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Perchè nessuno resti indietro: ad Asti una pioniera della lingua dei segni tattile

L'esperimento di Emanuela Valenzano con una donna che, dopo una vita da sorda, sta perdendo rapidamente anche la vista

Per persone non udenti e non vedenti

Riuscite a immaginare la vostra vita senza sentire i rumori né vedere cosa accade intorno a voi?
E’ la vita delle persone sordo-cieche, condannate ad un isolamento pressochè totale se non ci fossero degli “angeli della comunicazione” che lavorano affinchè questo non avvenga.
Uno di questi “angeli” è astigiano, si chiama Emanuela Valenzano, è una assistente della lingua dei segni, cofondatrice del Centro pedagogico linguistico e una delle pochissime esperte italiane che sperimenta la Lis “tattile”.
Un tema ancora scarsamente esplorato con pochi operatori a livello italiano senza una letteratura solida e procedure standardizzate. Valenzano sta sperimentando, qualche volta “inventando” metodi ad personam da condividere con gli altri colleghi italiani che si occupano di questo ristrettissimo ambito.

Emanuela Valenzano e Maria Michela Sebastiani

La sperimentazione astigiana

Per fortuna le persone sordo-cieche sono poche, ma per quelle poche poter trovare una forma di comunicazione è vitale.
Emanuela Valenzano sta sperimentando la Lis tattile su Mariangela, una donna astigiana sorda dalla nascita e, ora, gravemente ipovedente con una prospettiva di cecità totale.
Mentre la sordità non le ha impedito di vivere una vita a contatto con gli altri fatta di lavoro, famiglia, figli, interessi culturali, amicizie, la cecità in età adulta l’ha rapidamente isolata dal mondo.

Un incontro fortunato

E’ stato l’incontro con Valenzano a riaprirle le porte di quello stesso mondo del quale, oltre a non sentire i rumori, non vedeva neppure più luci e colori.
«Siamo partiti dal fatto che Mariangela conosceva la lingua dei segni tradizionale – spiega l’assistente – Il complicato lavoro che sto facendo con lei è quello di adattare la Lis alla sua sopravvenuta cecità».
Mano nella mano continuamente, Mariangela ed Emanuela comunicano attraverso la pressione delle dita. Sembra quasi fantascienza, eppure funziona.

Come funziona

«La Lis tradizionale si basa sull’uso di mani, corpo e mimica facciale. In quella tattile dobbiamo fare a meno della mimica, così si usano prevalentemente mani e posizioni del corpo. Ma è anche importante dare informazioni in più rispetto alla lingua dei segni così come la conosciamo noi. Devo raccontare a Mariangela chi è intorno a lei, chi sta parlando e quale è il tono della sua voce per darle elementi utili a comprendere fino in fondo il contesto in cui si trova. Un obiettivo ambizioso che però le restituirà la socialità, il pensiero, la sua capacità di essere interattiva e di mettere a disposizione degli altri il suo bagaglio culturale. Una grande ed entusiasmante sfida».

La vogliono imparare anche gli amici

Che condivide con la presidente Renata Sorba e i soci dell’Apri, l’associazione per ipovedenti di Asti. «Sono loro che hanno accolto Mariangela nel loro gruppo e che mi hanno chiesto qualche “lezione” per imparare a comunicare in autonomia con lei, anche quando io non ci sono. Cose semplici, basilari, ma sufficienti a non farla sentire sola. Una straordinaria avventura per tutti».

Lunetta e Mavi

Emanuela Valenzano, insieme alla sua socia Maria Michela Sebastiani, non è nuova a sfide pionieristiche nel campo della comunicazione. Insieme hanno inventato il cosiddetto “Percorso Lunetta” per insegnare a persone udenti la struttura della lingua dei segni. Tutto con una mezzaluna di legno e un gruppo di blocchetti colorati.
Sempre loro hanno ideato il Mavi (Marcatori Visivi) per aiutare bambini e ragazzi sordi a comprendere meglio i testi scritti attraverso l’uso di archetti colorati sulle pagine dei libri da studiare.
Perché nessuno resti dietro.

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