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Fase 2: il Comune di Asti punta ad una totale riorganizzazione dei dehor con spazi “condivisi” e a “consumo”

L'assessore al commercio pronto a lanciare l'idea di "tavolini e sedie" condivise da più locali, ma gestite dal Comune - Ascom frena e chiede altre soluzioni

Ad Asti di discute su come garantire a baristi e ristoratori più spazi esterni su cui lavorare

Le restrizioni sul distanziamento sociale stanno obbligando ristoratori e baristi a rivedere i loro piani economici per mantenere in piedi le attività che, con la perdita di circa il 50% dei coperti, dovranno, velocemente, trovare nuovi spazi dove poter lavorare. E’ in gioco la sopravvivenza di moltissime attività; ma come far quadrare le esigenze sanitarie con quelle economiche? Qualcosa emerge da un post su Facebook scritto dal vice sindaco e assessore al commercio Marcello Coppo che sta lavorando a un progetto innovativo e che punta alla condivisione da parte delle associazioni di categoria. “Primo giugno dehor piazzati e/o ampliati e per tutti – scrive Coppo – Il massimo sarebbe a burocrazia zero e magari a costo zero o a consumo (in modo che al limite si paga solo se si usa veramente, nel senso se si incassa la consumazione)”.

L’assessore al commercio Marcello Coppo

Dehor piazzati, ampliati e sicuri per i clienti

I dehor, in vista del 1° giugno, quando le attività partiranno con il servizio ai tavoli, dovranno essere piazzati, ampliati e sicuri in termini di igienizzazione e distanziamento sociale tra i tavoli. “Spero che in settimana escano dei protocolli che identifichino le regole di posizionamento tavoli in termini di distanze così che finalmente si possa parlare di aree precise in proporzione alle sedute piazzabili. – continua l’assessore al commercio di Asti – Una bozza di idee l’ho già tirata giù e questa settimana comincio la valutazione. Chiamerò, e in parte ho già cominciato a farlo, associazioni di categoria e ordini professionali per valutare le ipotesi. Per il 15 maggio si saprà come procedere con azioni concertate anche in sede di Consiglio comunale con la convocazione, che chiederò, della competente commissione consiliare”.

Ma c’è un problema non secondario che dovrà trovare una soluzione: gli spazi di sicurezza nelle vie del centro storico, sovente troppo strette per ospitare strutture permanenti allargate.

“Pensiamo al problema di quelle zone ad alta densità di esercizi che, per conformazione urbanistica o multipresenza di più esercizi, non hanno la possibilità di ampliarsi adeguatamente (es. via incisa, via Garetti, via Aliberti). – continua Coppo –  Pensiamo che per ampliarsi serve anche l’autorizzazione dei negozi limitrofi. Pensiamo che per legge (e quindi il Comune non può derogare senza una modifica del CdS), l’occupazione richiede una autorizzazione espressa dell’amministrazione che si può rilasciare anche su autocertificazione ma che, in tal caso, espone l’esercente e il professionista a rischi importanti in caso di eventuali incidenti. Magari non capita nulla come si spera, ma se capita, triste a chi tocca. Pensiamo alla necessità di garantire un afflusso e deflusso che garantisca il distanziamento sociale richiesto. A spanne il 50% delle attività che l’anno scorso hanno richiesto un dehor si trovano in questa situazione”.

Un nuovo format di utilizzo dei dehor?

Nulla è stato deciso, ma secondo alcune ipotesi e da quello che si apprende parlando con le associazioni di categoria, il Comune penserebbe di collocare, nelle piazze e nelle vie – adeguate in termini di spazi – tavoli, sedie e ombrelloni da far utilizzare in condivisione tra i locali, con una formula che preveda anche l’occupazione su ordinazione e un pagamento “a consumo”. Un po’ come succede per i parcheggi pagati a scalare con le applicazioni, ma questa idea solleverebbe gli operatori dal pagamento di altre tasse locali, costi diretti per consulenti e professionisti e di dover rimuovere gli arredi a fine giornata. Avrebbero solo l’obbligo di igienizzare sedie e tavoli tra un cliente e l’altro. Una strada che darebbe a tutti, anche a quelli che non possono permettersi un dehor esclusivo, di sfruttare gli spazi esterni per incrementare i posti a sedere e quindi gli incassi utili per sopravvivere.

La Confcommercio frena: “No al tassametro sul tavolino, sì all’ampliamento di dehor già esistenti e senza costi aggiuntivi”

Ma il confronto con le associazioni di categoria non sarà semplice a giudicare dalle richieste effettuate dall’Ascom Confcommercio di Asti che vanno in un’altra direzione. In una lettera firmata dal presidente Aldo Pia e indirizzata al sindaco Rasero, l’Ascom chiede al Comune la costituzione di uno specifico fondo per il settore bar e ristoranti da cui attingere per riduzione dei canoni di affitto , un “accordo per gli affitti commerciali calmierati” con garanzia fidejussoria per l’affittuario e riduzione dell’IMU per il proprietario; riduzione della imposta per la occupazione del suolo pubblico (plateatico) per i dehor e possibilità di ampliamento senza costi aggiuntivi; riduzione della TARI, sospensione dei “tributi locali” sino al 31 dicembre 2020, annullamento della tassa di soggiorno, annullamento della tassa affissioni e pubblicità e un contributo a fondo perduto per l’acquisto di materiale igienizzante, mascherine, guanti monouso e strutture protettive in plexiglass.

Bruno Claudio, direttore dell’Ascom Confcommercio

“I ristoranti perderanno circa il 50% dei posti a sedere quindi chiediamo che possano, insieme ai bar, recuperare all’esterno quei coperti dove sia possibile darli. – spiega il direttore dell’Ascom Claudio Bruno – Questo vuol dire concedere alle attività di estendere i dehor già esistenti con una semplice autocertificazione da inviare al Comune e permettere, sempre in sicurezza, di mettere tavolini e sedie davanti ai locali senza far pagare nulla in più. Occorrono risposte rapide per consentire ai ristoratori e ai baristi di organizzarsi, ma chiediamo che i posti all’esterno, dehor o tavolini che siano, rimangano di esclusivo utilizzo delle singole attività, non in condivisione, senza inventarsi “tassametri ai tavolini” che renderebbe la gestione molto più complicata e praticamente impossibile”.

Per Bruno ben vengano progetti più articolati di valorizzazione del centro (la stessa Ascom ne ha uno pronto creato in collaborazione con il Politecnico di Milano), “ma si tratta di un’altra partita rispetto a quella di oggi nella quale dobbiamo aiutare gli operatori a superare una situazione drammatica”. “Se poi il Comune vuole distribuire tavolini, sedie e ombrelloni a ristoranti e bar, a titolo gratuito, va bene, ma le nostre richieste non sono quelle di creare tavolini comuni da condividere a seconda dei clienti”.

Confesercenti: “Chi ha già un dehor che farebbe?”

Il presidente della Confesercenti Andrea Visconti si è preso 48 ore di tempo per confrontarsi con i suoi iscritti prima di dare una risposta all’assessore Coppo. “Ogni iniziativa che possa sostenere il settore bar e ristorazione va bene e siamo pronti a discuterne nell’interesse degli operatori, senza intralciare nessuno – commenta – ma abbiamo qualche perplessità sugli attuali dehor già piazzati: che fine faranno? Potranno essere comunque usati dal titolare? Con quali costi? Inoltre, le sanificazioni di questi spazi condivisi avranno un costo e chi le pagherà?”

Andrea Visconti, presidente di Confesercenti Asti

I ritardi nell’erogazione della Cassa integrazione

Come se non bastassero i problemi dei titolari di bar e ristoranti, ci sono quelli, non di poco conto, di molti potenziali clienti cui si chiede di sostenere i settori della ristorazione. Cittadini che, lamentano le associazioni di categoria, non hanno ancora visto un centesimo della cassa integrazione annunciata diverse settimane fa con accordi strategici tra banche, istituzioni e sindacati.

“Peccato che dopo gli annunci non si sia mossa una virgola – denuncia il presidente della Confesercenti di Asti Visconti – e  che per questa cassa integrazione siamo ancora a zero. Sono molto arrabbiato perché sembra che fosse tutto fatto e tutto semplice, invece così non è. Chiedo al nuovo presidente della Banca di Asti Giorgio Galvagno di intervenire per far sì che la cassa arrivi, al più presto, a chi ne abbia diritto”.

Preoccupazioni condivise dal direttore dell’Ascom Claudio Bruno: “I soldi della cassa in deroga non si sono ancora visti – commenta – e neanche i 25.000 euro di finanziamenti che lo Stato ha garantito agli imprenditori nel Decreto Liquidità, mentre le imposte non si sono fermate e quindi immaginiamo che gli aiuti economici non serviranno a gestire l’emergenza, ma a pagare le tasse”.

 

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