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Coronavirus, chiesto lo stato di crisi per il settore degli spettacoli dal vivo

L'allarme lanciato da associazioni e sindacati. Massimo Barbero (Teatro degli Acerbi): "Il blocco di questi giorni ha messo in difficoltà addetti, organizzatori e compagnie"

Chiesto lo stato di crisi

L’emergenza Coronavirus ha bloccato in questi giorni l’intero settore dello spettacolo.
Per questo motivo lunedì Agis (Associazione generale italiana dello spettacolo) e Federvivo (Federazione dello spettacolo dal vivo) hanno chiesto l’apertura dello stato di crisi per il settore con una una lettera inviata al Ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini.
«Condividendo, animati da un grande senso di responsabilità, ogni decisione a tutela della salute dei cittadini – scrivono – non possiamo esimerci dal sottolineare le gravissime difficoltà che già in questa fase sta subendo l’intero comparto. Il blocco di ogni attività di spettacolo nelle regioni del Nord Italia sta generando un impatto economico estremamente negativo, tanto per il crollo dei ricavi da biglietti quanto per la drastica riduzione delle paghe degli addetti del settore».

I sindacati

Una posizione condivisa da numerose altre associazioni del settore che si stanno muovendo con lo stesso obiettivo. Tanto che anche Cgil, Cisl e Uil hanno voluto dichiarare il loro appoggio alla richiesta di “stato di crisi”.
«La crisi strutturale – hanno sottolineato i sindacati – fa sì che il Contratto collettivo nazionale di lavoro dei teatri e degli scritturati, sottoscritto con grande senso di responsabilità dalle imprese e dalle organizzazioni sindacali, fatichi a trovare una corretta applicazione. Le recenti disposizioni per contenere il contagio da Coronavirus (funzionali alla massima tutela dei cittadini nell’imprescindibile azione di gestione dell’emergenza) si aggiungono quindi a questa situazione già critica, rischiando di farla precipitare in una condizione che rende insostenibile l’attività di attori, artisti e maestranze. Il contratto collettivo, infatti, prevede una specifica norma di tutela per i lavoratori atipici rispetto alle ricadute causate da forza maggiore, ma le imprese medio-piccole ci hanno già comunicato che non riusciranno a sostenerne i costi. Non bisogna dimenticare, poi, che la maggior parte dei lavoratori svolge la propria attività per i periodi legati allo spettacolo. Quindi l’annullamento degli eventi ricade in modo pesante sulle maestranze».

Il commento di Massimo Barbero

A confermare la situazione Massimo Barbero, organizzatore e attore della compagnia astigiana Teatro degli Acerbi.
«I lavoratori dello spettacolo non hanno uno stipendio fisso – spiega – ma sono “a scrittura”, quindi sprovvisti di ferie e previdenza. Insomma, sono privi di qualsiasi “paracadute” nel caso in cui non possano lavorare per cause di forza maggiore come questa. Il blocco del settore di questi giorni ha messo in difficoltà addetti, organizzatori (per il mancato ricavo e le penali nel caso di annullamento degli spettacoli previste da alcuni contratti) e compagnie. Basti pensare alla nostra. Come Teatro degli Acerbi produciamo spettacoli, gestiamo il Balbo di Canelli e realizziamo diverse stagioni teatrali, collaboriamo con Enti pubblici e privati e ci occupiamo di formazione, organizzando attività nelle scuole e numerosi laboratori extrascolastici Questa settimana, tanto per fornire un dato, abbiamo dovuto sospendere, oltre agli spettacoli previsti, anche 9 corsi di teatro per un totale di 136 allievi».

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