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Tornano le “montagne” di rifiuti al campo rom
Attualità
Il caso

Dall’arrivo negli anni ‘90 ad oggi, la difficile convivenza di Asti con i rom

L’amministrazione ha stanziato 150.000 euro per una nuova bonifica dell’area, ma anche in passato si investì su bonifiche varie, senza successo

Com’era prevedibile, la decisione dell’amministrazione comunale guidata dal centrodestra di spendere 150.000 euro per lavori di bonifica e messa in sicurezza del campo rom di via Guerra ha scatenato una vivace querelle in città, soprattutto su Facebook. Una scelta che, dal punto di vista sociale e sanitario, era inevitabile visto lo stato di degrado in cui vivono i circa ottanta rom rimasti nel campo, ma che dal punto di vista politico è la dimostrazione di come, anche le forze più intransigenti e che sposano la linea dura, alla fine devono fare i conti con la realtà e adeguarsi di conseguenza.

Prima il questore di Asti, Sebastiano Salvo, poi il nuovo prefetto Carlo Ventrice hanno invitato il Comune a darsi da fare per disinnescare una vera e propria bomba sanitaria, quella del campo rom, che potrebbe esplodere in qualsiasi momento con epidemie e perfino morti. Tutto il resto, spostare le famiglie in un altro luogo, metterle nell’hub di Castello di Annone, allestire un campo temporaneo nell’attesa che si bonifichi l’attuale area sono rimaste – ancora – sulla carta.

A questo punto, dato che il campo rom (ufficialmente non più aperto anche se popolato da occupanti senza titolo) sarà presto bonificato e messo in sicurezza, con l’installazione anche di nuovi bagni, è probabile che le famiglie alla fine restino lì. L’obiettivo dell’amministrazione Rasero rimane comunque il superamento dell’area, ma con tempi e modi che nessuno ancora conosce.

Ma quando è iniziata il rapporto tra Asti e i rom? Tutte le amministrazioni comunali che hanno gestito la città dall’inizio degli anni ‘90 hanno avuto a che fare con le famiglie rom e, nonostante i buoni propositi di risolverne i problemi, o si sono arrese con interventi saltuari, ma non risolutori, o non hanno potuto cambiare granché la situazione anche con progetti sociali di più ampio respiro. Il 28 settembre del 2009 l’allora vicesindaco di Alleanza Nazionale Sergio Ebarnabo scrisse alla Procura della Repubblica per dare informazioni sulla situazione dei campi nomadi.

In quella comunicazione si legge ciò che resta la più attendibile ricostruzione degli avvenimenti che hanno portato alla situazione di oggi. «Risulta documentata la presenza di famiglie rom ad Asti – racconta Ebarnabo – a partire dalla metà del 1991 nell’area di loc. Isolone, lungo il fiume Tanaro. Tali famiglie, verso la fine del 1992, furono trasferite presso un campo di transito ubicato in loc. Revignano nei pressi di quello già occupato dai sinti. Presumibilmente poco prima, inizio anni ‘90, un secondo gruppo di rom, probabilmente imparentato con il primo, si era già accampato, acquistandolo, in un terreno agricolo privato sempre in loc. Revignano».

La convivenza tra rom e i residenti di Revignano si dimostrò critica. Così dal luglio del 1992 il gruppo di famiglie rom, che era stato messo in quell’area, fu spostato nel campo di via Guerra 27 dove, però, si erano già insediati i sinti. L’unico campo di via Guerra venne quindi diviso in due parti. Poi, qualche anno dopo, anche il secondo gruppo di famiglie rom fu trasferito in via Guerra 27 e nei paraggi non essendovi più spazi disponibili nel campo principale. «A fine 1998 – continua la ricostruzione di Ebarnabo – tutte le famiglie rom risultavano collocate in via Guerra 27 insieme alle famiglie sinte».

Ma tra boom di nascite e difficile convivenza tra le due etnie, il Comune prese la decisione di spostare i rom in un nuovo campo tutto loro, in via Guerra 36, dove ancora oggi si trovano. La decisione di metterli nella nuova zona fu presa con una deliberazione della Giunta Voglino il 27 novembre 2003.

«In data 2 febbraio 2004, con atto specifico, venivano assegnate le dodici piazzole alle famiglie rom trasferitesi nel nuovo campo». Il resto è storia più recente con tutte le criticità note: le denunce degli imprenditori dell’area industriale per una convivenza impossibile, gli abbandoni dei rifiuti e le numerose bonifiche ambientali, ad opera dell’Asp, poi pagate dai cittadini, gli appelli di alcuni rom che, a loro volta, hanno lamentato condizioni di vita impossibili rese ancora più critiche dagli incendi i quali, più volte, hanno reso l’aria irrespirabile. E ancora: raccolte firme degli imprenditori, la rabbia dei cittadini, nuove segnalazioni in Procura, etc. Fino alla decisione di qualche giorno fa di intervenire con la bonifica straordinaria che sarà effettuata nelle prossime settimane.

[foto di repertorio del campo rom]

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