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A lezione di wrestling col “Godzilla” Luca Franchini

Serata spettacolo al FuoriLuogo col telecronista di Sky Sport tra aneddoti e curiosità

A lezione di wrestling col “Godzilla” Luca Franchini

Godzilla è stato in città, ma non ha portato distruzione come il mostro delle illustrazioni giapponesi. Al contrario, ha regalato un paio d’ore di divertimento durante l’aperitivo del Fuoriluogo. Per il secondo appuntamento dell’anno di “A Pint of Sport”, il nostro Davide Chicarella si è tolto lo sfizio di dialogare con “Il Godzilla” Luca Franchini, un idolo degli appassionati di sport e intrattenimento made in USA. Le sue telecronache di wrestling su Sky Sport, in tandem con “Il Bardo” Michele Posa, sono ormai cultura popolare. Con loro, la competenza si sposa alla leggerezza: il gioco delle parti vede “Il Bardo” nei panni dell’intellettuale e “Il Godzilla” nelle vesti di chi alza i toni del commento. Un connubio nato nei primi anni Duemila, quasi per caso. “Fino a fine anni ’90, facevo tutt’altro – racconta Franchini – ero rappresentante di burro e formaggi, giravo per negozi in furgone 12-13 ore al giorno. Già allora però la passione per il wrestling era grande”. Luca è stato infatti il fondatore della prima pagina web in italiano dedicata al wrestling e poi uno degli autori che redigeva le schede degli atleti e i testi per le trasmissioni di incontri su Mediaset. L’approdo alle telecronache, su Stream prima e su Sky dopo, anticipa il grande boom del wrestling nel nostro Paese. Ogni sabato sera, il programma di Italia1 Smackdown fa ascolti record e rappresenta la migliore delle vetrine per portare sui canali a pagamento chi voglia godere di un’offerta più ampia. Gli appassionati si moltiplicano, ma c’è sempre chi taccia il wrestling di essere pura finzione: “Un giudizio un po’ sbrigativo – risponde Franchini – gli incontri di wrestling sono diversi rispetto a quelli di lotta perché sono predeterminati: una mossa viene compiuta in accordo tra i contendenti e l’arbitro. Ok, ma l’esito di un incontro è sempre ricco di sorprese. Chi dice che è solo finzione dovrebbe pensare al wrestling più come a un film al cinema: quello che conta è la sospensione dell’incredulità e godersi lo spettacolo”.

Articolo completo sull’edizione de La Nuova Provincia di martedì 26 marzo

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