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Mimmo Caruso, il “problem solver” di calciatori e ristorazione

“Sono profondamente diverso dal prototipo del calciatore di Serie A. Con loro non parlo di tattica, non mi vesto come loro. L’obiettivo di uno sportivo è quello di allenarsi con la mente libera e dare il massimo il giorno della partita”

Come si entra nel cuore di un atleta? Probabilmente con la semplicità di chi non è tifoso ma semplicemente amico. La regola del rapporto ideale fra imprenditore e calciatore sta tutta nell’essere “così diversi, così uguali”. In un mondo nel quale la quotidianità di una “divinità” del pallone è ossessionata da concetti quali “tattica, gol, pressing, tiki taka”, una serata informale di fronte a un buon vino e qualche primizia della cucina piemontese, parlando di un mondo decisamente distante da quello dorato (e frenetico) come quello del pallone è la ricetta giusta.

Parole e musica, coniugando rigorosamente due mondi tendenzialmente distanti come sport ed enogastronomia, ma che nella quotidianità della sua attività commerciale finiscono col convivere alla perfezione, di Mimmo Caruso, sangue partenopeo, piemontese di nascita e da anni imprenditore a pochi passi da Asti, dove l’abbiamo conosciuto in occasione della “serata mondiale” del “Festival Lieve” al Palco 19, in compagnia di Gianluca Zambrotta, suo caro amico. Domicilio nelle Langhe, terre che ama profondamente, epicentro della sua attività, che si sviluppa in tutta Italia, Alba, sede della “Libra Soluzioni”, società che si occupa di impianti di ristorazione e cucine.

Ama definirsi il “problem solver” dei calciatori: uomo di fiducia assoluta per tante stelle del football, con il suo lavoro dietro le quinte dà all’atleta la possibilità di concentrarsi al meglio sull’attività agonistica, risolvendo i piccoli-grossi problemi legati alla quotidianità famigliare.

Mimmo, come sei entrato nel mondo del calcio?

Grazie a Paolo Cannavaro. Sono cresciuto con la sorella di Fabio e Paolo, a Soccavo. Grazie all’amicizia con lui ebbi modo di conoscere progressivamente Floro Flores, Zambrotta, Peluso e molti altri.

Il nome della tua attività, “Libra Soluzioni”, implica la capacità di risolvere le complessità che si verificano nella vita di tutti i giorni. Chi fu il primo atleta che si rivolse a te?

Fu Stephan Lichsteiner, un uomo straordinario fuori dal campo, uno del calciatori più odiati dagli avversari sul rettangolo verde. Gli progettai la cucina di casa e iniziai a collaborare con lui con piccole iniziative, quali la ricerca di una colf e lavori di sistemazione della casa.

Quali sono i giorni più impegnativi del tuo mestiere?

In assoluto il sabato e la domenica. Il weekend è dedicato alle partite della Serie A, il calciatore spesso mi chiede informazioni su dove cenare dopo le gare oppure dove trascorrere una giornata di relax post match. La mia grande passione è l’enogastronomia e mi occupo di consigliare ai ragazzi le soluzioni più interessanti. Un’attività che svolgo in tutta Italia, mettendo a contatto lo sport con la ristorazione, una sorta di “business to business” fra due mondi che in fondo non sono così distanti, perché sono entrambi forma d’arte.

Fra i molti calciatori che segui, quali sono quelli con cui hai rapporti speciali?

Sicuramente Lorenzo De Silvestri, calciatore laureato, personaggio straordinario che mi ha ringraziato per avergli insegnato a dire “ti voglio bene” alle persone più care. Thomas Rincon, atleta venezuelano che sono certo diverrà un grande imprenditore, Christian Ansaldi, ottimo esterno e uomo di grande valore, poi Daniele De Rossi, che ama profondamente il football e adora l’enogastronomia, il giovane Vojvoda, stella emergente del Torino, un ragazzo che ha visto la guerra, il figlio che non ho mai avuto.

Sei anche in contatto con Paulo Dybala: lo immagini lontano dalla Juventus?

Assolutamente no, per me resterà in bianconero. Quando fu acquistato dal Palermo ho passato alcuni giorni di vacanza con lui a Roma all’Hotel Cavalieri. Viene spesso ad Alba per assaporare le specialità locali.

Qual è il segreto per essere un uomo di fiducia di atleti sotto i riflettori come loro?

Sono profondamente diverso dal prototipo del calciatore di Serie A. Con loro non parlo di tattica, non mi vesto come loro. L’obiettivo di uno sportivo è quello di allenarsi con la mente libera e dare il massimo il giorno della partita, il mio è quello di facilitarli nella gestione della quotidianità e metterli nelle condizioni di rendere al meglio.

Nel tuo mondo due microcosmi come sport ed enogastronomia si intersecano alla perfezione… E’ corretto affermare che il cibo sia una delle tue grandi passioni?

Per rispondere alla tua domanda ti posso dire che sono riuscito a far passare il concetto che essere sovrappeso è positivo, perché significa che si mangia e quindi si è felici.

Quando parliamo di personalità a cui tieni particolarmente di certo possiamo citare Oscar Farinetti e lo chef Antonino Cannavacciuolo. Cosa rende il conduttore di Master Chef un riferimento mondiale della cucina?

Antonino ha la capacità di proporre una cucina di altissimo livello, con prodotti unici, e lo fa con informalità e naturalezza. Accompagna i suoi piatti stellati con una pacca sulla spalla dei suoi clienti. Chi mangia nei ristoranti di Cannavacciuolo si sente a casa, accolto con grande calore.

 

Intervista completa nell’edizione di martedì 1 febbraio, disponibile anche in digitale

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