Moise Kean: dall’Asti alla Juveper stupire anche in Azzurro
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Moise Kean: dall’Asti alla Juve
per stupire anche in Azzurro

Una parabola stupefacente, che tocca come traguardo numeri da capogiro, tanto impressionanti da poter causare voli pindarici. Finchè Moise Kean avrà nel cuore la passione e la gioia che lo animano

Una parabola stupefacente, che tocca come traguardo numeri da capogiro, tanto impressionanti da poter causare voli pindarici. Finchè Moise Kean avrà nel cuore la passione e la gioia che lo animano attualmente però, l'unico traguardo potrà essere il gotha dei giovani prodigi del calcio. Con allegria e la giusta sfrontatezza si è imposto nel panorama tricolore e non solo come uno degli attaccanti più completi del 2000: 24 reti in dieci gare coi suoi coetanei della Juventus, 14 sigilli in 15 match con i 1998, di due anni più vecchi. Esordio in Nazionale e già due reti segnate nell'Under 15 di Antonio Rocca, contro Albania e Inghilterra. Nato a Vercelli, sbocciato ad Asti, al Don Bosco prima, nei galletti poi, è volato a Torino, per vivere 5 anni intensi e ricchi di gol in maglia granata, prima di passare alla Vecchia Signora.

Moise, ripercorriamo i passi della tua storia calcistica. Come nasce il tuo approdo al rettangolo di gioco?
«Come ogni bimbo seguivo i miei fratelli (Giovanni, classe 1993, ha disputato quest'anno la D, in passato ha vestito i colori dell'Asti e anche di un team greco, NDR), e provavo a imitarli».
E poi cosa è accaduto?
«Ho avuto la fortuna di venire notato da Biasi, che al tempo svolgeva il ruolo di responsabile del settore giovanile dell'Asti. Devo ringraziare tutti gli allenatori che ho avuto al mio fianco, i dirigenti biancorossi, in particolare però il mio plauso più grande va a Renato, che ha apprezzato il mio talento e mi ha proposto al Torino. Dopo un provino, sono diventato un calciatore granata».

Dal Torino alla Juventus, un passaggio non sempre facile. Qual è la tua fede calcistica?
«Onestamente non sono un tifoso in senso assoluto, alla mia età credo sia fondamentale divertirsi e onorare i colori della maglia che si indossa».
Hai segnato tante reti, ce n'è una speciale più di altre?
«Direi il primo gol in azzurro, contro l'Albania nel marzo del 2015».
Cosa significa indossare la maglia bianconera e che privilegio rappresenta avere come mister Corrado Grabbi, ex attaccante di A?
«E' un'emozione unica, il nome Juventus dice tanto. Questa società ti insegna a essere uomo, dentro e fuori dal campo. Grabbi mi ha dato molto, il suo motto è che per fare strada nel calcio servono cuore, gambe e testa, e la penso esattamente come lui».

Hai solo 15 anni ma ti sei già posto dei traguardi agonistici?
«La mia priorità è mantenere la passione e la gioia che nutro per lo sport, fare il massimo con la Juventus. Spero di rendere la mia famiglia orgogliosa».
Ogni giovane atleta ha un idolo: il tuo qual è?
«In assoluto Mario Balotelli».
Osservando i numeri di Moise si rischia di pensare che l'allievo abbia già superato il "maestro Balo".

Davide Chicarella

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