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Coronavirus, la storia di Nicola, in isolamento perpetuo fra la Cina e Asti

Un astigiano che lavora e vive in Cina. Ultimo a partire prima della chiusura dei voli, ora si trova di nuovo in isolamento precauzionale

Lavora a Nanchino da 5 anni

Era partito da Nanchino a inizio febbraio dopo due settimane di “coprifuoco cinese” con l’ultimo volo aereo per l’Europa prima che si chiudessero i collegamenti, è tornato al suo paese d’origine astigiano, ha fatto l’autoisolamento per sicurezza poi è ripartito per la Cina dove vive e lavora stabilmente e, in quanto italiano, si ritrova in isolamento per due settimane.

Il viaggio a Shanghai in aereo con passeggeri “sigillati”

Super controlli all’aeroporto di Shanghai

E’ la storia della “quarantena perpetua” di Nicola, il responsabile tecnico di una multinazionale in Cina che in questi giorni si trova in un albergo di Shanghai in isolamento precauzionale.
«All’arrivo all’aeroporto di Shanghai, ogni viaggiatore è stato sottoposto agli esami medici e ad un questionario molto dettagliato. Avevano un elenco dei Paesi al mondo più colpiti e anche, al loro interno, delle province a rischio. Quando ho detto che arrivavo da Asti, il mio passaporto è stato immediatamente segnalato con il bollino rosso, quello che indica la massima allerta» racconta Nicola.

Controlli all’aeroporto di Shanghai

Se arrivi da Asti sei da “bollino rosso”

 

«Una volta atterrato ho aspettato 3 ore prima di sbarcare, prima del controllo passaporti c’era il solito corridoio lungo che già conoscevo ma stavolta ai lati era pieno di scrivanie ed ognuna aveva due operatori sanitari completamente in tuta, maschere, occhiali e guanti che fermavano tutti chiedendo da dove arrivavi. Mi hanno fatto sedere ad una scrivania ed è iniziata una vera e propria intervista: da dove vengo, dove sono stato, se sono solo, la mia condizione fisica». Poi il “passaggio” all’ospedale per gli esami e l’osservazione medica prima di approdare all’albergo a Pudong adattato all’accoglienza di chi è in isolamento dove è previsto un soggiorno di almeno 15 giorni.
Ovviamente è interdetta ogni forma di socializzazione di persona.

Il passaporto italiano con il bollino rosso

In quarantena in albergo

Come occupa le giornate solitarie? «Gestisco a distanza gli operai che lavorano in stabilimento cercando di aiutarli con i problemi che incontrano. E poi contatto i miei parenti, gli amici e tengo nota di tutto quanto mi sta capitando in questo periodo».
In Cina la normalità sta lentamente riprendendo? «Per ora hanno ricominciato a lavorare le persone che abitano più vicine e mano a mano stanno rientrando tutti».

L’ingresso dell’albergo trasformato in centro di isolamento precauzionale

“Inseguito” dall’emergenza

A conti fatti, Nicola è da 2 mesi che, fra emergenza in Cina, poi in Italia e poi di nuovo in Cina, non è libero di muoversi. Ma proprio lui, che ha attraversato questo “tsunami” sanitario nei due Paesi più colpiti al mondo, che riflessione fa rispetto a come è stata affrontata l’emergenza? «Quando il governo italiano ha intimato di stare in casa, andava fatto e non evitato come hanno fatto in molti. Il governo cinese, appena avuta consapevolezza del rischio ha chiuso tutto, senza distinzioni e senza consentire inottemperanze e la curva calante dei contagi gli ha dato ragione».

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