Governo/ Oggi in Cdm lo stop al finanziamento pubblico ai partiti
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Governo/ Oggi in Cdm lo stop al finanziamento pubblico ai partiti

Governo/ Oggi in Cdm lo stop al finanziamento pubblico ai partiti
Nel Pd il tesoriere Misiani evoca la cassa integrazione


Roma, 31 mag. (TMNews)
– Il Consiglio dei ministri è convocato per oggi, alle 11 a palazzo Chigi. All’ordine del giorno figura il decreto legge per gli sgravi fiscali a favore delle ristrutturazioni e dell’efficienza energetica e il disegno di legge per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. ‘Fuori-sacco’ si potrebbe disutere anche del decreto per il commissariamento dell’Ilva.

L’iniziativa del governo sul finanziamento pubblico “sarà l’ennesima presa in giro” ha detto Riccardo Nuti, vicecapogruppo alla Camera del Movimento 5 Stelle, mettendo le mani avanti alla vigilia del Consiglio dei ministri che potrebbe varare il disegno di legge, uno storico cavallo di battaglia della formazione politica guidata da Beppe Grillo. “E’ chiaro – ha spiegato nel corso di un incontro stampa dedicato a questo tema – che se tu metti detrazioni più ampie per chi versa contributi, è lo Stato che sta pagando, non c’è nessuna abolizione”. “Noi – ha aggiunto Riccardo Fraccaro, deputato M5S e componente della commissione Affari costituzionali di Montecitorio – li sfidiamo ad adottare il nostro testo, che prevede l’abolizione dei rimborsi elettorali e la non erogazione di quelli già assegnati in base alla vecchia legge. E proponiamo che i soldi risparmiati vadano alla Cassa depositi e prestiti per un fondo a favore di piccole e medie imprese, ma su queste nostre iniziative c’è un boicottaggio politico”.

E nel Pd già si parla già di cassa integrazione, anche se Antonio Misiani ufficialmente ha spiegato che “gli strumenti verranno valutati insieme ai lavoratori”. Il dato di fondo, però, il tesoriere non lo ha negato: il Pd ha bisogno di un “ridimensionamento di tutte le strutture di partito”, che qualcuno in casa democratica arriva a quantificare in un 50% in meno di personale, a regime.

E il segretario del Pd Guglielmo Epifani ha spiegato: “Abbiamo 180 dipendenti, se tutti dovessero andare in Cig non potremmo fare più niente. La questione è molto semplice: siamo di fronte alla riforma del finanziamento ai partiti politici, la quota del finanziamento pubblico diventerà irrisoria e crescerà la forma del finanziamento privato. Sappiamo quello che prendevamo oggi, non sappiamo quello che prenderemo domani”.

“I nostri dipendenti – ha aggiunto Epifani – hanno chiesto di sapere qual è la situazione. Il nostro tesoriere ha spiegato che si troveranno le soluzioni per non lasciare fuori nessuno. Ma non può essere vista come un’arma di pressione sul governo, abbiamo già detto sì al governo”.

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