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Coronavirus, parla la figlia di una coppia in quarantena nell’hotel di Alassio

Reclusi nella loro camera d'albergo. Ieri un panino per cena, oggi pasta e un'arancia per pranzo

«Non sapevano nulla»

E’ da ieri che rimane in contatto telefonico con gli anziani genitori confinati nella loro piccola camera di albergo all’Hotel Bel Sit di Alassio, posto in quarantena dopo il caso positivo di un’ospite.

Si tratta di un’infermiera preoccupatissima per la piega che ha preso il soggiorno marino cui i genitori avevano aderito.

Confinati in camera

«Mia madre ha 85 anni e mio padre 88 – racconta – e questo  dato, già da solo, spiega la mia grande preoccupazione. Sono ad Alassio da martedì della scorsa settimana e tutto è andato bene fino a ieri pomeriggio quando mia madre, che stava andando ad acquistare dei medicinali in farmacia, è stata bloccata all’uscita dell’albergo. Non le hanno spiegato nulla e hanno detto a tutti di ritirarsi nelle loro camere. Da allora non hanno più messo fuori il naso. Anzi, lei è uscita sul terrazzino per prendere un po’ d’aria ed è stata severamente sgridata».

Dunque tutti in camera da ieri pomeriggio con qualche problema con l’approvvigionamento dei pasti.

Panino per cena

«I miei genitori mi hanno raccontato che ieri per cena hanno avuto un panino, questa mattina per colazione un succo di frutta e due biscotti e a pranzo un piatto di pasta e un’arancia – racconta ancora l’infermiera – Sono persone anziane, loro come la maggior parte degli ospiti dell’hotel in questo momento e hanno bisogno di seguire, fra le altre cose, un’alimentazione sana e corretta».

E’ stata la figlia infermiera ad avvertirli di cosa stava succedendo e del perchè fossero stati isolati nelle loro camere.

La febbre misurata alle 2 di notte

«Finora (ore 14 n.d.r.) non erano stati prelevati tamponi. Solo questa notte, alle 2, hanno bussato per prendere le temperature e le generalità complete di ogni ospite. Mia madre stava dormendo e si è spaventata a sentir bussare alla porta nel cuore della notte» prosegue la donna.

La prospettiva è di altri 15 giorni da reclusi. «Alla loro età hanno bisogno di muoversi, di camminare, non possono stare fermi per due settimane in pochi metri quadri – dice ancora preoccupata la figlia – e poi io pretendo di sapere come stanno gestendo questa quarantena e come intendono occuparsi delle condizioni di salute di queste persone. Voglio informazioni ma non ne ottengo».

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