cive
Sport

Stefano Civeriati, l’esteta del calcio che riempì il “Censin Bosia”

Guida della più bella versione dell’Asti Calcio degli ultimi trent’anni almeno, che giunse seconda in Serie D, ex talento di Inter, Venezia e Vicenza

Stefano Civeriati, l’esteta del calcio che riempì il “Censin Bosia”

Pensi a Stefano Civeriati, e sovviene l’estetica. Del football, l’eleganza del calciatore, l’espressione corale e sinergica da allenatore. Una visione perfetta, celebrativa, quasi superba, a tal punto dal diventare rischiosa, complicata da accettare e mettere in pratica. Come nel calcio di Zeman, di Guardiola, la necessità di avere i giusti interpreti per far funzionare un meccanismo complesso. Il rischio del fallimento, la consapevolezza, però, del possibile capolavoro in caso di riuscita. Non è certo un caso se parliamo di lui pochi giorni dopo l’anniversario della scomparsa di un mito, Johan Cruyff. Idolo d’infanzia di Stefano, che, guarda caso, vedeva lo sport con le stesse sfumature del tecnico alessandrino. «Quello che conviene insegnare ai ragazzi è il divertimento, il tocco di palla, la creatività, l’invenzione. La fantasia non fa a pugni con la disciplina», disse il grande asso olandese. E siamo convinti che, in sintesi, questa sia l’essenza del calcio espresso dall’Asti più bello degli ultimi trent’anni. Quello in tutto e per tutto figlio del “Cive”, folgorante nella prima stagione, imperfetto in parte della seconda, prima di lasciare il posto a Fabio Fossati. Era anche l’Asti del suo vice Sala, del ds Isoldi, e di un direttivo storico composto da Turello, Piacenza e Chiesa affiancato dal duo alessandrino Colla-Baistrocchi. Era il 2012, la matricola biancorossa in D arrivò seconda a un soffio dal Cuneo di Iacolino. Un dualismo tra mister agli antipodi: amante del bel gioco il primo, pragmatico il secondo.
Stefano, che cos’è per te il calcio?
«La mia vita, è tutto. Da quando a 12 anni sono partito dall’Alessandrino destinazione Milano, sponda Inter. Il pallone mi ha regalato emozioni straordinarie: l’esordio in Serie A appena ventenne, un sogno, un punto d’arrivo. Poi la carriera da allenatore».
Quali le tue fonti d’ispirazione?
«Risposta per me immediata e facile. Johan Cruyff sul campo, Pep Guardiola come trainer».
Parliamo un po’ della tua carriera di atleta: che bilancio tracci? Forse potevi raccogliere di più…
«Ho fatto pochissimo, ma non ho rimpianti. Nella vita ci sono tempi e momenti, bisogna saperli cogliere. In tutta onestà ho più rimpianti da allenatore che da calciatore. Sicuramente la mia impulsività non ha pagato: ho voluto trasferirmi in B al Catanzaro per giocare di più. Fossi rimasto all’Inter avrei vinto lo scudetto. Ho però grandi ricordi, e spero ne portino buoni di me i tifosi, delle avventure a Venezia e Vicenza. Ho smesso presto, a soli 32 anni, col calcio ad alto livello, dopo sette interventi. Contano molte componenti, la volontà, la buona sorte, ma, ripeto, non ho alcun rammarico».
Quando parli di rimpianti da tecnico a cosa ti riferisci in particolare?
«A 34 anni allenavo in C a Novara, mi ero iscritto a Coverciano per fare il corso poi qualcuno mi fece squalificare per otto mesi. Persi l’entusiasmo, mi allontanai per qualche anno da questo sport, e la mia carriera ovviamente ne risentì».
Tra le gemme di questa carriera c’è sicuramente l’avventura ai galletti dell’Asti: al primo anno in Serie D arrivaste secondi e tutti ancora parlano di quella favolosa squadra…
«Fa molto piacere osservare come nonostante siano passati anni il ricordo resta forte. Solo pochi giorni fa ho visto sui social una foto postata da Raffaele Merzek, nostro capitano quell’anno. Una stagione stupenda, eravamo partiti per salvarci, siamo giunti secondi. Ricordo bene il pareggio in amichevole contro il Torino (1-1 con rete di Poesio, ndr), la soddisfazione di vedere il “Censin Bosia” pieno per le nostre partite. Una annata da favola, il mix perfetto tra tecnici, atleti e dirigenti, i meccanismi che funzionavano alla perfezione».

Davide Chicarella

Articolo completo sull’edizione di martedì 31 marzo, consultabile anche nell’edizione digitale

Condividi:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp

Scopri inoltre:

Edizione digitale
Precedente
Successivo