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Sport e Palio

Cristina Vinciarelli, il sorriso della pallavolo

Ritratto di una sportiva a 360°: nata come tennista, ha vinto il campionato di Serie A2 e giocato in diverse città piemontese, compresa Asti, dove risiede tuttora

“Lo sport ha il potere di cambiare il mondo, di ispirare, di unire le persone in un modo che poche altre cose fanno. Parla ai giovani in una lingua che comprendono”. Ispirazione, enfasi, socialità, pathos e giovinezza sono solo alcuni dei comuni denominatori di un linguaggio universale. Quando parliamo di Cristina Vinciarelli questo termine risulta inscindibile dal suo essere: è per lei passato, presente, e futuro. E’ un di elisir di eterna giovinezza, che rende il suo sguardo solare e il suo sorriso identici al recente passato. «Amo lo sport e il movimento», ammette: l’attività motoria è il suo lavoro da sempre. Prima come giovane promessa, poi da atleta, ora come kinesiologa e massoterapista, dopo aver conseguito la laurea in Scienze Motorie. Un lavoro “sul corpo e col corpo”, svolto sempre con positività ed energia. La stessa che ha sempre messo in campo fino a pochi mesi fa. Umbra doc, nata a Gubbio, nella città che ha accolto negli anni passati celebri fiction televisive, come Carabinieri e Don Matteo, e che la osserva con lo sguardo fiero, da astigiana d’adozione.
Cristina, la definizione di atleta poliedrica ti si addice assolutamente. Tutti in città ti conoscono come pallavolista ma in pochi sanno che sei “nata” come tennista…
«E’ vero, avevo circa sei anni e a Gubbio le opzioni a livello sportivo non erano molte. Mio fratello maggiore giocava a tennis, e il circolo era a pochi passi da casa mia. Di conseguenza provai a dilettarmici e devo ammettere che mi riusciva anche bene».
A tal punto da diventare una promessa…
«Vero. Col passare del tempo trascorrevo intere giornate sui campi, giocando con tutti i soci del club e facendo “muro”. Al tempo non c’erano grossi pericoli e avevo abbastanza libertà di movimento da casa al centro sportivo. Poi iniziarono i tornei, le prime soddisfazioni, e successivamente un percorso in un sodalizio un po’ distante da casa, con sacrifici ovvi per la mia famiglia».
Seguivi il tennis in tv?
«Eccome, era un appuntamento fisso. Erano gli anni della Seles, della Sabatini, Steffi Graf, Courier, Ivanisevic e molti altri».
Come è nato l’approccio alla pallavolo?
«Il percorso nel tennis divenne progressivamente più complesso da gestire. Mio papà amava maggiormente gli sport individuali, la mamma invece è rimasta sempre “super partes” a riguardo. A scuola, intorno ai dodici anni, la professoressa mi fece provare a giocare a volley e notò che ero portata, nè parlò con la mia famiglia e decisi di dedicarmici. La palestra era vicina a casa. Con il pasare del tempo iniziai a compiere un percorso di crescita nell’ambito pallavolistico e decisi quindi di abbandonare il tennis».
In venticinque anni di pallavolo hai girato l’Italia: Gubbio, Terni, Prato, Macerata, Brindisi, Castellana Grotte e Crema sono tutte tappe importanti prima dell’approdo in Piemonte. Quale parte d’Italia senti più tua?
«Grazie allo sport ho viaggiato molto e ne sono orgogliosa. I sette anni in Puglia rappresentano una tappa importante del mio percorso di vita, perchè lo sport è una parte enorme della mia esistenza. Sono nata a seicento metri di altezza, in una città magnifica, ma devo ammettere che amo profondamente il mare, ci vivrei al mare. Le zone che mi sono rimaste più nel cuore sono quindi la Puglia, dove la gente è solare, il clima stupendo, e il Piemonte, una regione di persone più riservate ma altrettanto magnifica e accogliente. Se penso a casa, però, quella resta la mia Gubbio. Quando ci torno mi sento completamente a mio agio, come se continuassi a vivere lì».

Davide Chicarella

Intervista completa sul numero di venerdì

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