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Attualità

Emergenza Coronavirus: Report indaga sul “Pasticcio piemontese”

Su Rai 3 l’inchiesta a livello regionale tra pochi tamponi, server intasati, mail smarrite, una medicina territoriale frantumata e la mancanza dei dispositivi di protezione

L’indagine di Report sugli errori del Piemonte nell’emergenza Covid-19

E’ un coro di “non comment” quello raccolto tramite gli uffici stampa delle istituzioni locali dopo la messa in onda, su Rai 3, della puntata di Report di lunedì sera che, nella seconda parte, ha trattato l’emergenza sanitaria in Piemonte per capire cosa non abbia funzionato.

L’inchiesta giornalistica di Emanuele Bellano è stata intitolata “Pasticcio piemontese” e già il titolo la dice lunga su quanto emerso nel tentativo di capire, con interviste e immagini esclusive, dove abbia ceduto, almeno in parte, uno dei sistemi sanitari più all’avanguardia d’Italia. Va da sé che Report punta a mettere alla luce le maggiori criticità del sistema, ma come sintetizzato dal conduttore della trasmissione, Sigfrido Ranucci, nell’elencare queste criticità ci si è soffermati sul fatto che “mancano i tamponi, i server sono intasati, si sono smarrite le mail, circolari che fanno a cazzotti tra loro, c’è una rete di medicina territoriale frantumata e, poi, come al solito, mancano i dispositivi di protezione”.

Questi, in sintesi, i punti chiave dell’inchiesta di Report che è stata condotta anche ad Asti con la pubblicazione di foto del pronto soccorso del Cardinal Massaia nelle quali si vedono buste di plastica “dividere” una zona per pazienti Covid da un’altra area nella quale dovrebbe stare il personale. Buste messe a protezione dell’apertura usata per passare documenti o parlare alle persone. Emanuele Bellano ha chiesto spiegazioni al commissario straordinario dell’Asl AT Giovanni Messori Ioli che ha replicato: “Qualche operatore, per impedire che per sbaglio colleghi gli mettessero materiale cartaceo sulle feritoie, ha pensato di chiuderle con delle buste di plastica. Per l’ufficio tecnico quell’ambiente lì era sicuro”.

Dall’ufficio prevenzione e protezione Andrea Cane ha replicato:”Guardi che per delle feritoie del genere non è quello il problema dove passa il SARSCoV2 , glielo posso garantire; non si deve preoccupare, ma manderò subito l’ufficio tecnico a controllare”.

Diversamente quando il giornalista di Report ha domandato quanti fossero i positivi tra gli operatori dell’ospedale di Asti, alla data dell’intervista, il commissario ha risposto: “Mi pare 4, 2, i numeri sono molto piccoli”. Ma subito dopo Bellano ha citato la fonte del sindacato Nursind, che rappresenta gli infermieri, e che parla di 80 operatori; una trentina, invece, secondo l’Asl. Come sia possibile che i numeri siano così differenti non è stato spiegato.

Le criticità all’interno del pronto soccorso son state denunciate dal sindacalista Nursind Gabriele Montana, ma si tratta di segnalazioni che il sindacato aveva già sollevato nelle scorse settimane con l’obiettivo di mettere il più possibile in sicurezza gli operatori sanitari.

Le mascherine Miroglio e la mancata certificazione

Report ha poi intervistato l’ex capo dell’Unità di Crisi regionale Mario Raviolo, anche ai vertici del 118 del Piemonte, ma soprattutto l’assessore alla sanità Luigi Icardi per capire che fine abbiano fatto le famose mascherine Miroglio, lavabili, destinate a medici e infermieri. “In realtà non sono arrivate le certificazioni né le mascherine” ha incalzato il giornalista. Parole alle quali ha risposto l’assessore: “Non sono arrivate, perché per essere certificate dalla protezione civile e dall’Istituto Superiore di Sanità avrebbero dovuto avere una linea sterile di produzione”. Quindi si tratta di mascherine utili ai cittadini, o ai medici per andare a fare la spesa, come sottolineato da Icardi, non per andare sui pazienti Covid dove servono mascherine FFP2 e FFP3. Protezioni che, a un certo momento dell’emergenza sanitaria, erano poche e non si trovavano neanche nell’Unità di Crisi.

Insomma, secondo la puntata di Report il “pasticcio piemontese” si sarebbe creato su più fronti e a causa di diverse criticità, tra cui lo scarso numero di tamponi effettuati e, come denunciato durante il programma, lo smarrimento di mail inviate dai medici per segnalare al presenza di possibili malati Covid ai quali effettuare tamponi.

Dopo la messa in onda del programma abbiamo contattato il sindaco di Asti Maurizio Rasero per un commento, ma non ha voluto dire nulla annunciando che forse lo farà nella diretta streaming di questa sera sulla propria pagina Facebook. Anche tramite gli uffici stampa di Asl AT e assessorato alla Sanità abbiamo chiesto una replica alla messa in onda della puntata, ma non è stato ritenuto necessario. L’unico commento istituzionale raccolto ad Asti è quello del presidente della Provincia Paolo Lanfranco: “Sulla presenza delle buste di plastica come divisori mi sembra più una leggerezza in un momento, comunque, di grande difficoltà. L’approccio giornalistico d’inchiesta del programma non mi è parso molto equilibrato e c’è il rischio di focalizzarsi sui singoli quando invece bisognerebbe guarda al sistema”.

L’intera puntata di Report può essere vista on line sul sito Raiplay.it

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