canzone di Marinella, che prende spunto proprio dalla nostra città.

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