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Attualità
Diritti del Lavoro

Albanesi astigiani pronti alla class action per poter andare in pensione

Diaspora 91-19 si costituisce associazione e scrive al presidente Draghi per la firma dell’accordo con l’Albania per il riconoscimento degli anni lavorati in patria. E viceversa per gli italiani che vivono là

Gli albanesi astigiani non mollano e al termine dell’assemblea dell’associazione costituita Diaspora 91-19 che si è tenuta sabato scorso presso la sede di Assoalbania, hanno scritto una nuova lettera al presidente del Consiglio Draghi e a tutti i ministri coinvolti in una questione che impedisce agli albanesi in Italia e agli italiani in Albania di andare in pensione con gli stessi anni di contribuzione della legge vigente. Perché? Perché non è mai stato firmato l’accordo fra i due Paesi che consente di riunire i contributi figurativi che consentono ai cittadini di andare in pensione raggiunta l’età minima per farlo. In sostanza, gli albanesi che vivono e lavorano in Italia non possono far valere gli anni già lavorati in Albania e viceversa gli italiani che vivono e lavorano nel Paese oltre Adriatico. Con il risultato di poter andare in pensione solo con il raggiungimento dell’età massima lavorativa anche se, sulle spalle, sono molti di più. Una vicenda che non costa ai Governi, chiamati a riconoscere solo la parte di pensione effettivamente maturata sul loro territorio. Manca una firma, invocata a gran voce da molti anni ma che, nonostante le dichiarazioni d’intenti favorevoli, non è mai stata fatta.
Gli albanesi sono stufi di promesse non mantenute sia dall’Italia che dall’Albania e nella lettera chiedono di porre fine a questa stortura altrimenti promettono una class action per porre fine a quella che ritengono una vera e propria discriminazione. Che ha anche gravi ripercussioni sulla sicurezza sul lavoro visto che molti di questi cittadini fanno lavori usuranti e faticosi e con l’avanzare dell’età sempre meno adatti.
Diaspora 91-19 conta oltre 2100 albanesi nella provincia di Asti e continua a raccogliere adesioni per portare avanti il riconoscimento di poter smettere di lavorare come tutti gli altri.
Molti di questi lavoratori sono in Italia da decenni, sono già cittadini italiani e sono in tutto e per tutto integrati nella nostra società ma, a parità di età e di anni di contribuzione, devono lavorare più a lungo solo perché l’Italia non riconosce gli anni lavorati in Albania.
Una firma su un accordo bilaterale così come è stata già fatta per decine di altri Paesi al mondo. Solo questo chiedono.

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