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Lutto patologico e disturbo da lutto persistente: cosa sono

Il termine indica quell’intenso dolore che proviamo nel momento in cui si perde una persona cara

Il lutto è il termine che indica quell’intenso dolore che proviamo nel momento in cui si perde una persona cara. L’elaborazione del lutto è un processo che serve a rielaborare emotivamente ciò che è successo, dai momenti vissuti insieme fino alla perdita della persona con la quale si è sviluppato un legame affettivo. L’elaborazione del lutto può avere un andamento con alti e bassi, durante i quali l’individuo alterna momenti di consapevolezza a quelli di negazione, rimozione rispetto alla reale perdita. Si possono però avvertire anche altri sentimenti come: shock, angoscia, ansia, solitudine, senso di colpa, depressione.

Secondo gli studi, ci possono volere tra i 6 e 12 mesi per riuscire ad elaborare un lutto e confrontarsi con quest’evento a viso aperto, e infine accettarlo. Ma cosa fare quando non si riesce ad andare avanti dopo aver subito un lutto? Una soluzione è rivolgersi a una psicologa a Torino oppure nella città più vicina, per riuscire man mano ad elaborare il lutto con la giusta terapia.

Lutto patologico: cos’è e quali sono le principali tipologie

Secondo una ricerca condotta da due studiosi in materia di lutto, Alicia Skinner Cook e Daniel Dworkin, si possono identificare quattro tipologie di lutto patologico:
· Evitare il lutto: in questo caso ci si prova a comportare in modo freddo e impassibile, ma dentro si prova risentimento e rabbia, rifiuto della perdita e distacco emotivo, con un atteggiamento colpevolizzante nei confronti di chi è morto.
· Il lutto cronico: in questo caso si passano anni senza riuscire a parlare del defunto, provando ogni qual volta che lo si nomina un dolore insopportabile e immenso. È come se dopo il lutto il tempo si fosse fermato. In questo caso si manifestano problematiche quali: depressione, senso di vuoto e disperazione.
· Il lutto ritardato: all’inizio ci si sente pratici e quieti. Ma questo succede solo in apparenza, in quanto le emozioni si fanno vive successivamente con un’irruenza maggiore o che si manifesta a seguito di un altro evento negativo.
· Lutto inibito: infine, viene identificato con il termine inibito quel processo di elaborazione del lutto che porta ad essere autolesivi e impulsivi. Ci si smette di curarsi, ci si alimenta male, si consuma alcol e perfino droghe e psicofarmaci in eccesso per eliminare i sentimenti dolorosi.

Disturbo da lutto persistente e complicato

Il lutto patologico, secondo le ultime indicazioni dell’APA, è stato inserito all’interno del Disturbo di lutto persistente e complicato. Questo disturbo può colpire tutti coloro che subiscono un lutto e porta anche ad implicazioni mediche come: ipertensione cronica, patologie cardiovascolari e immunodeficienza. Questa patologia si manifesta o comunque si riconosce solo nel momento in cui sono passati 12 mesi dal lutto. Se passati 12 mesi si avvertono ancora: pensiero persistente del lutto, nostalgia, dolore, intensa tristezza, preoccupazioni che fanno riferimento al defunto, preoccupazioni per le circostanze della morte, pensieri ossessivi sugli ultimi istanti di vita del defunto, incapacità di accettare la perdita, senso di colpa, evitare le persone, sfiducia nel prossimo, senso di alienazione ecc…

Tutti quei sintomi negativi che sono inevitabilmente legati alla perdita di una persona cara, dunque, possono costituire un campanello d’allarme, soprattutto se perdurano ancora dopo 12 mesi dalla perdita della persona cara. La diagnosi del Disturbo da Lutto Persistente e Complicato, comunque, dev’essere eseguita da uno psicologo che potrà poi seguire il paziente in un giusto percorso terapeutico.

Conclusione

In conclusione, il lutto non è una malattia ma una risposta normale a un evento doloroso. In alcuni casi però, il lutto può diventare patologico nel momento in cui si perde una persona e non si riesce ad accettarlo. In questo caso, è necessario il contributo di uno psicoterapeuta che può supportare chi non riesce ad elaborare il lutto a ritrovare il suo equilibrio

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