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“La storia dei galletti del calcio”: il primo capitolo, dal 1932 al 1968

Nel primo capitolo del nostro speciale andiamo a ripercorrere i primi anni di storia del sodalizio biancorosso, con testimonianze inedite e curiosità

“La storia dei galletti del calcio”: il primo capitolo, dal 1932 al 1968

Storia, passione e tanti aneddoti si mescolano indelebilmente nei ricordi degli appassionati di sport, e calcio in particolare, quando ripercorriamo gli 88 anni di storia dei galletti. Ascese, cadute, variazioni societarie e, soprattutto, l’indelebile orgoglio delle tante bandiere che hanno indossato la casacca biancorossa sono solo una parte della storia che andremo a ripercorrere.

La nascita

L’Associazione Calcio Asti nasce il 21 agosto 1932 grazie soprattutto al ragionier Vittorio Marchia, che, come ricorda testualmente Fulvio Lucotti nel suo libro dal titolo ”Il gioco del calcio ad Asti”, ha voluto il ritorno all’attività della massima squadra cittadina.
La maglia è di colore rosso vivo. I collaboratori di Marchia sono Oreste Arrobbio, che diventerà in seguito un apprezzato giornalista locale, Giuseppe Lazzarone e i signori Poggio, Bertolino e Perinciolo.
Ammesso al campionato di Seconda Divisione, l’Asti viene inserito nel girone A assieme ad Acqui, Albese, Braidese, Cuneo, Mondovì, Saviglianese, G.S. Unica e Val Pellice. Questa la formazione di inizio torneo: Stura; Grassi, Ambrosio, Picco, Bo, Boano, Vergano, Giuliani, Cornetto, Dadone, Zo. Faranno poi parte della rosa anche i portieri Giovanni Galletti e Domenico Osella e l’attaccante Franco Turello.
Tra i primi risultati del nuovo undici biancorosso, in vetta alla classifica fin dalle prime giornate, balzano alle cronache una vittoria per 5-4 a Savigliano, una sconfitta (1-5) a Bra e il 4-1 ottenuto al “Michele Coppino” di Alba l’11 dicembre 1932.

Promozione in Serie C

L’Asti viene promosso in Serie C nel ’35, mentre nel ’44 prende parte al campionato di guerra dell’Alta Italia con altre nove squadre, fra le quali il Grande Torino e la Juventus. In quel torneo, in programma dal 23 gennaio al 14 maggio e vinto dal Gruppo Sportivo 42° Corpo dei Vigili del Fuoco di La Spezia (sodalizio affiliato allo Spezia) al termine del girone finale che vedeva impegnato anche il Venezia, i galletti si piazzano al settimo posto.
Questa la classifica finale della prima fase: Torino punti 34; Juventus 26; Biellese 24; Liguria 23; Genova 20; Novara 17; Asti 13; Casale 11; Alessandria 10; Cuneo 2. Questa vittoria sarà riconosciuta nel 2002 dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio come titolo ufficiale onorifico. Promosso per la prima volta in Serie A nel 2020, lo Spezia vanta ora il tricolore, ma non lo scudetto.
Dopoguerra
Dopo il secondo conflitto mondiale, l’Asti viene riammesso in “C”, ma successivamente finisce prima in “D”, poi in Promozione. Al termine dell’annata 1954-55 torna in Serie D grazie al commendator Vincenzo Balestrino, che rimane in carica fino al ’58, dopodiché la presidenza della società è affidata a Giuseppe Morando e, soltanto un anno dopo, al commissariamento di Carlo Bruno. Nel ’60 l’Asti retrocede in Promozione, ma viene subito ripescato in “D” in seguito alla rinuncia del Cuneo.  Nel frattempo diventa presidente dell’Asti il vulcanico Alessandro Mentigassa, che resterà alla guida del club fino al ’69. Nonostante l’arrivo, nella stagione 1963-64, di Bruno Cavallo, vicepresidente del Torino e dell’Asti nello stesso tempo, i galletti non riescono ad ottenere la promozione in Serie C. Mentigassa e Cavallo decidono poi di andare ognuno per la propria strada. Il primo rimane alla guida dell’Asti, mentre il secondo diventa in seguito presidente della Macobi, società che ha assorbito la vecchia Astense del compianto Cecco Pontacolone. Promossi in Serie D nell’estate del ’66, i torelli granata disputano con i galletti biancorossi lo stesso campionato per due stagioni. Questo il bilancio dei quattro derby: tre pareggi e una vittoria a favore della Macobi. Nel ’67, comunque, l’Asti manca per un soffio il salto in “C”: arriva infatti secondo a un solo punto dal Pavia.

I calciatori di riferimento

Negli anni Quaranta vestono la maglia biancorossa giocatori di un certo rilievo come Agnisetta (portiere), Borsato e Pavese. Tra il ’54 e il ’68, invece, giocano nell’Asti i vari Maestri, Ferraris, Cavagnero, Stradella, Avere, Scaglia, Tagliaferri (portiere), Voglino (portiere), Cardillo, Poletti, Vannicola, Carlo Unere, Chiaranda, Venturello, Demagistri e Veronese. Sono i protagonisti di innumerevoli sfide e derby piemontesi sentiti, con le avversarie di sempre: i nerostellati del Casale, i “leoncelli” del Derthona e il Cuneo, come raccontato anche attraverso le immagini dell’epoca, sono antagonisti orgogliosi nella lotta in campionato.

Doppia pagina completa, e da collezionare, all’interno dell’edizione di martedì 17 novembre, con le interviste ai protagonisti e alcune curiosità sul caòlcio in città a inizio Novecento: correte in edicola!

 

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