honk kong cina
Attualità

Coronavirus: «A Hong Kong c’è bisogno di maschere»

Ecco la testimonianza e l’appello di un astigiano che vive da anni nella grande metropoli cinese – Parla Cherry Lee Tai Ying referente della Caritas di Hong Kong

La testimonianza di un astigiano che vive a Hong Kong

Non tutti gli astigiani che vivono e lavorano in Cina, vista l’estensione del Paese, stanno rientrando in Italia e il diffondersi del Coronavirus anche in zone lontane da Wuhan crea apprensione per la loro sicurezza. Come a Hong Kong, città con oltre 7 milioni di abitanti, distante 900 km dalla città dov’è scoppiata l’epidemia, ma dove si sono registrati già almeno 12 casi della malattia così da causare, come nel resto del Paese, una disperata ricerca di maschere da indossare negli spostamenti in strada, sui mezzi pubblici e nei negozi.

Maschere che non si trovano, come conferma un astigiano (sua la richiesta di non diffondere nome e cognome) che da anni abita e lavora proprio a Hong Kong. «Per favore inviate mascherine chirurgiche a tre strati in Cina continentale e Hong Kong – è l’appello del nostro concittadino – Ho famigliari, amici e conoscenti che ne hanno urgente bisogno, ma i negozi hanno finito le scorte. Vivo in Cina da sei anni e ormai è la mia seconda casa. Fatemi sentire orgoglioso di essere italiano con la vostra generosità».

In effetti che la situazione sia drammatica lo conferma anche Cherry Lee Tai Ying della Caritas di Hong Kong. Siamo riusciti a metterci in contatto con lei e a farci raccontare perché c’è necessità di ricevere il maggior numero di maschere chirurgiche, a tre strati, per distribuirle ai poveri della città.

«Noi lavoriamo principalmente con bambini e giovani – ci spiega Cherry Lee – Alcuni dei nostri utenti provengono da famiglie economicamente svantaggiate. Le maschere a Hong Kong sono esaurite e i poveri non ne hanno. Le autorità consigliano alle persone di Hong Kong di indossare la maschera in luoghi pubblici; quindi i poveri che non hanno la maschera non possono nemmeno uscire per comprare del cibo. Cerchiamo di chiedere una donazione per le famiglie povere per dare loro queste maschere. Quando avremo ricevuto le maschere, il nostro staff le consegnerà immediatamente alle famiglie».

Anche la Caritas di Asti, tramite il nostro giornale, ha ricevuto l’appello di Cherry Lee e si è messa in contatto con il referente nazionale per capire se e come sia possibile raccogliere le maschere mediche tempestivamente per farle arrivare in Cina. Il Paese, d’altro canto, ha già chiesto aiuto all’Unione Europea proprio per tentare di rimpinguare le scarse scorte di ausili medici, specie maschere e guanti, tenuto conto non solo dell’emergenza medica a Wuhan, ma dei futuri sviluppi dell’epidemia che sembra si allarghi sia in termini di infezioni sia per numero di zone colpite.

A Hong Kong le lezioni a scuola sono state sospese fino al 2 marzo e si sono già viste lunghe code davanti alle farmacie per acquistare le maschere che, in ogni caso, scarseggeranno fino ai nuovi rifornimenti.

Asti vicina alla Cina

Mentre la situazione si evolve di giorno in giorno, il sindaco di Asti Maurizio Rasero ha voluto scrivere al Console Generale cinese a Milano, Xuefeng Song, per portare la vicinanza degli astigiani a tutto il popolo che rappresenta.

«In questo momento di difficoltà e dolore che la colpito la Cina, in particolare la città di Wuhan, – scrive Rasero – desidero esprimere la mia vicinanza e la solidarietà della Città che amministro. Sono certo che la popolazione cinese saprà affrontare questa delicata situazione con coraggio e determinazione e che presto tornerà la normalità». Solo poche settimane fa un nutrito gruppo di imprenditori cinesi e altri rappresentanti amministrativi era stato in città in occasione del Forum Asti – Cina volto a incrementare gli scambi economici e turistici tra le due realtà.

Condividi:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Edizione digitale
Precedente
Successivo

Per la tua pubblicità su
la nuova provincia

Agenzia Publiarco
chiama il n. 0141 593210
oppure invia una mail