Comunità
06 Febbraio 2026 17:18:42
Questa mattina al Circolo Nuovo Nosenzo di Asti presentato il progetto, attraverso il racconto di una storia educativa lunga oltre vent’anni di scuola. L’incontro pubblico ha permesso di condividere risultati, riflessioni e prospettive future del progetto in rete di contrasto alla dispersione scolastica finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti per l’anno 2025.
“Uno per tutti, tutti per uno” èun’iniziativa che si è rinnovata nel tempo per rispondere alle fragilità sempre più complesse degli adolescenti. Un progetto che, come è stato ricordato più volte nel corso della mattinata, nasce dall’ascolto diretto dei bisogni degli studenti e dalla convinzione che la scuola debba essere prima di tutto uno spazio di relazione, accoglienza e crescita.
L'incontro è stato aperto con l'intervento del Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti Livio Negro che ha portato i ringraziamenti insieme al sindaco di Asti Maurizio Rasero.
A ripercorrere le tappe di questo lungo percorso è stata la referente del progetto, Roberta Borgnino, che ha ricordato come tutto abbia avuto inizio nei primi anni Duemila all’Istituto Castigliano, quando alcuni studenti chiesero di trasformare uno spazio ormai svuotato in un luogo di incontro, studio e ascolto. Senza risorse economiche ma con molta energia, prese forma un’esperienza che nel tempo si è ampliata, coinvolgendo il territorio, gli enti locali e realtà educative come il doposcuola Peter Pan e la cooperativa Jocco.
Negli anni il progetto è cresciuto fino a diventare una vera rete provinciale, capace di sperimentare nuove metodologie educative e di affiancare alla didattica figure professionali come psicologi, educatori e mediatori culturali. Un percorso che ha attraversato anche momenti difficili, in particolare con la fine dei poli provinciali, senza però perdere la propria identità. «Lavorare insieme, confrontarsi e creare spazi nuovi per gli allievi è sempre stata la nostra forza», ha sottolineato Borgnino, evidenziando come la scelta della Fondazione CRAsti di sostenere progettualità consolidate e pluriennali abbia ridato slancio e prospettiva al lavoro avviato.
Il cuore del progetto resta lo sportello educativo e di ascolto, uno spazio che intercetta il disagio in modo precoce e accompagna ragazzi, famiglie e docenti. Un bisogno sempre più evidente, come ha spiegato Giorgia Vecchio, psicologa attiva presso l’Istituto Castigliano, descrivendo un contesto scolastico complesso, multiculturale e segnato da fragilità emotive profonde. Ansia, vissuti familiari difficili e una diffusa mancanza di fiducia negli adulti emergono con forza. Lo sportello diventa così un luogo in cui i ragazzi possono sentirsi riconosciuti, “visti”, e trovare continuità di ascolto.
Un disagio che, come ha ricordato Monica Marandino, psicologa clinica impegnata in diversi istituti del territorio, si manifesta spesso già nella preadolescenza. In questo contesto si inserisce l’approccio della giustizia riparativa, che trasforma le sanzioni disciplinari in percorsi educativi e di riflessione, evitando l’allontanamento e il rischio di ulteriore dispersione.
Al centro del progetto c’è anche il valore della relazione educativa. Mario Silvetti, psicologo e psicoterapeuta, ha sottolineato come gli adolescenti possiedano già le risorse necessarie per affrontare le difficoltà, a patto che l’adulto sappia creare le condizioni per farle emergere. Un lavoro che coinvolge non solo gli studenti, ma anche genitori e docenti, spesso sorpresi di scoprire le proprie potenzialità educative.
In questa prospettiva, lo sportello diventa una vera e propria “palestra relazionale”, come l’ha definita Elena Paisi, educatrice storica del progetto. Un luogo in cui si lavora sull’autostima, sull’ansia e sul senso di inadeguatezza che colpisce molti ragazzi, talvolta spingendoli all’isolamento o a comportamenti aggressivi. L’obiettivo è spostare lo sguardo dalle carenze alle risorse, valorizzando competenze spesso invisibili, come quelle dei ragazzi di seconda generazione, capaci di agire spontaneamente da mediatori culturali.
Fondamentale anche il ruolo della mediazione culturale, illustrato da Sabina Darova, che ha descritto la scuola come una “casa che accoglie” studenti arrivati tramite ricongiungimenti familiari, profughi di guerra e minori stranieri non accompagnati. Il suo lavoro costruisce ponti tra studenti, docenti e famiglie, favorendo l’apprendimento dell’italiano, l’autonomia nello studio e la costruzione di un progetto di vita.
Accanto agli adulti, un ruolo chiave è affidato agli studenti stessi attraverso la peer education. Come emerso dai dati di monitoraggio, decine di ragazzi hanno dedicato centinaia di ore al supporto dei compagni, contribuendo non solo al miglioramento del rendimento scolastico, ma anche alla crescita personale e relazionale. Un modello che permette di intercettare il disagio in modo più immediato e prevenire fenomeni come bullismo e cyberbullismo.
Oggi “Uno per tutti, tutti per uno” coinvolge una rete ampia di istituti e rappresenta una risposta concreta alle nuove fragilità adolescenziali: ansia, paura del giudizio, isolamento e senso di inadeguatezza, spesso amplificati dai social media. Trasformare la scuola in uno spazio protetto, inclusivo e capace di ascolto non è semplice, ma l’esperienza raccontata ad Asti dimostra che è possibile.
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