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Attualità

Canelli, filma gli anziani sopravvissuti ai campi di concentramento per fermare nel tempo i loro racconti terribili

Gianna Menabreaz, cultrice della storia locale, ha lavorato tre anni alla raccolta delle testimonianze

Ha 77 anni, una passione per la storia locale e un’urgenza che la divora: quella di dare la massima divulgazione dei racconti fatti dagli anziani canellesi sopravvissuti ai campi di internamento tedeschi.
Gianna Menabreaz è già molto conosciuta da chi ama la storia locale perché, prima con l’associazione Memoria Viva, ora in modo indipendente, ha passato molti anni a raccogliere le testimonianze dirette di chi ha vissuto momenti terribili passati alla storia. Fino a quando era in vita il marito, incontravano i testimoni insieme: lei scriveva, , il marito registrava e filmava per fermare nel tempo quei racconti da affidare alle nuove generazioni affinchè imparino dagli errori del passato.
«Io non dimentico nessuno dei racconti che mi sono stati affidati – dice Gianna – perché non si può dimenticare un anziano che mentre ricorda quegli anni terribili di prigionia si mette a piangere come un bambino e dopo tanto tempo si accorge di non aver dimenticato il dolore e l’umiliazione provati. Anche io mi commuovo e il mio contributo nel raccogliere e pubblicare queste testimonianze è volto a far commuovere anche le persone che le leggeranno».
Nell’articolo accanto pubblichiamo una piccola selezione di lettere inviate dai campi di internamento tedeschi in cui erano prigionieri i soldati italiani, a partire dalla firma dell’Armistizio perchè considerati dei traditori.

Gianna Menabreaz

«Sono lettere brevi, semplici ma strazianti – dice la cultrice di storia locale – Non tanto per quello che c’è scritto, ma per quello che non viene mai raccontato. I prigionieri per non far preoccupare genitori e parenti, restituiscono nelle loro lettere una realtà che non esiste, un mondo in cui si sta abbastanza bene, in cui si mangia, in cui se ci si ammala si viene curati, in cui nessuno muore. Realtà ben lontana dall’orrore dei maltrattamenti, delle privazioni, della fame, del lavoro forzato fino alla morte. Ecco, quando penso che a scrivere quelle lettere furono dei ragazzi fra i 19 e i 22 anni, mi commuovo, perché non si può neppure lontanamente immaginare lo sforzo che fecero per tranquillizzare casa, per non dare ulteriori pensieri a quelle famiglie che vivevano nella miseria della guerra nelle campagne astigiane».
Un lavoro di raccolta di testimonianze durato tre anni con una grande quantità di foto, lettere, racconti, filmati e registrazioni che in parte sono già confluiti, nel 2008, nel libro “Gli ultimi testimoni”.

Questa la selezione di lettere dai campi di concentramento raccolte da Gianna Menabreaz

14 luglio 1943

Carissimi Genitori, con questa mia spero di trovarvi bene, al presente posso assicurarvi di me all’ottimo stato di salute.
Spero ormai sarete informati che sono prigioniero. Mi trovo con un mio compagno di Nizza Monferrato, anzi vi prego di andare a trovare la sua famiglia.
Vi prego di andare pure a trovare Maria, e ditele che la penso sempre e le scriverò appena possibile, e non vedo l’ora e il momento per rivederla. Dunque, state tranquilli, non siate in pensiero di me che sto benissimo. Spero di potervi presto inviare l’indirizzo. Tanti saluti ai fratelli, cognati, tutti e oi ricevete i miei più cari saluti e baci a stretti abbracci, vostro aff.mo Figlio Maurizio.

3 febbraio 1944

Carissimi genitori, da alcuni giorni attendo vostre notizie ma fino a questo momento ne sono privo. La mia salute è ottima e così spero di voi tutti. Mi trovo ancora al campo di concentramento in attesa della partenza per il campo di lavoro. Spero che la fornace tiri avanti bene e che non abbiate molte difficoltà con il lavoro; io qui non posso lamentarmi, sono al caldo, ho la mia razione di rancio e tiro avanti. In quanto ai pacchi ciò che mi raccomando è che non dovete metterci dentro nessuno scritto di qualunque specie perché è proibito! Da ora in poi riceverete i moduli regolarmente, cercate con essi di farmi pervenire colli intercalati dall’uno all’altro per avere con essi una consegna di pacchi regolare, non inviateli tutti in una volta. Ciò che vi raccomando se vi è possibile mandate roba da mangiare di molta sostanza, lasciate le robe superflue, soprattutto biscotti fatti in casa, marmellata, carne. Ora vi invio i miei più affettuosi, saluti vi abbraccio. Armando.

Guben 26 novembre 1944

Cari genitori ho ricevuto giorni fa due vostri scritti, potete immaginare che piacere ricevere dopo quasi quattro mesi che non sapevo nulla di voi però la mia salute ne auguro altrettanto a voi tutti. Non state a pensare a me che sto forse meglio di voi. Non domandatemi del passato perché lo vorrei dimenticare. Ora lavorando si mangia da vivere e si attende il giorno che non mi pare di poterlo raggiungere mai. Io penso e sogno sempre che voi non siate più con papà. Mi raccomando di andare d’accordo che specie in questi momenti se non cercate di andare d’accordo da voi nessuno vi aiuta. Io posso quasi dire che sto imparando il mestiere di meccanico e di tessitore di stoffe. Tanti saluti a voi, ad amici e amiche, alle sorelle vostro Pierino.

Canelli 3 aprile 1945

Caro Pierino vedo che hai tanti amici e spero che farete buona compagnia…… (Caro fratello ti chiedo quello che non avrei mai voluto chiederti: perché non sei rientrato in patria con il Battaglione S. Marco che si trova in parte nel nostro paese, forse avresti più presto vederci. Ma forse tu saprai meglio di me quello che sia meglio per te è vero?) Saluti infiniti e bacioni da tua sorella Rosetta.
(lettera scritta dalla sorella al fratello internato)

Daniela Peira

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